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Il Covile - N.o 445 (13.4.2008) Il grande intellettuale conta le pecore

Questo numero


Nel tempo sospeso di queste ore di elezioni prima di tutto vi informo su due mail. Poi, visto che in questi giorni si è riparlato dei testi di storia scolastici, ne approfitto per pubblicare una perla azionista che ha sempre, giustamente, indignato Vincenzo Bugliani.
La prima lettera è arrivata subito dopo l’invio della scorsa NL:
“[…] sono un amico di Roberto Silvi che a suo tempo mi aveva segnalato Il Covile, che da allora seguo con grande attenzione.
Mi rincresce informarla che il nostro amico Roberto purtroppo si è spento a Parigi il 1° Aprile scorso, dopo una lunga malattia.
Negli ultimi anni, malgrado l'avanzare del male che lo aveva fortemente debilitato nel corpo ma non nello spirito, Roberto ha continuato a scrivere; il suo ultimo libro sarà prossimamente pubblicato a Milano e la sua pièce Le ragioni dell'Altro sarà presto rappresentata a Roma.
Fino a qualche giorno prima della sua morte, con l'amorevole sostegno di Janie la sua compagna, Roberto ha tenuto a partecipare attivamente alle manifestazioni di solidarietà per i rifugiati politici italiani in Francia, con la stessa ostinazione e la grande tenacia con la quale ha da sempre preso parte a questa causa, sottolineandone spesso le contraddizioni, ma anche difendendone le motivazioni.
Credo che a lei ed ai lettori del Covile faccia piacere sapere che Roberto vi seguiva attentamente. Fino a quando ha potuto, ha partecipato con slancio agli argomenti trattati, commentandoli con i suoi interventi sempre lucidi e puntuali. Ci ha lasciato l'esempio di una grande onestà intellettuale, che si esprimeva con sincera coerenza e forza morale. Ci ha lasciato un grande sorriso ironico, uno sguardo caustico ed intelligente sui fatti della storia e della vita. […]
Andrea De Luca”
Andrea ci informa che le rappresentazioni del nuovo allestimento de Le ragioni dell'altro, avranno luogo a Roma al Teatro Colosseo dal 22 Aprile alle 17 e poi tutti i giorni alle 19 fino al 27 Aprile. Regia della co-autrice Cecilia Calvi. Il libro invece dovrebbe uscire a fine Aprile, è pubblicato dalla Colibrì di Milano e si intitolerà La memoria e l'oblio. Si tratta di un racconto breve che rintraccia alcuni episodi giovanili della vita dell'autore, la sua militanza, le prime azioni di protesta, l'arresto.
 
Sul fronte della battaglia per un nuovo urbanesimo Nikos segnala, per chi riesce a seguire un inglese elementare parlato, due video in rete.
Il primo è dell’architetta israeliana Nili Portugali (“Nili è una di noi, una collaboratrice di Christopher Alexander”), disponibile a: www.youtube.com/watch?v=lzBzkZWiqPE, il secondo è suo:
“Siccome sto tenendo la mia serie di conferenze sulla progettazione sostenibile, ho colto oggi l'opportunità. Non potevo tacere, e mi sono lasciato andare (alla fine della conferenza, gli ultimi 10 minuti) a commentare la situazione attuale in Italia: si veda la conferenza n° 11, DPZ new urbanist codes, […] basta spostarsi verso la fine.”
Torniamo ora alla “perla azionista”, si tratta ancora di uno storico torinese, (vedi n° 436); recita la scheda di Laterza: “Massimo L. Salvadori, uno dei maggiori intellettuali italiani, è professore emerito di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino ed editorialista di Repubblica. Insomma non un trinariciuto, ma pare proprio che gli azionisti, anche per quanto riguarda le pagine nere della Resistenza che giorno dopo giorno vengono fuori, fossero forse peggio degli stalinisti: viene alla mente l’episodio di Norberto Bobbio (vedi n° 146) che platealmente scaglia a terra la tesi su De Maistre del giovane Alfredo Cattabiani. Il testo, tratto da un manuale scolastico, non ha bisogno di molti commenti.
 

Storici torinesi 2: Massimo L. Salvadori si preoccupa degli ovini

“Mentre i kulaki rispondevano alla politica staliniana con il sabotaggio aperto, Stalin lanciò, tra il 1929 e il 1930, la linea generale della collettivizzazione delle terre, esortando i contadini poveri a costituire fattorie collettive che sarebbero state tecnicamente aiutate dallo Stato e reprimendo in modo generalizzato i Kulaki. Il terrore fu scatenato nelle campagne contro gli oppositori e a favore della collettivizzazione. Nel 1932 oltre la metà dei contadini erano ormai organizzati nelle fattorie collettive.
La ‘guerra civile’ nelle campagne ebbe un prezzo altissimo. Il patrimonio zootecnico scese paurosamente. Il numero degli equini passò, secondo le stesse cifre ufficiali, da 34 milioni del 1929 a 16,6 milioni nel 1933; i bovini da 68,1 a 38,6; gli ovini da 147,2 a 50,6; i suini da 20,9 a 12,2.” Massimo L. Salvadori, L’indagine storica, 3° vol., 1848-1995, p. 1239.

Dopo le pecore ecco i numeri sugli umani, poco interessanti per Salvadori; la stima la fornisce Bernard Bruneteau ne Il secolo dei genocidi: circa 600.000 morti su un totale di 1.800.000 contadini classificati come Kulaki.