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Il Covile - N.o 474 (27.10.2008) L’Hotel Palumbo a Ravello (di Christopher Alexander)

Questo numero


Detto fatto. Come annunciato nel numero scorso e prima di quanto pensato, grazie alla solerzia di Stefano Silvestri e alla mallevadoria di Nikos Salingaros, il Covile ha l’onore di presentare la prima traduzione italiana di un brano dell’opera magna di Christopher Alexander. Gustatevelo.
 

L’Hotel Palumbo a Ravello (di Christopher Alexander)


Traduzione di Stefano Silvestri da The Nature of Order, published by Center For Environmental Structure, Book one, pp 110-116 www.natureoforder.com.

Voglio descrivere un luogo particolare, che amo molto. In tale esempio, vedremo come la totalità, in una zona dello spazio, ha più o meno vita a seconda di come i centri si rafforzano vicendevolmente(*). Quando i centri si sostengono l’uno con l’altro la totalità ha più vita: quando al contrario i centri non si aiutano a vicenda, il tutto risulta meno vitale.
 
L’Hotel Palumbo
L’Hotel Palumbo

 
Qualche estate fa andai con la mia famiglia a Ravello, pochi chilometri a sud di Napoli, lungo la Costiera Amalfitana, con vista sul Golfo di Salerno. Eravamo alloggiati in un piccolo hotel, il Palumbo, in origine, nel XII secolo, costruito come palazzo. Uno dei luoghi da me preferiti, in tutto l’hotel, era il giardino a terrazzo da cui si sovrasta il golfo. La baia sottostante è di un tenue azzurro, con una foschia perenne, tanto che l’azzurro del mare e quello del cielo si confondono e ci si trova immersi in una pallida sfera azzurra. Il giardino dell’hotel è piccolo, pieno di fiori e con un delizioso terrazzo proprio sul margine della costa. Se lo chiedevamo, la colazione ci veniva portata in questo giardino, che risultava esclusivamente per noi. Ogni mattina si rimaneva seduti per ore a bere il caffè, guardando il golfo mentre i bambini giocavano tra i fiori del giardino e cercavano di catturare le lucertole.
 
Il giardino a terrazza dell’Hotel Palumbo

Il giardino a terrazza dell’Hotel Palumbo

 
Qui nel seguito riporto una parziale lista di centri che creano la totalità in questo terrazzo. Per primi i centri architettonici, di tipo geometrico:
 

 
A completare il quadro, dobbiamo aggiungere altri centri ugualmente essenziali, ma non architettonici:
 

 
Questi sono solo alcuni fra le centinaia di centri che formano tutti insieme la totalità della terrazza.
 

COME NELLA TOTALITÀ VIENE CREATA, A PARTIRE DAI CENTRI, UNA STRUTTURA VIVENTE


È quasi impossibile negare l’esistenza della vita sulla terrazza dell’Hotel Palumbo. La vita del luogo è tangibile ed immediata. Ma tale meravigliosa vita non deriva semplicemente da una vaga bellezza del luogo. Deriva in maniera ben definita dai centri nella totalità e dallo loro relazione reciproca. In particolare, deriva dal fatto che i centri si rafforzano l’uno con l’altro.
È questo reciproco rafforzarsi tra i centri che produce vita ed è l’elemento cruciale di tutta la situazione. Ecco un esempio di questo “aiuto” tra i centri: la terrazza è costituita da spazi quadrati definiti dalla struttura – lo spazio delimitato da quattro colonne – ogni spazio all’incirca di 4 metri per 4. Ognuno di questi spazi è un centro. Agli angoli vi sono le colonne. Anche le colonne sono dei centri. Ed in ogni colonna, in ciascuno spigolo, c’è una liscia modanatura. La modanatura è a sua volta un centro.
 

Dimensioni di una colonna con le modanature

 
Ciascuno degli spazi quadrati, definiti dalle quattro colonne, è rafforzato nella vitalità da queste piccole modanature sulle colonne. Intendo dire che ogni spazio diventa più di un centro, e più vivo, a causa di tali modanature. Supponete, ad esempio, che le colonne fossero state realizzate a sezione quadrata, e non ottagonale come invece risulta grazie alle piccole modanature negli angoli. In tal caso, come si può vedere nelle illustrazioni seguenti, ogni colonna si sarebbe leggermente incuneata nello spazio quadrato, disturbando così la totalità del riquadro stesso. Al contrario, le quattro modanature aiutano, geometricamente, ad aumentare l’unità e la totalità dello spazio interno. Tali modanature, larghe solo cinque o sei centimetri, rafforzano e intensificano lo spazio creato dalle colonne, largo quattro metri. Nello stesso tempo, la modanatura aiuta e rende più intensa la stessa colonna.



La modanatura aiuta la colonna

 
Così troviamo questo numero di relazioni tra lo spazio, la colonna e la modanatura:
4 tra modanature – colonna
4 tra colonne – spazio tra le colonne
16 tra modanature – spazio tra le colonne
 


Supporto tra centri: quando lo spazio è racchiuso da colonne a sezione ottagonale, lo stesso spazio diviene di forma leggermente ottagonale. Le colonne aiutano così lo spazio interno, che risulta più coerente.


Assenza di supporto: se lo spazio viene racchiuso da colonne a sezione quadrata, le colonne si incuneano in tale spazio; lo spazio è così meno coerente.


Ciascun riquadro presenta così in tutto un sistema di ventuno centri, ognuno a trarre vita dalla presenza e cooperazione degli altri centri.
Bisogna enfatizzare il fatto che tali relazioni reciproche tra i centri non sono scontate o automatiche. Le colonne potrebbero facilmente essere realizzate in altro modo, tale da non produrre un effetto positivo sullo spazio. Lo spigolo delle colonne poteva essere realizzato in altra forma, tale da non rendere più intensa la colonna. La creazione di un piccolo centro (in questo caso la modanatura) che rende con successo più intensi la colonna e lo spazio interno (delimitato dalle quattro colonne) si rivela così un valido accorgimento.
 


Il piccolo giardino al termine della terrazza, che rafforza la vita incoraggiando e invogliando i bambini a correre avanti e indietro.


Il piccolo giardino forma un centro (A) alla conclusione della terrazza, centro che rafforza il più grande centro B (la terrazza stessa), grazie al percorso che bambini e anziani sono invogliati a fare. L’esistenza di un centro anima l’altro.

 
Vediamo un altro caso. La fotografia in basso a sinistra mostra i bambini mentre stanno giocando lungo un piccolo giardino protetto da un muretto, posto al termine della terrazza. Il giardino continua lo spazio della terrazza, ma anche “conclude” tale spazio. La bellezza di tale conclusione non è solo geometrica. Come si può vedere, i bambini corrono lungo la terrazza, girano nella parte finale e poi volano indietro. Una persona anziana che gironzola nel giardino finirebbe per comportarsi nello stesso modo (seppure più lentamente). Il giardino in fondo alla terrazza, favorendo il ritorno, aiuta la terrazza come un tutto, e la rende maggiormente un centro vivente. Anche in tal caso, il risultato non è così scontato.
 

La lampada posizionata per aiutare la sommità della colonna




Il vaso di fiori aiuta il muretto; il muretto aiuta la colonna ed il riquadro.

 
Se il giardino al termine della terrazza fosse stato più piccolo, o più largo, o con una demarcazione differente, l’effetto descritto non si sarebbe ottenuto.
Un altro esempio. C’è una plafoniera per l’illuminazione, montata sulla colonna, una luce molto ordinaria che è stata scelta e posta in modo tale da aiutare il capitello. Il capitello diventa un po’ più intenso a causa proprio della posizione della lampada. Ancora, ciò non è così scontato. Se la luce fosse posta più in basso, o montata in modo asimmetrico, o avesse una forma più invasiva, non si sarebbe verificato tutto ciò.
 

Il semplice punto luce sulla colonna forma un centro (A),
che aiuta e dona vita al centro formato dalla colonna stessa (B).

 
In ogni caso, la relazione di aiuto tra due centri, che possiamo chiamare A e B, può essere vista nel fatto che un centro aumenta la vita dell’altro (la vita di A aumenta la vita di B). Ad esempio, quando guardo il vaso di fiori posto sul muretto, la vita del muretto viene aumentata dall’esistenza del vaso di fiori. Se elimino mentalmente il vaso di fiori (anche con la mano, coprendo parte della foto) vedo la vita del muretto decadere, diminuire.
 


La vista tra le colonne aiuta la terrazza considerata come un tutto.

 
Sebbene, in un certo senso, la relazione di supporto tra i centri sia ovvia, si può rimanere perplessi su come determinare, praticamente, se un centro ne aiuta un altro. Come è possibile determinare quando due centri vicini si aiutano a vicenda? Come conoscere se ciò avviene realmente? Questa domanda del tutto ragionevole presenta una soluzione pratica. Si supponga di avere due centri A e B, e di voler conoscere se B rafforza o meno A. Semplicemente osserviamo A con B, e poi in assenza di B, più volte, utilizzando il criterio dell’aumento di vita per decidere quale dei due casi, A con B o senza, ha più vita. Se, fra le due configurazioni, A con B presenta più vita, allora B sta rafforzando A.
In questa terrazza all’Hotel Palumbo vi sono dozzine – in realtà centinaia – di queste relazioni fra centri. Ecco alcuni, ulteriori esempi:

 
Alcune fra le relazioni di supporto tra centri risultano di scala molto ampia. Come esempio, uno fra i centri più importanti della terrazza è la vista tra le colonne. Di sicuro all’Hotel Palumbo si gode di una vista meravigliosa: una vasta entità che si estende dal terrazzo verso il blu del mare.
 


Guardando fuori verso il Golfo di Salerno

 
Possiamo immaginare lo spazio come una nuvola che si allunga dalla terrazza fino al mare ed oltre. Nell’esperienza di chiunque, questo centro riveste l’importanza maggiore, e la sua esistenza aumenta la vita dei piccoli centri sulla terrazza.
Cosa ci rende così certi nel definire come centro il fondersi del cielo con il blu del mare? È qualcosa che ci blocca per lo stupore, ci fa restare a bocca aperta, come ebbri, e questo qualcosa è il lontano blu del cielo che aiuta la verde vite del terrazzo a venire alla vita. E lo stesso spazio del terrazzo, visto come un unico centro, guadagna maggiore vita da questo centro più grande, esteso tra la baia ed il mondo oltre il Golfo di Salerno.
 


Il blu del mare

 
Il sistema dei centri, il modo in cui questi centri si rafforzano a vicenda, e la continuità dell’elemento con il mondo intero – tutto ciò costituisce la struttura che determina la vita dell’elemento(**).
 
Christopher Alexander

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(*) [Nota del traduttore] Credo sia importante, per comprendere meglio il brano, esplicitare in sintesi i termini che qui compaiono:
 
Centro: per Alexander identifica una zona organizzata dello spazio, con una propria coerenza interna, ovvero un sistema distinto (che può essere fisico, ma anche di tipo sociale o culturale).
 
La totalità (o il tutto): il termine che usa Alexander è “the wholeness”, e tutta la realtà fisica è caratterizzata dall’esistenza di questa particolare struttura, che in qualsiasi regione dello spazio viene configurata dall’interazione di più centri (sub regioni), ciascun centro con la propria intensità. La totalità è definibile in termini matematici: W (wholeness) è una struttura dello spazio fisico presente ovunque. Ad ogni totalità W è associabile un certo grado di coerenza: tale coerenza è quell’attributo che possiamo definire come VITA, presente in misura maggiore o minore in ogni regione dello spazio/materia.
Qualche esempio: consideriamo un bosco, è uno spazio in cui la totalità viene generata da tanti “centri” (alberi, cespugli,…). Se prendiamo poi un albero, la totalità nello spazio “albero” è prodotta dai centri che chiamiamo foglie, rami… E possiamo proseguire analizzando spazi sempre più microscopici, ciascuno con la propria totalità W, formata da vari centri e con il proprio grado di vita, così come possiamo andare verso l’infinitamente grande se consideriamo il nostro bosco come “centro” in relazione ad altri “centri” (campagne, città,…) e così proseguendo, fino a comprendere l’intero universo.
 
(**) [Nota di C.A.] L’uso dei centri come elementi fondamentali nel definire la vita o la totalità è già apparsa in un contesto legato alla storia dell’arte, in Rudolf Arnheim, THE POWER OF THE CENTER: A STUDY OF COMPOSITION IN THE VISUAL ART (Berkeley: University of California Press, 1982). Rientra anche alla base della teoria di Boscovich sulla materia, elaborata all’incirca due secoli fa. Boscovich elabora una concezione di punti astratti, di centri, come uniche entità fondamentali. Roger Joseph Boscovich A THEORY OF NATURAL PHILOSOPHY (Londra 1763; ristampa Cambridge, Mass.: MIT Press, 1966).