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Il Covile - N.o 484 (13.12.2008) Praz faber — Tecnologia delle lampade da camera

Questo numero


E tre. La nostra indagine su Mario Praz faber prosegue. Abbiamo chiesto a qualche amico architetto di commentare gli interventi praziani sulla casa di via Zanardelli come fossero opera di un collega, aspetteremo. Intanto, come invito alla lettura, presentiamo il brano contenuto nel depliant prodotto dal Museo Praz l’anno scorso per festeggiare il ritorno della Lettrice notturna al museo (le note sono mie).
Mi preme però sottolineare, ancora una volta, l’attenzione dello studioso alla cultura materiale: qui si occupa di minuti dettagli di tecnologia delle lampade. Per chi vuole approfondire segnalo un testo: L’illuminazione attraverso i tempi: dalle origini all’utilizzo ottocentesco del gas, messo in rete dalla benemerita Fondazione Neri – Museo italiano della ghisa, Longiano (Forlì/Cesena), un museo che certamente l’anglista avrebbe apprezzato.
 

Lettrice notturna (di Mario Praz)


Lettrice notturna

Lettrice notturna 1830 circa, olio su zinco cm 26,5 x 32,5

Finalmente ho trovato una cornice per la Donna che s’addormenta mentre legge. Non si tratta di un quadro d’autore, d’un inedito Vermeer o Terborch, come potrebbe far supporre il titolo; no, questo modestissimo quadretto romantico dipinto su una lamina di zinco non figurerà mai sotto la luce di un riflettore o alla parete di un museo. Lo appendo nella camera della mia bambina, tra due altri quadretti d’importanza di poco inferiore. Un cane ricamato a punto in croce, e un pappagallo fatto di perline infilate da una tale Marietta Mazzoni la cui grande firma angolosa toglie di mezzo qualunque quesito di attribuzione. Ora, nella cornice che, a suo modo è un gioiello di “secondo rococò” tutto curve, cincischi, pennacchi, la damigella d’un secolo fa può dormir davvero sogni dorati tra le tende rosso cupe della sua alcova che rendon sontuosa l’ombra, mentre la luce della lampada a petrolio rimasta accesa sul comodino batte in pieno sulla bella che in una posa bizzarra, rococò anche questa, dorme affondata nell’ampio guanciale orlato di gale, e sulla coltre gialla del letto.
 


Una mano riposa sul grembo, proprio sotto a dove la camicia scopre parte del seno destro, l’altro braccio si curva elegante al di sopra del capo, e le dita d’avorio sono leziosamente aperte sul candido lino, due nastri rosa escono dalle chiome brune, un doppio vezzo di perle circonda il collo. Non sarebbe difficile, sottolineando questi bianchi e questi rosa, dei lini, delle perle, delle carni, a contrasto con quella chioma scura, mettere in valore il “pezzo”. Ma ciò non fu tentato dalla rigattiera che mi vendette il quadro; e bisogna anche dire che nel negozio esso era ancora velato da un’opaca crosta di vernice ingiallita la cui rimozione dette brividi di scoperta a un amico dilettante restauratore. Non è tuttavia per il volto delle bella addormentata — un volto d’odalisca romantica, con le sopracciglia distanti e purissime, e un occhio languido languido che sotto le palpebre abbassate appena s’intravede, — e neanche per la natura morta esibita sul comodino — due libri, uno diritto, uno coricato, su quest’ultimo un mazzetto di rose; due armille, un calice per metà pieno d’un liquido rosa, con un cucchiaino che il pittore ha dimenticato di dipingere al di sotto dell’orlo del bicchiere: — non è per tutto questo che il quadro m’è andato a genio, ma per il libro scivolato di mano alla bella, e aperto lì, tra coltre e guanciale, a una pagina la cui vignetta reca una coppia d’ innamorati, lui scuro in ginocchio dinnanzi a lei candida.
 


Donna che s’addormenta mentre legge. La mia Lucia non sa leggere ancora, ma son certo che, quando avrà gli anni di questa giovinetta d’un secolo fa, anche lei dimenticherà sovente le ore del sonno per qualche libro da cui non saprà staccarsi; anche lei, talvolta, si vanterà con l’amica che le ha prestato il volume: “Ci ho passato tutta la notte”, anche lei farà le sue orge di letture giacenti che, oso supporre, sono una specialità delle donne. Perché, ci scommetterei, se un orologio figurasse sul comodino della bella addormentata di cui sopra, esso segnerebbe le ore piccole; solo un’eroica saturazione avrebbe potuto far scivolare il libro di mano alla dormiente proprio sul punto in cui gli amanti si confidano la loro mutua passione. A me, lettore lento e parco (in media leggo una pagine mentre altri ne legge tre), tali gesta femminili appaiono circonfuse da un alone di leggenda; e sarei pronto a far la tara a confessioni del tipo: “Ci ho passato tutta la notte”, se non sapessi di certa scienza che la cosa accade. Anch’io, sì, tengo un libro sul comodino, ma giuro di non averne mai letto più di quattro pagine per sera senza essere stato vinto dal sonno, onde il senso del libro s’assottiglia come un filo logoro per almeno due delle quattro pagine e il ricordo della lettura ne resta poi alternativamente preciso e sbiadito, come la copia d’una pagina scritta a macchina a una sola interlinea con una carta carbone molto usata.
 


Niente di simile sarà accaduto alla bella d’un secolo fa: avrà letto d’un fiato fino a quel punto, poi la sua mente, alla scena d’amore, avrà divagato in personali reminiscenze, e in fondo a quella prospettiva invece di Cupido avrà trovato Morfeo. E tralascio il piccolo problema del lume a petrolio che, dimenticato dalla dormiente, potrà di lì a poco filare (1) e coprire di tetra fuliggine tutto quel candore di lini, di perle, di carni. Questo ed altri quadretti e stampe simili, frequenti al principio dell’Ottocento (il libro aperto figura di rito sul comodino delle belle addormentate dell’epoca neoclassica, quando addirittura, come nella caricatura della “politicomane”, non c’è un assortimento di gazzette), mi suggeriscono che il tema della lettrice notturna doveva essere allora abbastanza nuovo per attirare l’attenzione della Moda, e mi domando se la novità fu introdotta (come credo avrebbe sostenuto subito l’autrice di Una camera propria di Virginia Woolf) dall’emancipazione delle donna che fece rapidi progressi sullo scorcio del Settecento, o semplicemente dal progresso dei mezzi d’illuminazione: che, fin quando a fianco del letto non assisterono che deboli e vacillanti candele, nessuna donna sollecita dei suoi begli occhi avrebbe voluto gareggiare con gli ascetici studiosi, capaci — così almeno riferiscono alcune storie — di leggere perfino al fioco lume delle stelle. Né lucerne ad olio sarebbero bastate, ma solo la lampada Carcel (2 o, appunto, il lume a petrolio. Ed ecco, una sera concordemente, le belle si portarono il libro a letto accanto alla lampada dalla luce potente (per allora) e soave, e da mille finestre sarà trapelato per tutta la notte un blando chiarore; e i notturni annunziatori delle ore (ché a quell’epoca la Spagna non sarà stata il solo paese ad aver le città perlustrate dai serenos (3)). Si saranno domandati con meraviglia il perché di questo nuovo firmamento, e forse avran pensato che un santo esercizio di veglie notturne fosse stato ordinato per la diocesi. Ma aggattate tra i soffici piumini, le belle leggevano “romanzi neri”, che erano “gialli” d’allora.
 


Prima del secolo decimottavo, invero, se un libro si vedeva in mano a una donna, nove volte su dieci era un libro pio. Mi sento di poter fare quest’audace associazione a dispetto di quei fronzoli (più che libri da leggere) che erano i “petrarchini” delle nostre cortigiane. Penso piuttosto a Ofelia, a cui il padre raccomanda, mentre s’aspetta da un momento all’altro la comparsa del principe Amleto: “Voi camminate qui; leggete questo libro, che il far mostra di tale esercizio possa dar calore alla vostra solitudine”. Un libro di preghiere, di certo, perché Amleto esclamerà: “La vaga Ofelia! Ninfa, nelle tue orazioni siano ricordati tutti i peccati miei!”. E il libro che la Belinda del Pope tiene sulla sua toletta, tra piumini, cipria, carte di nei e biglietti galanti, è la Bibbia. Poche dame altolocate cominciavano a formarsi una biblioteca nei primi anni del Settecento, e letterati come l’Addison degnavano d’impartir loro consigli; ciò che mostra come il fenomeno della donna che legge fosse allora all’inizio. Del resto la Leonora di cui parla il numero trentasette dello Spettatore era vedova, e una bellezza sfiorita: “Siccome quella mente che non è stimolata da qualche piacere o da qualche ricerca favorita naturalmente cade in uno stato di letargia e si addormenta, Leonora ha volto tutte le passioni del suo sesso in amore dei libri e della vita ritirata”. C’era alcunché d’ascetico in una donna che leggeva, e Addison segnalava Leonora all’ammirazione delle sue compagne: “Tra quelle innocenti distrazioni che si è venuta formando, quanto più rara appare costei di quelle del suo sesso che si dedicano a divertimenti meno ragionevoli sebbene di moda?”. Se rara era la donna amante dei libri, la donna che legge in letto, poi, non era più pensabile di quel che non dovesse esserlo nel Rinascimento.
 
Venere dormiente

Giorgione (1478-1510), Venere dormiente, 1507

E sia pure che un libro sarebbe stato fuori luogo accanto alla bella del Giorgione che s’è addormentata ignuda in un’amena campagna; ma la cosidetta Venere del Tiziano giace su un letto in una stanza civile, eppure che pensa il pittore di metterle in mano?

La Venere di Urbino

Tiziano Vecellio (1490-1576), La Venere di Urbino, 1538

Un petrarchino? nient’affatto: un mazzolin di fiori. Giurerei che un romantico avrebbe pensato per prima cosa a un libro.
A una sola bella donna sdraiata i pittori fino al Settecento, mettevano innanzi un libro: alla Maddalena, e il libro, superfluo aggiungere, era un libro devoto (per quanto, dall’aspetto d’una Maddalena come quella di Pompeo Batoni, ci si aspetterebbe altro).
 
Maddalena penitente

Pompeo Batoni (1708 -1787) Maddalena penitente
(il dipinto era conservato nello Staatliche Museum di Dresda e fu distrutto nei bombardamenti del 1945 )

A chiunque scrive di storie della moda e del gusto par di toccare il cielo con un dito quando scopre il punto preciso in cui avviene una svolta. Nel caso presente, codesta svolta ci pare di seguirla guardando due ritratti di Madame Récamier. Nell’anno 1800 David dipingeva il famoso quadro delle leggiadra Giulietta adagiata su un sofà, con i piedi nudi, come una dea, accanto a un alto candelabro di bronzo d’impeccabile forma antica.
 
Madame Récamier

Jacques-Louis David (1748-1825), Madame Récamier, 1800

Il candelabro non reca luce alcuna; la mano della bella signora, inerte lungo il fianco, è vuota. Ventisei anni dopo, François-Louis Dejuinne ripeteva la posa pel ritratto della dama nella sua “cella” all’Abbaye aux-bois.
 
La Chambre de Madame Récamier

Francois Louis Dejuinne (1784-1844), La Chambre de Madame Récamier à l’Abbaye-aux-Bois, 1826

L’ambiente non è più rigorosamente classico: la biblioteca, l’arpa, il piano, un tavolo con un vaso di fiori spirano intimità borghese. Qui un candelabro sarebbe fuori posto, mentre possiamo benissimo immaginare sul tavolo una lampada Carcel o magari, se non fosse ancora troppo presto, un lume a petrolio. Il sofà su cui è adagiata la dama è press’a poco il medesimo del quadro del David; ma la mano della bella lungo il fianco non è più vuota: regge, naturalmente, un libro. E non per darsi un contegno, non in cambio d’un mazzolin di fiori. Gli scaffali colmi di volumi dietro la dama la dichiarano divoratrice di libri. Ma — notate il punto, e absit iniuria verbo — la posizione della dama è orizzontale. Dal principio dell’Ottocento in poi la donna della buona società si corica con un libro; siam certi che leggendo farà le ore piccole. Il letto, il sofà, l’amaca, in mancanza dell’altro il fresco giaciglio dell’erba, sono i consueti concomitanti della lettura. Poi, a un certo momento, il libro scivolerà di mano, e la vicenda continuerà nel sogno.
 
Mario Praz, 1943
 

Note


(1) filàre - [...] dicesi anche di lume, candela, fiaccola o simili, il cui lucignolo mandi una sottilissima e piuttosto lunga colonna.” Ottorino Pianigiani, Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana.
(2) Lampada ad olio azionata da un meccanismo ad orologeria messa a punto nel 1800 da Bertrand Guillaume Carcel (1750-1812).
(3) I serenos avevano il compito di accendere i lampioni e sorvegliare le strade di notte, ma erano anche incaricati di aprire i portoni delle case nelle ore notturne.
 

Postilla


È noto come la posa della Dama sul sofà dipinta da David non sia stata ripresa soltanto da Dejuinne. Anche Ingres ne fu affascinato, a sua volta imitato egregiamente dal nostro Luigi Mussini, del quale abbiamo presentato qualcosa nel N° 426, confermando così la natura labirintica di questa newsletter.
 
La Grande Odalisque

Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), La Grande Odalisque,1814

 

Cronologia


1943 Mario Praz acquista dall’antiquario romano Eugenio Di Castro per 400 lire un piccolo dipinto raffigurante una donna che si addormenta mentre legge.
1943 22 maggio, esce sul Corriere della Sera un articolo di Mario Praz dal titolo “Lettrice notturna”.
1952 Mario Praz pubblica una raccolta di saggi dal titolo “Lettrice notturna”.
1982 23 marzo, ad 86 anni muore Mario Praz.
1982 17 aprile, furto di 200 oggetti della Collezione Praz, tra cui la Lettrice notturna.
1983 25 marzo, la Collezione Praz viene notificata ai sensi dell’art. 5 della legge 1089/39 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
1986 ottobre, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali acquista la Collezione Praz per 2 miliardi e 100.000 milioni di lire, destinandola alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna per l’erigendo Museo Mario Praz.
1988 Il Nucleo di Tutela dei Carabinieri recupera ad Ostia la Lettrice notturna.
1989 L’Avvocatura dello Stato, in merito al contenzioso sorto tra gli eredi Praz e la Galleria Nazionale sulla proprietà delle opere recuperate, si esprime in favore degli eredi Praz.
1995 1 giugno, apre al pubblico la Casa Museo Mario Praz, museo satellite della Galleria Nazionale d’arte moderna, nell’appartamento al terzo piano di Palazzo Primoli che era stata l’ultima abitazione del collezionista, dal 1968 fino alla sua morte.
2001 Gli eredi Praz offrono in vendita allo Stato Italiano 6 opere già in Collezione Praz, tra cui la Lettrice notturna, ma l’acquisto non si conclude.
2006 La Lettrice notturna viene esposta in Galleria Nazionale nell’ambito della mostra Il libro come tema. Al termine della mostra gli eredi Praz offrono nuovamente in vendita il dipinto allo Stato Italiano.
2007 La Lettrice notturna viene acquistata per 20.000 € dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e destinata alla Casa Museo Mario Praz. (Via Zanardelli, 1, 00186 Roma, Tel. +39.06.6861089, museopraz@museopraz.191.it)