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Il Covile - N.o 488 (7.1.2009) “La venuta di Bill” di P.G. Wodehouse — Recensione di Armando Ermini

Questo numero


Nella sua politica riguardo le recensioni, il Covile si guarda bene dal seguire l’ultima moda, anzi spesso procede come le sagge dame di Boston menzionate dalla Wharton, le quali per qualche anno lasciavano stagionare nei bauli i vestiti ordinati a Parigi. Ma questa volta abbiamo ecceduto: il titolo che Armando Ermini ci propone non solo non è sul banco delle novità, ma in libreria non c’è proprio, non essendo più stato stampato in Italia dopo l’edizione Bietti del 1966. Con un po’ di pazienza lo potete trovare in qualche bancarella o su ebay...
 
° Per le immagini delle copertine si ringrazia A PGW Coverage.

 

Infrequentabile Wodehouse


Su Pelham Grenville Wodehouse (1881 – 1975), il cui valore è ancora sostanzialmente misconosciuto dalla critica (ma non dai milioni di affezionati lettori, costanti da ormai quattro generazioni) il Covile ha intenzione di tornare a più riprese. Nel numero precedente, sulla scorta di Juan Asensio che tiene aggiornata in quel di Francia la lista degli “infrequentabili”, abbiamo segnalato il binomio Praz - Gomez Dàvila; ecco, vorremmo parlare di trinomio: si può ritenere, come nel tempo cercheremo di dimostrare, che al pari di quella dei due illustri anche l’opera wodehousiana sia stata pensata, per intero, come un formidabile strumento di difesa di un mondo (in questo caso quello edoardiano, ma non era un mondo era il mondo umano) del quale non si accettava la perdita, e che difatti, grazie anche a questi resistenti, forse non è ancora del tutto perduto.
 


1914

La venuta di Bill di P.G. Wodehouse — Recensione di Armando Ermini


Scritto negli ultimi trent’anni sarebbe una spassosa descrizione satirica della realtà quotidiana. Scritto nel 1914 (*) La venuta di Bill, è invece un libro lucidamente profetico. Come oggi il mondo ruota intorno al verbo femminista che sancisce il bene e il male, là tutto ruota intorno a Zia Lora, femminista ante litteram che anticipa tendenze che oggi vediamo esplicitate alla massima potenza.


L’eugenismo, non quello rozzo ed autoritario di matrice nazista, bensì quello “colto, democratico e progressista”, anzi addirittura socialista come apertamente dichiaravano importanti esponenti di quel filone politico/culturale, si è imposto al centro della discussione. Non viene nominato come tale solo perché dopo Hitler ha assunto una connotazione negativa, ma la sostanza non cambia. 1919 L’obbiettivo, perseguito tramite l’autorità politica dello Stato o la “moral suason” rivolta ai potenziali genitori, non cambia.
 


1919

Fare tutto ciò che è possibile per “migliorare la specie umana” a costo di scartare i soggetti ritenuti inferiori. Non è un caso che una delle più importanti eugeniste, Margaret Sanger, sia stata una esponente di punta del femminismo USA, quando ancora il movimento non si era strutturato e non costitutiva l’attuale potentissima lobby che ha costruito alleanze salde con l’ONU, le sue Agenzie e le ONG sponsorizzate, come documenta con dati inoppugnabili Alessandra Nucci in La donna a una dimensione. Eugenetica, limitazione delle nascite, “diritti riproduttivi femminili” (ossia diritto all’aborto), costruzione artificiale, dunque di “qualità” programmabile, dell’essere umano (chiamata eufemisticamente riproduzione medicalmente assistita) sono argomenti che lentamente (ma poi neanche tanto), si stanno imponendo come “normali” argomenti di discussione sotto la spinta della stampa e dei media progressisti e nella quasi indifferenza o sottovalutazione della loro portata da parte degli altri. Connesso con fili sottili all’eugenismo c’è anche il tema apparentemente più leggero dell’ossessione igienista, di cui la protagonista è fiera campionessa. Nel romanzo la faccenda assume i toni grotteschi propri di quel lavoro, ma pensiamo un attimo a quello che vediamo in TV. Impazzano gli spot che reclamizzano prodotti per l’igiene personale e domestica in grado di eliminare ogni batterio e sterilizzare l’ambiente in cui viviamo, specialmente rivolti alla “protezione” dei bambini. E non per caso è alle mamme che quegli spot si rivolgono, considerando la donna il veicolo migliore per ingrossare i profitti delle case produttrici. Si fa leva sul sentimento di protezione materna verso i figli, noncuranti che la protezione può facilmente trasformarsi in castrazione.


Ma il mercato urge allargamenti e ormai l’obbiettivo sono gli stessi adulti. Così, un nume mondiale dell’eugenismo progressista e della dolce morte, il prof. Umberto Veronesi, cura una monumentale opera editoriale sulla “prevenzione” medica di ben 16 volumi 16 distribuita, manco a dirlo, dalla grande stampa laica e liberal (Il Corriere della Sera). Se a un malcapitato venisse in mente di 3 applicarne con scrupolo i dettami morirebbe un po’ ogni giorno nel tentativo di allungarsi la vita. Ma tutto ciò non è uno scherzo, è l’ossessione di onnipotenza dell’uomo moderno e la connessa paura della morte. Quando si dice eterogenesi dei fini!
 


1920

Inutile dire poi che zia Lora, la protagonista, ha una pessima opinione del genere maschile (come del resto l’esimio professor Veronesi che pur ne fa parte, certamente a malincuore), che lei considera stupido e privo d’intelligenza e che valuta solo per le doti fisiche atte a generare una prole sana e robusta. Proprio gli stessi concetti della vulgata femminista e impressionante analogia con la considerazione del maschio come fuco il cui seme scegliere su catalogo, normale metodologia della fecondazione eterologa e del diritto ad essere madri come e quando si vuole ed a qualsiasi costo.


Ma l’intuizione di Wodehouse non si limita alle donne e coinvolge in pieno il genere maschile. Tratteggia figure diventate comuni ai nostri giorni in ogni classe sociale ma all’epoca ancora relativamente rare. L’uomo d’affari il cui mondo e campo di interesse e passione vera è limitato esclusivamente alla propria azienda, il di lui figlio che scalpita per prenderne il posto dove combinerà guai irreparabili, e il maschio soft, tanto fieramente scapolo bohemien prima, quanto altrettanto fieramente prono ai desiderata muliebri dopo, quando in nome dell’amore malamente inteso diventa dipendente dalla moglie. E tutti questi personaggi, insieme ad altri minori, sono accomunati dalla soggezione di fronte alla vulcanica zia Lora che riesce a sottometterli al suo volere solo con lo sguardo e l’atteggiamento deciso di chi è arcisicuro delle sciocchezze che racconta. Fingono di pensare, costoro, che la signora è solo una eccentrica un po’ folle che conviene accondiscendere in attesa di tempi migliori. Esattamente lo stesso modo di pensare e di agire della generazione maschile (la mia) che ha vissuto l’irrompere del femminismo col suo portato di rancore antimaschile senza battere un colpo, ma anzi prodigandosi a dare ragione alle signore che ci mettevano alla berlina un giorno sì e l’altro anche.
 


1931

Tutto già visto e già vissuto, dunque? Non proprio così, perché la fine del romanzo ci riserva una sorpresa. E proprio, non può essere un caso, ad opera del personaggio più naif, meno strutturato e acculturato degli altri: Steve, il maestro di ginnastica e pugile mancato per “amore” verso la mamma. Anch’egli, beninteso, è partecipe degli stessi guai che accomunano gli altri uomini del racconto, ma conserva quel tanto di autenticità istintiva che gli consente di concepire ed attuare l’atto irrazionale ed “avventato” che rovescia la situazione e sconfigge le pretese egemoniche di Zia Lora sull’intera famiglia della nipote, moglie arricchita dell’ex bohemien Kirk. Una lezione che gli uomini (e le donne) di oggi dovrebbero mandare a memoria. Spesso i giganti hanno piedi d’argilla ed è sufficiente agire guidati dall’istinto ancestrale che si fa beffe delle sovrastrutture culturali e intellettuali per scoprire la debolezza del gioco avversario.
 
Armando Ermini
 
(*) Il romanzo comparve col titolo, di derivazione pugilistica, The White Hope, sul “Munsey’s Magazine”, in USA, nel maggio 1914; venne poi pubblicato come libro nel 1919 col titolo Their Mutual Child e l’anno successivo fu stampato in Inghilterra come The Coming of Bill.