Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 491 (27.1.2209) Patti di sangue (di Riccardo De Benedetti)

Questo numero


Ancora una riflessione su fatti di cronaca tratta da blog di amici, seguita da un autocommento.
 

Patti di sangue (di Riccardo De Benedetti)


Fonte: It is an age of exhausted whoredom groping for its god, Sabato Gennaio 2009.

Nella vicenda Eluana Englaro mi ha colpito una tra le tante dichiarazioni del padre. Concludeva affermando che andava rispettato il patto di sangue con sua figlia. Ciò che risuona di inquietante in quelle parole è stato del tutto rimosso dalla discussione pubblica. La sentenza che autorizza la sospensione delle cure accerta, sulla base delle sole parole riferite dal padre circa la volontà della figlia allora sedicenne, il desiderio di Eluana di non sopravvivere in condizioni particolarmente invalidanti, in coerenza con la sua personale visione della vita.
Esigere l’interruzione delle cure fino alla morte, a detta del padre, è parte di un accordo che trasferisce la volontà da un soggetto a un altro che ne porta a compimento gli effetti. Eluana si sarebbe data la morte da se stessa se la sua inabilità non glielo avesse impedito. È a questo punto che interviene il padre donandole la morte. A me pare evidente la regressione che questo comporta. Il riconoscimento all’interno dello spazio giuridico della validità dei patti di sangue credo sia qualcosa di non molto moderno. Non sono competente in storia del diritto ma credo che l’allargarsi degli spazi giuridici nel corso della storia equivalga a uno svincolarsi più o meno graduale dai patti di sangue di natura familistico-tribale. Sancire, come hanno fatto i giudici, la legittimità di una richiesta di morte espressa attraverso una procura neppure scritta ha, almeno in questo caso, reintrodotto anche la legittimità giuridica dei patti di sangue, vale a dire di legami che escludono la dimensione pubblica della vita e il suo rilievo sociale, consegnandoli a una sorta di viluppo relazionale pre-sociale, fondato su un equivoco ribaltamento del ruolo paterno: io che ti ho dato la vita mi impegno a togliertela se tu lo vuoi perché non sei in grado di farlo.
Un patto di tal genere è effettivamente inedito e ci consegna un’inversione del ruolo paterno tutta da interpretare. Pur non credendo sia una cosa facile da vivere e quindi riconoscendo al padre di Eluana uno strano coraggio, resta per me un comportamento tutto da spiegare e motivare almeno dal punto di vista antropologico.
Se le cose stanno davvero così, non si tratta, come sostiene la stampa, di una scelta motivata da pietas umana troppo umana di fronte alle sofferenze della figlia; né tantomeno, di un cedimento psico-fisico di fronte all’impegno curativo che la condizione della propria figlia esige (questo è infatti svolto dalle suore dove è ospitata), ma di qualcosa di molto diverso su cui riflettere. Un passo oltre verso un dove incognito che ci interroga fortemente e a cui non so ancora dare un nome.
 
Riccardo De Benedetti
 

L’autocommento di Riccardo


Caro Stefano, ti segnalo l’ultimo mio post sul blog. Non so cosa ne pensi, mi è costato parecchio, in termini di tempo e di limature, ma credo che ci sia qualcosa che non sia messo a fuoco perfettamente nel caso Englaro e che nel post mi sforzo di indicare con molta fatica. La storia del patto di sangue mi ha colpito fortemente anche perché è venuta qualche settimana dopo la notizia che era morto in un incidente (se non ricordo male) un fidanzato calabrese di Eluana. Nessuno ovviamente ha messo in relazione l’ambiente di vita della ragazza e della sua famiglia con l’espressione usata dal padre circa il suo patto di sangue con la figlia. Certo è che la spiega laicista o chiamala come ti pare, modernista della vicenda a mio parere subisce qualche incrinatura. Sia come discorso generale, per cui si dovrebbe desumere che il massimo di libertà qui nel nostro mondo lo si realizza al prezzo di una revoca, seppure parziale, dell’area del diritto universale alla vita (discorso ormai abbastanza diffuso tra chi critica la scelta dei giudici); sia nel caso particolare da cui si potrebbe desumere il riaffiorare di diritti di vita e di morte costruiti sui rapporti di sangue e di paternitàmaternità, variamente modulati ma comunque ugualmente confliggenti con l’universalismo. Ho l’impressione, che non so motivare adeguatamente però, che la vicenda vada anche al di là della battaglia culturale a favore dell’eutanasia e, come spesso è successo nel Novecento, indichi un oltre ancor più inquietante. [...]
 
Riccardo