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Il Covile - N.o 495 (21.2.2009) L'UNESCO contro le città storiche (di Ettore Maria Mazzola)

Questo numero


È da tempo che molti osservatori riflettono sul senso dei costosissimi organismi internazionali come ONU, FAO e UNESCO, macroscopici esempi di eterogenesi dei fini. Sull’operato di quest’ultimo abbiamo ricevuto un preoccupato commento dall’Architetto Ettore Maria Mazzola, professore all’Università di Notre Dame di Roma.
 

Vero o falso, a chi importa? (di Ettore Maria Mazzola)


Il recente e vergognoso Articolo 21 delle Linee guida per la conservazione delle città storiche contenute nel Memorandum di Vienna dell’UNESCO, che recita

«prendendo in considerazione la definizione base (relativamente all’Articolo 7 di questo Memorandum), pianificazione urbana, architettura contemporanea e tutela del paesaggio urbano devono evitare ogni possibile forma pseudo-storica, poiché questa costituirebbe una doppia negazione della storia e della contemporaneità. Dal punto di vista storico non è possibile rimpiazzare nulla, poiché la storia deve restare leggibile, mentre la continuità culturale attraverso interventi qualitativi deve essere il fine ultimo»
si configura come un vero e proprio attacco contro il patrimonio, e dimostra che, chi dovrebbe rappresentare la volontà della maggioranza degli abitanti di questo pianeta – in termini di tutela – nella realtà si limita a rappresentante i soli interessi speculativi dell’industria edilizia.


Mantenendo una tale ignorante e obsoleta posizione infatti, l’Articolo 21 del Memorandum di Vienna mostra che chi oggi è preposto a prendere delle decisioni in materia di tutela, paradossalmente appartiene a quella generazione che ha rifiutato di studiare la storia, considerandola una “limitazione per le menti degli architetti” (citando Gropius e Zevi). Quella generazione che non ha infatti mai provato a chiedersi se questa supponenza fosse giusta o se, diversamente, non fosse il risultato di uno specifico momento storico in cui folli idee, in linea con la visione distorta del futuro (futurismo e modernismo) venivano sviluppandosi.
Se oggi provassimo a chiedere ad una persona qualsiasi ciò che pensa del concetto di Falso Storico … certamente ci risponderebbe: a chi importa?
Se solo i propositori dell’Articolo 21 del Memorandum viennese studiassero un po’ di Storia dell’Arte e dell’Architettura, probabilmente scoprirebbero che quello della falsificazione è semplicemente un falso problema.


Due recenti storie romane, avvenute a pochi passi l’una dall’altra, sono la dimostrazione di ciò che sto dicendo: la prima, la costruzione del nuovo Museo dell’Ara Pacis progettato da Richard Meier, e la seconda l’installazione temporanea, nel giugno 2008, della Fontana dell’Amore (in vetroresina) per il set cinematografico Disney del film When in Rome.
 


Roma, Costruzione del nuovo Museo dell’Ara Pacis

Ebbene, mentre per il Museo dell’Ara Pacis Roma ha vissuto 6 anni di manifestazioni cittadine nel tentativo di bloccare quell’offesa al suo centro storico, quando le riprese cinematografiche sono terminate, i cittadini romani hanno implorato le autorità di mantenere la bella fontana … anche se si trattava di un “falso”.
Questi due eventi dimostrano come, diversamente dai benpensanti, per una persona comune l’integrità di un ambiente urbano risulta molto più importante dell’oggetto singolo, e quando si propone un’addizione rispettosa e ben integrata in quell’ambiente, nessuno si sente offeso. Per contrasto, un edificio dissonante, anche se realizzato da una star come Meier, viene unanimemente considerato un atto violento a quell’ambiente e, indirettamente, una violenza personale, poiché quell’ambiente appartiene all’intera cittadinanza.


Quindi poniamoci qualche domanda. Che cosa si intende per Falsificazione della Storia? È realmente appropriato parlare di Falsificazione della Storia? E se la Falsificazione della Storia risulta scioccante per la gente, perché questo non avviene per ciò che potremmo definire Manipolazione del Futuro?



Roma, la Fontana dell’Amore per il set cinematografico Disney in Piazza di Fontanella Borghese

Come dicevo, il reale problema risiede nell’ignoranza degli organi decisionali, e se volessimo comprendere le ragioni di quella mancanza di conoscenza, potremmo citare una massima di Viollet-le-Duc il quale, riferendosi all’incapacità di emulare la magnificenza dell’architettura del passato, osservava:
«amiamo vendicarci delle conoscenze che ci mancano con il disprezzo ... ma sdegnare non significa provare!».

Una riflessione finale circa l’idea di falso è da farsi, se falso è il termine in questione. Questa riflessione riguarda l’antica arte statuaria: dove, e chi, sarebbe Winckelmann se non avesse avuto modo di studiare i “falsi” realizzati dagli antichi romani? … tra l’altro quei falsi furono realizzati realmente a scopo di lucro!
Molti dei laboratori di scultura romani infatti, venivano strapagati per produrre copie di capolavori greci atte a soddisfare il piacere dei ricchi senatori, imperatori, ecc., i quali volevano abbellire le loro residenze: è solo grazie al lavoro di questi falsari se oggi possiamo ammirare opere come il Laocoonte, il cosiddetto Toro Farnese, il Discobolo di Mirone, ecc. … queste sono opere meravigliose, anche se si tratta di copie. La gente le apprezzava, e continua ad apprezzarle, indipendentemente dall’intellettualismo dei critici e degli storici dell’arte.
Quindi, chiediamoci ancora: qual è il problema?
In passato, quando un edificio cadeva in rovina – la storia degli incendi di Roma è infinita – esso veniva ricostruito nello stesso luogo e nelle sue forme originarie, talvolta meglio del precedente, con un maggior carattere e cura per i dettagli artistici.
Ebbene, considerando l’idea implicita di tutela contenuta nel citato Articolo 21 del Memorandum di Vienna, non si può evitare di sottolineare quanto dannosa possa essere un’addizione dissonante, che si tratti di un monumento come di un ambiente edificato. Se davvero desideriamo rispettare il monumento, così come le volontà dei suoi proprietari (tutti gli abitanti di questo pianeta, e non solo dei presunti esperti), abbiamo bisogno di supportare, il più possibile, interventi di completamento, addizione o restauro basati sul rispetto del lessico locale, dei materiali originali, della tradizione e del genius loci. Ma c’è di più, bisogna evitare ogni possibile isolamento dei monumenti, così come l’idea di relegarli all’interno di orribili recinzioni, provvedendo semmai a reintegrarli nella vita di ogni giorno.
Diversamente, possiamo solo tristemente ripetere all’infinito la massima di Viollet-le-Duc:
«amiamo vendicarci delle conoscenze che ci mancano con il disprezzo ... ma sdegnare non significa provare!».

Ettore Maria Mazzola

Proposte di lettura


Sul tema dell’imitazione, trattato più volte anche nel Covile, sono davvero illuminanti questi testi pubblicati in blog che considero fratelli:
Almanacco Romano
Idola / Novità (23 agosto 2008)
L'arte occidentale dell'imitazione (12 settembre 2008)
De Architectura
De corrupta edificandi ratione ovvero come progettare “falsi” e vivere felici (17 giugno 2008)