Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 502 (29.3.2009) Ma che te lo dico a fare (1)

Questo numero


La domenica piovosa produce un numero più vario: ci sono i consigli per gli acquisti seguiti dalle considerazioni praziane di Almanacco Romano e da una gustosa “notizia” segnalataci da Pietro De Marco.
 

Da non perdere

Ma che te lo dico a fare (1) — Teatrino poco liturgico (di Almanacco Romano)


[Inauguriamo una nuova rubrica. Conterrà argomenti per i quali è appropriata la felice formula (*), trovata per Al Pacino dal traduttore italiano di Donnie Brasco, che significa, più o meno, “Considera quanto sono da apprezzare mentre perdo il mio tempo a dirti cose che tu, vuoi per indole vuoi per mancanza di mezzi, purtroppo non potrai mai capire”.]

 
Fonte: http://almanaccoromano.blogspot.com/2009/03/minima-teatrino-poco-liturgico.html

Una domenica dopo il tramonto, trovandosi a passare per alcune strade della Balduina, quartiere romano aggrappato ai costoni di Monte Mario, periferico ma abitato da gente facoltosa, nella sera di festa particolarmente vuoto e spento, veniva da riflettere sulla miseria delle soluzioni architettoniche moderniste.
Dentro saranno state pure case spaziose e doviziose ma l’esterno si presentava nella solita forma di scatoloni, un accampamento di contenitori umani, un bivacco di cementificatori. Borghesi che avevano collocato sulla pubblica via i loro involucri residenziali e le loro auto potenti in modo più violento dei campi nomadi che almeno si vogliono provvisori.
Pareva infatti un raduno di caravans in muratura, standards ripetuti, prodotti dell’industria delle costruzioni. Le strade non presentavano suggestioni prospettiche né offrivano una visione di scorcio, un qualsivoglia gioco di luci e di ombre, un uso garbato dei giardini prospicienti, un cortile, un chiostro. Passività geometrica, e di una geometria molto elementare.
Fedeli ai dettami di un razionalismo dialettale del dopoguerra, i muri si presentavano come in una fabbrica tirata su in fretta: dov’era finita la dignità della classe media? Senza alcun décor veniva così a mancare anche il decoro. «Garbatelle dei ricchi» chiamava Praz questi agglomerati urbani. Cosicché, a ogni raro vecchio che si incontrava, magari a passeggio con il cane, veniva da domandarsi perché mai delle persone agiate e talvolta colte avessero investito il loro denaro in simili boîtes à vivre.
 


 
La chiesina anni Cinquanta, alle origini del quartiere, ancora concepita con simmetria e bonarietà, aveva subìto le piccole violenze post-conciliari: strappati via candelieri e crocefisso, spostato il tabernacolo sulla sinistra e collocato due file asimmetriche di candeline in plastica con fiammelle elettriche sulla destra.
Molti dei fedeli, provenienti dalle strade circostanti, nei loro interni di lusso erano abituati a spargere per la casa a ogni occasione candele di pura cera e mai avrebbero tollerato nella loro abitazione quelle lucette da Natale neorealista che illuminavano il tempio. Se l’arredamento era discutibile, il rito risultò ancora più strano.
Nel silenzio compatto un signore con un maglione nero uscì da un banco e con le mani serrate dietro la schiena si accostò a passi lenti all’altare, quindi aprì un libro sul leggio e cominciò a recitare una pagina oscura. Terminata la lettura – come quasi sempre in questi casi, i laici paiono non avere la benché minima conoscenza di quel che dicono ad alta voce – , se ne tornò al suo posto senza particolare devozione, di nuovo con le mani dietro la schiena, di nuovo molto lentamente.
Allora, dall’altro lato, un secondo signore con abito scuro e capelli argentati si levò e, invece di giungere le mani come ci si sarebbe aspettati in una sacra cerimonia, evidentemente per il medesimo imbarazzo, pose le braccia anche lui dietro la schiena e andò a fare la sua lettura.
Gesti slegati, privi di consequenzialità, abiti neutri, nudità dell’ambiente, rinuncia ai suoni, ai canti, agli scampanii, solitudine (protestante) dei personaggi, mancanza assoluta di emozioni: forse per questi concomitanti motivi, si ebbe l’impressione di essere capitati in un teatrino dell’assurdo, in una recita di un circuito decentrato, già fuori moda.
La Messa tridentina nasceva anche dallo splendore rubensiano che rispecchiava le glorie celesti e dall’umanesimo michelangiolesco che nella Cappella Sistina ritraeva Adamo davvero sicut Deus, ma bastava poco per rendere la Messa di Paolo VI una riproduzione dello sconforto novecentesco, tratteggiata sugli scarti surrealisti. La liturgia (laitos ed ergia, opera popolare) era diventata uno scherzo alla Ionesco; la disarticolazione del linguaggio, teorizzata dal drammaturgo rumeno per mostrare la commedia disumana, doveva servire al sacrificio che ricompone il mondo riscattandolo dal peccato.
Quella bellezza che Dostoevskij dice essere immagine della redenzione, sulla piccola montagna che sovrasta la valle del Vaticano, ieri sera sembrava mancare del tutto.
 
Almanacco Romano lunedì 16 marzo 2009
 
(*) Forget about it (Fugged aboudit nel film)
 

Una nuova tempesta mediatica contro il Papa


Fonte: messainlatino.it

Di ritorno dall’Africa, appena atterrato a Roma in un pomeriggio soleggiato, il Papa avrebbe esclamato con i giornalisti: “Che bel tempo, oggi!”. Questa frase imprudente ha sollevato nel mondo emozione e perplessità e sta alimentando una polemica crescente. Riportiamo alcune delle reazioni più significative.
 
L’arcivescovo di Salisburgo: “Ribadiamo la piena fedeltà della Chiesa austriaca al Pontefice e ci stringiamo a lui. Ma è spontaneo chiedersi se per caso egli non voglia far regredire la Chiesa ad una setta animista di adoratori del sole. Dopo tale frase, il numero di persone che chiedono la cancellazione dai registri fiscali per il sostegno alla Chiesa cattolica è considerevolmente aumentato.”
 
Alain Juppé, ex primo ministro francese e ora sindaco di Bordeaux: “Nell’istante in cui il papa pronunziava queste parole, a Bordeaux pioveva a catinelle. Questa contro-verità, prossima al negazionismo, mostra che il papa vive in uno stato di totale autismo. Questo distrugge, se ve n’era ancora bisogno, il dogma dell’infallibilità pontificale.”
 
Il Rabbino-Capo di Roma: “Come si può ancora pretendere che faccia bello dopo la Shoah? Solo il giorno in cui si deciderà a farmi visita alla Sinagoga di Roma allora, forse, potremo insieme verificare come sarà il tempo”.
 
Margherita Hack, astronoma e astrofisica: “Affermando senza mezzi termini e senza prove obbiettive indiscutibili ‘che bel tempo oggi’, il papa dimostra il disprezzo ben noto della Chiesa per la Scienza, che combatte il dogmatismo da sempre. Che cosa c’è di più soggettivo e di più relativo di questa nozione di ‘bello’? Su quali prove sperimentali indiscutibili si appoggia? I meteorologi e gli specialisti della materia non sono giunti a mettersi d’accordo sul punto nell’ultimo Colloquio Internazionale a Caracas. E ora Benedetto XVI, ex cathedra, pretende decidere lui con tale arroganza. Si vedranno presto accendere roghi per tutti quelli che non concordano interamente con la nozione papalina di bello e cattivo tempo?”
 
L’Associazione delle Vittime del Riscaldamento Globale: “Come non vedere in questa dichiarazione provocatoria un insulto per tutte le vittime passate, presenti e future dei capricci del clima, delle inondazioni, degli tsunami, della siccità? Questa acquiescenza al ‘tempo che fa’ mostra chiaramente la complicità della Chiesa con questi fenomeni distruttori, nei quali pretende vedere disegni ‘provvidenziali’ di un Dio vendicatore e punitivo. E, quel che è peggio, simile attitudine non fa che incoraggiare coloro che causano il riscaldamento del pianeta, poiché potranno ora far valere l’avallo del Vaticano.”
 
Il Consiglio Mondialista: “Il papa finge di dimenticare che mentre splende il sole a Roma, una parte del pianeta è sprofondata nell’oscurità notturna. Ecco un segno intollerabile di disprezzo per vastissime porzioni del mondo e un chiaro segno, se ve n’era ancora bisogno, dell’eurocentrismo neocoloniale di questo papa tedesco.”
 
Il Direttivo americano delle Associazioni femministe: “Perché il papa ha voluto dire ‘che bel tempo’ usando termini che, nell’originale in italiano della frase, sono al maschile? Avrebbe potuto benissimo utilizzare parole femminili come ‘che bella giornata’, o meglio ancora ‘“che tempo attraente’, usando così un aggettivo ‘inclusivo’ perché non declinabile differentemente al maschile e al femminile. È evidente che questo papa, che già ha fatto condannare la formula del battesimo e delle benedizioni non maschilista (‘In the name of the Creator , the Redeemer and the Sanctifier’), mostra ad ogni occasione il suo attaccamento ai principi più retrogradi. È sconsolante che nel 2009 si sia ancora a tali punti di arretratezza.”
 
La Lega dei Diritti dell’Uomo: “Questo tipo di dichiarazioni non può che ferire profondamente tutte le persone che hanno della realtà uno sguardo diverso da quello del papa. Pensiamo in particolare alle persone immobilizzate in ospedale, o imprigionate, il cui orizzonte si limita a quattro mura; e così pure alle vittime di malattie rare i cui sensi non permettono di percepire lo stato della situazione atmosferica. C’è qui, è evidente, una volontà di discriminazione tra chi vede il ‘bello’ secondo il canone ellenizzante che si vorrebbe imporre a tutti (a scapito delle minoranze, degli afroamericani e di ogni concetto di ‘inculturazione’), e coloro che, per scelta o per impossibilità, percepiscono le cose in modo differente. Noi proporremo a titolo dimostrativo querele giudiziarie per discriminazione contro questo papa.”
 
Alberto Melloni, della Scuola di Bologna: “Si vede bene la profonda differenza tra questo papa introverso e chiuso in sé e nel suo mondo sorpassato, che si limita ad un’osservazione climatica senza trarne le dovute conseguenze, ed invece la paterna apertura al mondo di Papa Giovanni XXIII che, dopo aver osservato la luna in cielo, invitava tutti a portare ai loro bambini la carezza del Papa. A quando un Giovanni XXIV che riprenda in mano la spinta dello Spirito conciliare, che gli ultimi papi hanno tentato di soffocare?”
 
Beppe Severgnini, giornalista: “Il Papa è il Papa. Punto. Ma non si può non pensare con un po’ di nostalgia che Giovanni Paolo II le stesse parole le avrebbe dette magari in romanesco (‘ggiornata bbona!’) e agitando lo zucchetto bianco ai fedeli che lo riaccoglievano a casa.”
 
L’Osservatore Romano ha pubblicato una versione leggermente differente delle parole esatte del Papa (egli avrebbe detto, secondo l’Osservatore: “qualcuno potrebbe dire che faccia bel tempo”). ma le registrazioni audio e video dei giornalisti hanno smentito la versione edulcorata. Molti hanno anche attaccato l’ingenuità di P. Lombardi che, pur essendo al fianco del Papa, non è intervenuto per impedire quell’affermazione o subito chiarirne meglio il senso.
 
Membri influenti della Curia hanno tentato di attenuare la gravità della frase del Papa, facendo rilevare la sua stanchezza dopo il viaggio africano, vista la avanzatissima età del Pontefice, nonché dichiarando che la frase incriminata è stata mal compresa e voleva avere un significato teologicometafisico e non climatico, come grossolanamente è stata interpretata.
 
Ma la polemica non accenna a placarsi.
 
[Dai commenti:]
 
Odifreddi: “È chiaro che, con la sua uscita, il Papa retrogrado vuole ribadire che per la Chiesa è il sole a girare intorno alla terra! Stanno tornando i tempi dell’inquisizione, ricordiamoci di Galileo!”
 
Lapo Elkann: “In Italia il brand Chiesa non è più competitivo, e la dichiarazione del boss lo dimostrassi. La Tempo non è affatto una macchina bella, e oltretutto non è una Fiat.”
 
Politi: “La costituzione conciliare De Iove Pluvio è stata ancora una volta completamente disattesa da Benedetto XVI, e questo ha suscitato malumori nelle comunità di base. Enzo Bianchi ha annunciato la composizione di un Vespro ecumenico dal titolo ‘Se non piove, pioverà.’ ”
 
Emanuele Severino: “Ma se vogliamo cominciare a capire qualcosa di queste osservazioni sul tempo, sull’oggi e sulla bellezza ... ecco che allora dobbiamo interrogare il fon-damen-to dell’Occidente ... là dove nell’oscillazione del tempo atmosferico ... mmm ... si esprime quell’oscillare degli enti ... tra l’essere e il nulla ... di cui la grande tradizione metafisica occidentale, e con essa il marxismo, la Chiesa, la scienza, lo scoutismo, la tecnica e il festival di Sanremo, sono portatori ... Ecco allora che dicendo ‘bel tempo’ il papa chiama in causa l’estrema follia di quello che Platone chiamava l’epamphoterizein, appunto, ripetiamolo, quell’... oscillare ... delle cose ... tra l’essere e il nulla...”
 
Walter Veltroni: “Certo che oggi è una bella giornata di sole ma anche una giornata di pioggia reca con sè la bellezza dell’acqua che scorre in mille rivoli. Vogliamo forse discriminare gli amanti delle nuvole? O vogliamo emarginare in una periferia degradata gli adoratori di Giove Pluvio? Anche loro hanno diritto ad una piena integrazione nella nostra società laica, libera e democratica.”
 
Carlo Maria Martini: “La frase di Ratzinger è godibile dal punto di vista letterario, ma da quello esegetico non è supportata da alcuno dei manoscritti più antichi, nè nel Codice di Aleppo, nè nel Codex Vaticanus, non trova riscontro in alcun frammento ritrovato a Qumran.”
 
La Comunità di base dell’Isolotto: “sorge il sospetto che, in realtà, attraverso una constatazione apparentemente banale, si voglia invece manifestare una chiara intenzione di ripudio dell’opzione preferenziale della Chiesa in favore dei poveri e degli emarginati, per i quali, privi di natanti da diporto e di dimore di villeggiatura, l’eventuale bel tempo, in realtà, costituisce una variante atmosferica di rilevanza pressoché nulla ...”