Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 507 (15.4.2009) “La creazione dell’integrità sana il creatore — Making wholeness heals the maker” (di Nikos A. Salìngaros)

Questo numero


La cassetta del Covile è di nuovo piena di materiale da pubblicare, una volta ancora dovremo accelerare gli invii. Come anticipato abbiamo due brevi saggi stimolati dall’autopresentazione di Luciano Funari. Oggi pubblichiamo quello di Nikos Salìngaros, che tra l’altro sarà inserito nel suo nuovo libro in preparazione presso la Libreria Editrice Fiorentina. Ma ci sono anche due mail. La prima è di Enrico Delfini.
Grazie, caro Stefano, per la scoperta dello scultore viterbese. E buona Pasqua!
Torno ora da tre giorni in Lunigiana e a marina di Carrara. Non ho potuto, ciondolando al caldo sole in riva al mare, non pensare al marmo. Alle gite a Colonnata da bambino (il mio mare era la Versilia, ma i giorni più belli erano quelli passati sulle Apuane. Prima coi miei genitori, e poi da solo. Ricordo certi pomeriggi passati a curiosare nel capannone di un artigiano di Pietrasanta, che mi lasciava aggirare tra strumenti misteriosi, e bozzetti di “artisti”. Non voglio ripetere quel che pensava di certi nomi famosi, che, prodotto un bozzetto in creta o polistirolo, se lo facevano creare da onesti artigiani che ne traevano poco denaroe come unica soddisfazione, la possibilità di parlare male di personaggi famosi, a cominciare da Moore. Puoi immaginare la gioia di leggere le parole dell’artigiano del peperino. Come è piccolo il mondo: un’altra delle mie mete preferite è Vitorchiano, a Est di Viterbo, che è una delle culle del peperino stesso [...] Enrico

La seconda, di Armando Ermini, contiene in allegato anche una densa riflessione sul numero di Pasqua, con un po’ di pazienza avrete anche quello.
Caro Stefano, due cose. La prima è la preghiera di mandarmi il n° 504 de Il Covile, saltato come il 505 che mi ha inviato successivamente e di cui allego un commento prendendo spunto dal (non) immaginifico racconto di Philip K. Dick. L’altra è la contentezza per l’arrivo del nuovo “covilista” Luciano Funari, che in quanto definisce se stesso uomo pre-moderno, suscita immediatamente la mia simpatia. Un ecologista cattolico che va a caccia e che è contrario non solo agli Ogm ma anche alle manipolazioni genetiche dell’essere umano, dovrebbe essere la norma, ma in questo mondo rovesciato che somiglia sempre di più a Matrix, diventa una preziosa eccezione. Soprattutto quando si tratta di persona che sa lavorare con le mani, virtù ormai quasi dimenticata, ancora una volta per responsabilità della nostra generazione, ingenua e ‘criminale’ nello stesso tempo, che pensando ad un futuro radioso ha ucciso tutto il passato. [...] Armando

“La creazione dell’integrità sana il creatore — Making wholeness heals the maker” (di Nikos A. Salìngaros)


Vorrei parlare un po’ su “la creazione dell’integrità sana il creatore”, un concetto promosso da Christopher Alexander sull’atto creativo ed in particolare la sua applicazione nell’Arte, nella produzione di artefatti e in architettura. Il concetto è fondamentale nella creazione di piccoli oggetti, ma voglio suggerire come si applica ad ogni scala.
 


Luciano e Giovanni Funari

Oggi stiamo parlando a livello internazionale di città sostenibile, di piani regolatori, di piani urbanistici, di piani casa, ecc. per formare le nostre città in un modo più sano nel nuovo millennio. Ma mentre l’urbanistica opera su una base legislativa, che definisce ciò che si può fare e ciò che non si può, un’altra dimensione richiede la coscienza umana per sistemare i piccoli interventi. Piccoli al livello architettonico di una stanza, di un’estensione del balcone, di una finestra, fino all’ornamento attorno alla porta. Come riuscire a farlo in modo coerente? Abbiamo finalmente preso coscienza che la città a scala umana è il risultato di un numero infinito di piccoli interventi. Alcuni di questi atti sono coordinati tra loro, ma molti non lo sono. La coerenza urbana diventa il prodotto della coscienza umana tramite la cultura attuale del luogo, una manifestazione d’auto-organizzazione.
 




Gli attrezzi dello scultore

Esiste un problema molto grave, però, perché la coscienza della nostra società è stata deturpata per formare un «uomo nuovo» strettamente meccanico e ben poco umano. L’élite dominante ci ha convinti a recidere i legami con l’atto creativo, fonte millenaria di sanità per l’uomo. Adesso questa fonte non l’abbiamo più, l’abbiamo lasciata perdere convinti che tutto ciò che è fatto dev’essere necessariamente un prodotto industriale, frutto della filosofia della collettivizzazione dell’individuo. La mano dell’uomo non entra più nel processo; la legge ferrea dell’ «economia di scala industriale» governa tutta la nostra vita. Chi di noi crea qualcosa? Chi tra noi dipinge, fa una scultura, tesse una qualsiasi fibra o fa un lavoro artigianale con le proprie mani? Chi cucina ancora i propri pasti oggi? Una persona nella società contemporanea non crea assolutamente niente, quindi si ammala perché non può beneficiare dell’effetto rigenerativo e nutritivo della creazione.
 


Le mani dello scultore

L’atto creativo, un dono che viene da Dio perché è un atto umano che copia esattamente quello che fa Dio, è stato spento dalla propaganda del consumo industriale. La creazione è stata di fatto proibita dal potere dei media, diventati più assoluti ed intolleranti d’ogni religione tradizionale. Invece, che belle parole nella Bibbia descrivono la creazione dell’uomo formato con la terra dalla mano di Dio! Soprattutto per un convinto evoluzionista come l’autore, ciò illustra l’atto creativo dell’uomo meglio di qualsiasi nozione scientifica sull’origine della vita dalle molecole organiche. Ma perché Dio ha creato la vita in primo luogo? La Bibbia non lo spiega, ma è facile da comprendere: perché la creazione dà gran piacere a Dio. Possiamo anche pensare che l’atto creativo aggiunga una coerenza nella divinità di Dio, altrimenti non ci sarebbe bisogno di creare niente. Senza creazione avremmo un universo vuoto, freddo. Dunque, dobbiamo rispettare la creazione come atto sacro, anche se non la comprendiamo.
Noi esseri umani siamo costruiti con l’istinto creativo, il bisogno nutritivo di creare l’integrità, e lo abbiamo praticato per nutrire la nostra anima ed il nostro corpo per millenni fino ai nostri tempi «moderni». A causa della propaganda consumistica abbiamo cessato di creare, di generare. Consumiamo soltanto, cioè, distruggiamo: è un grave sintomo d’insostenibilità globale. Nel passato la specie umana bilanciava questi due processi opposti: creazione e distruzione; oggi, però, perseguiamo soltanto il secondo. Oltre all’ambiente che viene distrutto con rapidità preoccupante, è, infatti, l’anima umana ad essere danneggiata se non creiamo niente personalmente. Tutto oggi si deve comprare, tutto è un prodotto industriale, la possibilità di creare non esiste, è stata dimenticata nei decenni passati. I «contemporanei» hanno soltanto parole di condanna, e paura, per il passato, convinti che qualsiasi sguardo all’indietro sia un tradimento dello sviluppo civilizzatore.
Una persona che si nutre creando oggetti, artefatti, dimore o città non ha un luogo nella società d’oggi. Nel sistema ideologicamente totalitario nel quale viviamo, questa persona sarà esclusa perché retrograda o forse nel migliore dei casi messa ai margini come un essere eccentrico e un po’ pericoloso che ha diritto al suo comportamento strano. I «moderni» lo guarderanno con un misto di disprezzo e curiosità, ma mai come un esempio da seguire, sicuramente mai come un maestro da quale imparare per poi migliorare la propria vita. Un vero creatore, che sia un artista (nel senso tradizionale), uno scultore, uno che lavora la pietra, un maestro d’ornamentazione architettonica, non vale niente nella nostra società. Non dimentichiamo che l’ornamentazione è stata condannata un secolo fa come un crimine grave. Questa condanna non è mai stata revocata e, nelle scuole d’architettura, ancor oggi si continua ad insegnare di guardarsi dal gran crimine dell’ornamento. Il tabù contro la lavorazione artigianale e l’ornamento non è mai stata abolito.
 


All’opera

Siamo costretti ad essere assai duri con la gente. Perché hanno voluto distruggere i legami con la natura, con l’anima umana, con l’esistenza di un ordine superiore? Gli uomini d’oggi hanno reciso i legami con il nutrimento generato dall’atto creativo, perché non creano più, confondono ormai la vera e propria spazzatura con l’arte, sono stati convinti che un museo pieno d’oggetti schifosi rappresenta la creazione artistica. Stimano oggetti e edifici che rappresentano tutto ciò che tradizionalmente era proibito, che rappresentano l’escremento, l’immondizia, la malattia, e ne lodano i produttori come grandi artisti. Con la creazione di questi oggetti questi cosiddetti «artisti» si sono arricchiti economicamente ma ammalati allo stesso tempo. Come mai uno può fare un tale sbaglio fondamentale? Confondono la creazione con la distruzione. Non hanno letto niente della filosofia e delle religioni tradizionali che parlano di quest’inganno? Infatti, la maggior parte della gente non ha letto niente tranne la propaganda dei media. Abbiamo un popolo indottrinato, un popolo soggetto ad un lavaggio del cervello massivo, quasi universale. Sono preparati come robot per un obiettivo solo: il consumo insostenibile. Come in qualche civiltà del passato, quelli che hanno agito contro la natura sono scomparsi. È questa la nostra sorte?


Raramente si trova oggi una persona che è un creatore, che lavora con materiali per sviluppare un oggetto con le proprie mani, per liberare una forma dal materiale informe, che osa imitare l’atto divino che crea ordine dal disordine. Questo individuo prende un gran piacere nell’atto creativo, anche modesto, alimenta la propria anima e diventa più sano. Come dice Alexander “la creazione dell’integrità sana il creatore”. Quando troviamo una di queste persone dobbiamo trattarla come un profeta, un maestro dal quale imparare valori fondamentali per la nostra vita. Non necessariamente per fare proprio lo stesso, ma per scoprire il piacere nell’atto creativo e poi applicarlo nella nostra vita quotidiana per farla più completa, più ricca. Purtroppo la nostra società non sa far altro che maltrattare questi individui, ed elogiare tutti gli impostori della cosiddetta «modernità». È perciò importante, oggi, compiere ogni sforzo per riconoscere e sostenere i veri creatori.
 


Particolare

Finalmente, come giudicare se una creazione è un’espressione d’integrità invece che una superficiale copia d’immagine promossa dai media? Facilissimo! Alexander ci fornisce lo strumento, invertendo la sua regola: se l’atto creatore ti fa più sano, se ti da una coerenza dell’anima, se ti nutre in modo inequivocabile, il risultato è buono. La forma della creazione non importa: è l’impatto sulle nostre emozioni che conta. È un criterio basato strettamente sull’incremento dell’integrità del proprio corpo, del sentimento di coerenza nella propria mente. Un artigiano questo lo sa istintivamente, è il principio del creare. Una referenza biologica dipendente dal sistema neuro-fisiologico umano, lontana dai concetti astratti che sono spesso stravolti per servire alla manipolazione. Nessuna comparazione con i disegni alla moda, né con quelli esaltati dagli «esperti» che si vedono sulle riviste, nessun criterio di politicamente corretto. L’individuo si è liberato dall’oppressione soffocante dei media che hanno negato la sua natura umana, che hanno subdolamente nascosto la capacità umana di creare l’integrità in ogni atto di vita. Così c’è ancora una speranza: che ogni cittadino possa creare un po’ d’integrità, e che tutti insieme possiamo ri-generare l’ambiente costruito.
 
Nikos A. Salìngaros