Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 514 (4.5.2009) Il mestiere dell'oro (di Ciro Lomonte con postilla di Confucio)

Questo numero


Il propositivo terzo commento alla lettera di Luciano Funari ci parla anche di William Morris, uno dei numi tutelari del Covile, e mi permette di aprire, con due autorevoli pareri, il difficile tema dei materiali preziosi.
 

Dal museo alla bottega (di Ciro Lomonte)


Ho letto con grande interesse gli interventi di Luciano Funari nelle ultime Newsletter [Vedi nn. 506, 507, 508, 511.] de Il Covile. Interesse ed entusiasmo. Lavoro da anni per valorizzare la grande tradizione degli argentieri palermitani e mi appassiona tutto ciò che comporti il rilancio dell’artigianato italiano, in tutti i settori, non solo quelli che mi coinvolgono più direttamente nella mia professione di architetto.
 
Avrei voluto commentare prima in qualche modo gli scritti di Funari. Invio adesso un’idea che ho elaborato con alcuni amici. Riguarda più direttamente i metalli preziosi, ma può essere applicata anche alle altre forme di artigianato alto.
 
Funari vorrebbe creare una Scuola per apprendisti scalpellini del peperino. L’Italia ha bisogno di tali istituzioni. Il nostro Paese dovrebbe ripensare la scuola in relazione alle proprie tradizioni artigianali. Sono molti i ragazzi che avrebbero maggiori soddisfazioni, umane ed economiche, se scoprissero la bellezza di tanti mestieri che rischiano di scomparire. Molti di loro — lo scrivo sulla base dell’esperienza diretta — sono eccezionalmente dotati per il lavoro manuale, ma se ne accorgono in tempo quando si adopera bene lo strumento dell’orientamento scolastico.
 


Fra le attività del Centro Monte Grifone di Palermo, del quale mi occupo, si annoverano dal 1983 i corsi di una Scuola di Formazione Professionale. Nel 1995 abbiamo iniziato corsi per apprendisti artigiani (orafi e argentieri). Oggi la didattica si articola su tre piani:
L’ipotesi descritta nelle righe che seguono è nata dalla necessità di “fare sistema”, sempre di più, non solo fra i protagonisti del settore coinvolti in Sicilia, ma anche in un territorio più ampio, che presenta caratteristiche comuni. La proposta è ancora in fase di studio, alla ricerca di fonti di finanziamento adeguate a realizzare le iniziative previste nel modo adeguato.
 

Un progetto per l’artigianato dei metalli preziosi

La Gran Bretagna è stata una grande protagonista sia della Rivoluzione Industriale sia della reazione di artisti e uomini di cultura alle conseguenze dell’industrializzazione. Questo rifiuto dette origine all’Arts and Craft Movement, un movimento artistico per la riforma delle arti applicate.
 
Secondo William Morris, uno dei portavoce di questa corrente di pensiero, il lavoro doveva essere ripensato sulle orme delle antiche corporazioni medievali. Il Medioevo veniva così riscoperto come un periodo felice, con una società più coesa e quindi modello anti-industriale. Strenuo avversatore della produzione in serie, Morris sperimentò personalmente l’utilizzo di tecniche particolari. Per le sue stoffe, ad esempio, utilizzò tinte naturali e procedimenti scoperti su un libro del XVI secolo. Tra le sue più belle carte da parati, spicca Margherite, realizzata nel 1864 e tratta principalmente da motivi rinvenuti in erbari medievali. Unì così l’amore per il passato e l’amore per la natura, entrambi in netta contrapposizione con la rivoluzione industriale. Egli pose tuttavia le basi dei principi del design moderno, perché era eclettico, arioso e molto più originale dell’industria del tempo.
 



William Morris, Daisy, carta da parati, 1864

 
Nonostante il tentativo di salvaguardare il lavoro artigianale, l’industria ebbe la meglio nel mondo anglo-sassone e nord europeo. Botteghe, laboratori e fabbriche artigianali, sopravvissero invece nel bacino del Mediterraneo, dove tuttora conservano la capacità di produrre pezzi unici.
 


Il Mare nostrum, culla di antichissime civiltà, lambisce Paesi che conservano una tradizione ininterrotta nel settore dell’artigianato, in particolare quello dei metalli preziosi. Possiamo ravvisare una soluzione di continuità soltanto nella trasmissione di alcuni segreti relativi alle tecniche di lavorazione. Sappiamo poco, per es., sulla saldatura dell’oro nell’Antico Egitto.
 
Questa produzione costituisce una preziosa eredità poco conosciuta, specialmente dai giovani. Ciò rappresenta un grave pericolo, non solo perché il gusto estetico si affina se si conosce il modo di forgiare la materia, oltre agli aspetti formali e simbolici dell’opera d’arte. La perdita di una simile eredità, qualora non fosse trasmessa a nuove generazioni di artigiani, comporterebbe l’impossibilità di restaurare e conservare i capolavori del passato. Non sarebbe inoltre praticabile la commissione di nuove produzioni. E ciò sarebbe tanto più grave se si considera che quello dell’argento è un settore in cui, per varie ragioni, non esiste la concorrenza dei produttori asiatici.
 
È questo un buon momento pertanto per valorizzare il patrimonio di oggetti in argento dei musei e delle collezioni private o religiose presenti nei Paesi del Mediterraneo. Il primo obiettivo è potenziare queste istituzioni e crearne di nuove, considerata la grande proiezione educativa che le caratterizza.
 


Nulla in confronto alla metodologia didattica di un’istituzione quale il Victoria & Albert Museum di Londra, il più grande museo di arte e design del mondo, con collezioni impareggiabili per ambito e diversità. Il museo espone manufatti come ceramiche, mobili, articoli di moda, vetri, gioielli, oggetti in metallo, fotografie, sculture, prodotti tessili e dipinti provenienti dalle culture più ricche del mondo in un arco di oltre 3000 anni.
 
Il Museo fa parte della rete di collezioni del Museum District, creato per formare i funzionari che sarebbero partiti alla volta delle Nazioni dell’Impero Britannico, oggi Commonwealth.
 
Oltre ad un ricco programma di esibizioni, mostre, attività ed eventi, il Victoria & Albert Museum possiede degli spazi dedicati alla didattica, uno dei quali proprio nella galleria degli argenti, strutturati in modo da favorire l’apprendimento teorico della specifica lavorazione.
 


Una parte del progetto riguarda la trasmissione di questa professionalità espositiva ai musei esistenti nel Mediterraneo e la costituzione di altri nuovi.
 
Un’altra azione è volta a formare giovani esperti in manutenzione dei metalli preziosi, da inserire nelle squadre di operatori dei musei e delle soprintendenze.
 
L’iniziativa a più largo raggio comporterà la diffusione di conoscenze in questo settore nelle scuole di ogni ordine e grado.
 

La Sicilia, laboratorio privilegiato del progetto

“Dal Museo alla Bottega” si rivolge al personale dei Musei e delle collezioni, con l’apporto — per la loro formazione — di docenti universitari e di artigiani.
 
I beneficiari principali saranno gli studenti delle scuole primarie e secondarie e universitari.
 
Desideriamo coinvolgere quanti più Paesi possibile. Finora abbiamo avuto contatti incoraggianti con istituzioni di Italia, Inghilterra e Malta, per l’Unione Europea; Egitto e Tunisia come Paesi ENPI.
 
La Sicilia, sede della nostra Scuola di formazione per orafi e argentieri, vanta una tradizione pressoché ininterrotta dalla preistoria ad oggi nella produzione dei metalli preziosi. Inoltre essa è il luogo della sintesi bizantino-arabo-normanna delle forme e delle tecniche di lavorazione (secc. VI-XIII). Tuttora esistono numerose botteghe e fabbriche di argentieri, alcuni dei quali sono particolarmente esperti nel restauro, altri nella manutenzione degli oggetti di oreficeria. Gli artigiani siciliani usano le tecnologie moderne, ma sono ancora molto abili nella lavorazione a mano di manufatti in oro, argento, smalto, corallo, pietre preziose, avorio, tartaruga, madreperla e quant’altro.
 
In tutti i Paesi del Mediterraneo esiste una discreta continuità nel settore artigianale, ma piuttosto folcloristica, rivolta al turismo di massa. Invece la Sicilia ha conservato la tradizione alta, sia negli oggetti di uso domestico che nell’arte sacra. Attendiamo con impazienza che la Regione Siciliana accolga l’istanza di inserimento nel Registro delle Eredità Immateriali dell’argenteria e dell’oreficeria palermitane nel loro complesso e di alcuni artigiani in particolare.
 

Alcuni attori del progetto

Sono numerosi i musei dell’isola da coinvolgere. Tuttavia l’episodio più qualificato della fusione tutta siciliana di più tradizioni è il Duomo di Monreale, visitato ogni anno da circa 1.500.000 turisti, attratti dalla bellezza del monumento ma confusi sul reale significato dell’opera. Una dei risultati auspicabili è l’elaborazione di una guida multimediale che sveli i misteri di questo capolavoro.
 
Il Regno Unito è il luogo della metodologia didattica, specificamente nel settore museale.
 
Malta è la nazione in cui si lavora ancora egregiamente la filigrana d’argento, tecnica di lavorazione ad intreccio di sottili fili d’argento che, dopo la ritorcitura, vengono fissati su un supporto, anch’esso di materiale prezioso, in modo da creare un elegante effetto di struttura traforata.
 
In Egitto si trova il Museo di Antichità egiziane comunemente conosciuto come Museo Egizio de Il Cairo, che ospita la più completa collezione di reperti archeologici dell’Antico Egitto del mondo. Inoltre la Faculty of Applied Arts della Helwan University opera già nella formazione dei giovani artigiani. È auspicabile il potenziamento dei musei delle tradizioni copte e musulmane.
 
In Tunisia esiste il Bardo, un museo archeologico situato nella periferia occidentale di Tunisi. Nella stessa capitale c’è l’intenzione di creare un museo delle suppellettili di arte sacra cristiana in possesso della Prelatura di Tunisi, dopo averle catalogate e restaurate.
 
Va tenuto presente che in Tunisia si conserva l’arte del niello, con la quale si realizzano i gioielli delle tribù berbere e il vasellame, una tecnica che consiste nel coprire i tratti di un’incisione in modo che il disegno dell’incisione stessa appaia in nero risaltando sul colore del metallo prezioso.
 
In tutti i Paesi coinvolti nel progetto si tratta di aiutare i giovani a salvaguardare quei tratti dell’identità nazionale e religiosa che costituiscono il nucleo più profondo della rispettiva eredità culturale.
 
Un altro obiettivo significativo è la promozione del turismo relazionale integrato. Il turista più colto ha un grande interesse a conoscere i prodotti di qualità, specialmente se gli viene offerta la possibilità di entrare nelle botteghe e assistere al processo di realizzazione dei manufatti.
 
Ciro Lomonte
 

Ma che te lo dico a fare (2) —Perché preziosi ?

Confucio

Cento giade del tesoro di Kung — Antologia di filosofia confuciana a cura di Pietro Grosso, Carabba, Lanciano, 1933, pp. 35-36.

Tse Kong disse a Confucio:
“Posso aver l’ardire di domandari perché il savio apprezza la giada e disprezza la pietra comune? Forse perché la giada è rara e la pietra è comune?”
 
Confucio rispose:
“Se la giada è molto pregiata lo si deve al fatto che per il savio sin dai tempi antichi essa è l’emblema della virtù. Per il savio la lucentezza e lo splendore della giada rappresentano la virtù integrale; la sua compattezza perfetta e la sua estrema durezza rappresentano la sicurezza dell’intelligenza; i suoi spigoli che non feriscono, benché sembrino taglienti, rappresentano la giustizia; il suono puro e prolungato che da essa si effonde quando la si batte rappresenta l’armonia.
La sfumatura del suo colore rappresenta la lealtà; i suoi difetti interni, che sempre traspariscono, denotano la sincerità; il suo splendore iridato rappresenta il cielo; la sua meravigliosa sostanza, estratta dai monti e dalle acque, rappresenta la terra.
Tagliata semplicemente, per servire da sola, senza alcun ornamento, la giada è simbolo di virtù. Il valore che tutti gli attribuiscono rappresenta la verità.
Ed a conforto di questi paragoni il Libro della Poesia dice che quando si pensa al savio, i suoi meriti ci paion simili a questa giada. Per questo il savio apprezza la giada.”
 


M. P. Shiel

M. P. Shiel, La nube purpurea, Adelphi, Milano, 1979, p.235.

Le mura di questo palazzo che ho costruito si contemplano fissamente, affascinate, riflesse nel fuoco di un lago di vino.
Non che l’abbia fatto di vino perché il vino è pregiato, né ho fatto le pareti d’oro perché l’oro è pregiato: non sono uno stupido; così li ho fatti perché, volendo pareggiare in bellezza con un’opera umana le opere di quegli Altri, dovevo per forza ricordare che, per una specie di scherzo della terra, proprio gli oggetti più costosi sono di solito i più belli.