Raccolta - Capitolo 3


Anime gnostiche





(1) Dobbiamo ad Eric Voegelin (2) la scoperta dell'anima gnostica dell'uomo di sinistra. Lo gnosticismo è quella concezione dualista per la quale il mondo è generato dal demiurgo cattivo, l'Arimane dell'inno di Leopardi. Ricordate?
Re delle cose, autor del mondo, arcana
Malvagità, sommo potere e somma
Intelligenza, eterno
Dator de' mali e reggitor del moto (3)
Per Thomas Molnar,
l'atteggiamento della sinistra è innanzitutto un'attitudine critica. (...) questo atteggiamento maschera una diffidenza fondamentale nei confronti della realtà, nei confronti dell'essere stesso. La critica (...) è rivolta, sì, a una situazione concreta, ma di fatto essa prende di mira ogni situazione data perché data. (...) Jacques Maritain scriverà che "il puro uomo di sinistra detesta l'essere, preferendo sempre e in ipotesi, secondo l'espressione di Rousseau (4), ciò che non è a ciò che è".(5)
Forse queste, come tutte le definizioni, semplificano un po', ma sembrano cogliere nel segno, e sconcertano. Pensateci: quella descritta, non è la stessa attitudine dei manipolatori genetici?

Il recente convegno di Verona, (6) ha visto il tema della comunità al centro del dibattito generale e di quello di vari Forum, come quello sulla liberalizzazione al quale ho partecipato. Nell'incontro è emerso con evidenza come gli ecologisti ancora invischiati nella propria identità di uomini di sinistra, siano incapaci d'accettare le cose per quello che sono, e in quanto sono. Non riescono, per usare il termine nietzschiano, a "dire di sì"; quando i loro sentimenti si rivolgono agli animali, agli uomini, agli enti, si emozionano per una proiezione edulcorata della natura. Se parlano di diritti dei nomadi, non hanno in mente quelli reali, sporchi, ladri, con i loro costumi patriarcali e le loro violenze. Difendono gli zingari per quello che dovrebbero o potrebbero essere (l'immaginetta dello tzigano sorridente e musicista), ma non per quello che sono. Quando si schierano con la resistenza afgana, quanta difficoltà però ad accettare quella cultura (islamica integralista maschilista guerriera). Sotto sotto sperano che la guerra inneschi un processo di modernizzazione. È più esplicita DP, quando favoleggia che nelle città occupate, con i carri sovietici, arrivi anche la liberazione della donna...

Oggi tutto quello che è si deve giustificare, deve guadagnarselo il "diritto" ad essere. A Firenze un piccolo fiume, abbastanza inquinato abbastanza sporco ma ancora vivo, il Mugnone, è minacciato dal solito progetto di copertura e intubamento. I cittadini che vogliono salvarlo, sono stati obbligati a "valorizzarlo": hanno dovuto costituire un'associazione per dichiarare i meriti storici, ambientali, culturali, paesaggistici, del povero corso d'acqua. Non possono dire semplicemente: - Lasciatelo in pace com'è! - altrimenti arrivano le betoniere...

Nel nostro Forum in diversi abbiamo ripreso la proposta di CL del "buono scuola", da assegnare ai genitori per permettere la libera scelta, superando lo statalismo scolastico. C'era unanimità sullo sviluppo delle differenze e sul pluralismo, sull'opposizione all'omologazione centralistica. Di fronte alla proposta concreta, però, tutto si è fatto fumoso. Per alcuni, i soggetti di questo "nuovo" potere dal basso potevano essere solo figure utopiche e future, improbabili: - Non i consigli di quartiere come sono ora, beninteso, ma "vere" autogestioni. - Comunità, ma non gruppi chiusi, ideologici, totalizzanti come quelli proposti da CL - Insomma, stante la (forse meritata) impopolarità dei cattolici, come tutte le volte che illustro questa proposta sono dovuto arrivare all'esempio delle comunità ebraiche e delle loro scuole (ne esistono ancora). Così emerge l'ingiustizia del meccanismo attuale che obbliga quei genitori a pagare, con le tasse, la scuola statale che non usano oltre alla propria. Solo chi ha un blasone di milioni di morti, può vedere riconosciuto il diritto elementare di scegliere, e fare, la scuola per i propri figli?

Come nelle altre esistenti ed esistite, anche nei ghetti, le comunità ebraiche europee prima dello sterminio, i rapporti interni non erano paradisiaci. Oggi tanti ebrei hanno scelto la totale integrazione, altri, pochi, vogliono restare fedeli alle loro tradizioni. Tradizioni ideologiche, totalizzanti, esclusive. Che ne facciamo di questi irriducibili? Li rieduchiamo? Li assegniamo agli psicologi delle USL?

Aggiungo un'osservazione di Ortega y Gasset, che a me pare definitiva:
Nella preoccupazione di fare le cose come si deve - è questa la moralità - c'è una linea, oltre la quale cominciamo a sentire come dovere quello che è pura voglia o smania personale. Cadiamo, quindi, in un altro genere di immoralità, nella peggiore di tutte, che consiste nel disconoscere le condizioni medesime, senza le quali le cose non possono stare. Questo è l'orgoglio supremo e devastatore dell'uomo, che propende a non accettare limiti alla sua volontà e immagina che il reale manchi completamente di una sua struttura capace di opporsi al suo arbitrio. È il peccato più grave, tanto che davanti ad esso perde valore del tutto la questione se il contenuto di questa volontà, per parte sua, era buono o cattivo. Se credi di poter realizzare quello che vuoi, per esempio il sommo bene, sei, senza rimedio, un malvagio. La preoccupazione per ciò che deve essere è degna di stima solo quando ha esaurito il rispetto per ciò che è. (7)
aprile 1987



Bellissima anche questa di Gómez Dávila
"La saggezza si riduce a non insegnare a Dio come si devono fare le cose" (8)




Note

  1. Azione Nonviolenta, aprile 1987.
  2. ERIC VOEGELIN, Il mito del mondo nuovo, Rusconi, Milano, 1970.
  3. C'è anche un divertissement di Montale: Ahura Mazda e Arimane / il mio pensiero persiano / di stamane.
  4. "Non c'è di bello che ciò che non è", diceva Jean Jacques. E J.P. Sartre: "Il reale non è mai bello". (nota di Maritain, vedi sotto).
  5. THOMAS MOLNAR ed altri, Il vicolo cieco della sinistra, Rusconi, Milano, 1970, p. 19. La citazione da Maritain proviene da Lettre sur l'Indépendence, Desclée de Brouwer, Parigi, 1935.
  6. Il convegno I Verdi e il potere, organizzato da venti riviste dell'area ecopacifista, si era tenuto dal 6 all'8 marzo 1987. Con Vincenzo Bugliani mi ero occupato, con scarsissimi risultati, del Forum La liberalizzazione verde contro le idee che si fanno Stato.
  7. JOSÉ ORTEGA Y GASSET, Discorso sulla caccia, Vallecchi, Firenze, 1990, p. 72.
  8. NICOLÁS GÓMEZ DÁVILA, Escolios a un texto implícito, Instituto Colombiano de Cultura, Santa Fé de Bogotá 1977, vol. I, p. 56; citato in Cristianità, n° 298, marzo-aprile 2000.