Raccolta - Capitolo 7


Agli ex





Amicus Plato, sed magis amica veritas


(1) Dal giorno malaugurato dell'arresto di Adriano, Ovidio e Giorgio, mi sono trovato più volte in riunioni come questa, e sempre con qualche disagio. Intendo qui spiegare il perché sia della mia presenza, sia del disagio.

Come tanti mi sento direttamente coinvolto in questa vicenda, e nella sorte degli imputati, avendo partecipato all'avventura di Lotta Continua fin dall'inizio. So inoltre di essere in debito con quella storia comune perché personalmente ne sono uscito arricchito (a spese di chi vedremo dopo).

Partecipo a questi incontri per testimoniare la preoccupata solidarietà con gli amici in pericolo, e per il piacere di rivedere, come ogni reduce, compagni di antiche battaglie di gioventù. E non importa il giudizio che più tardi ci si è andati facendo sulla guerra insieme combattuta.

Veniamo allora al disagio: è creato soprattutto dal percorso che, con altri, ho fatto in questi anni. E che mi ha portato molto lontano dalle idee che sono date per scontate in queste sedi. Un percorso che è stato anche un viaggio, o meglio un ritorno, dentro noi stessi: la nostra visione ecologista infatti non l'abbiamo comprata al supermercato della modernità, ma si basa sulla sofferta consapevolezza che la possibile conversione di una società impazzita, i cui consumi-bisogni-desideri mettono in forse l'avvenire delle generazioni, può partire solo dalla riscoperta di quella saggezza tradizionale che ha consentito per millenni all'umanità di conservare e tramandare l'ambiente e se stessa. Una saggezza che nasce dalla resa all'evidenza, dalla sottomissione ai limiti che la natura, e la natura umana, impongono all'agire e che ha sempre riconosciuto la priorità del concetto di obbligo, di dovere, rispetto a quello di diritto. Una saggezza che vede nel costume di una comunità, e quindi in primo luogo della famiglia, e non nel processo manipolatorio di macchine pedagogiche o giudiziarie, l'unica possibile, materiale, sorgente della volontà morale.

In teoria non dovrebbero esserci problemi: l'esperienza di LC è come un libro già passato in stampa, che ormai appartiene ai lettori, non a chi lo scrisse. Si può citare, commentare, se ne possono fare altri di simili, ma oggi nessuno vi può aggiungere capitoli. In pratica non è così. Si continua a parlare a nome della nostra storia, e quindi anche della mia.

Un'altra difficoltà è per me quell' "eravamo i migliori" che si sente nell'aria e che va oltre la legittima difesa del proprio passato da false accuse e deformazioni. La nostra è stata un'esperienza appassionante, calda, generosa, non meschina. È un fatto. Ma questo non la colloca al di sopra di altre. (2)

Ultimo, e bisogna pure guardare in faccia la verità, abbiamo combattuto dalla parte sbagliata. Il grosso delle idee che ci muovevano ha vinto, in Italia e ovunque. Rivelandosi per quello che erano: un aiuto al deserto che cresceva.

Abbiamo contribuito all'avanzare del totalitarismo, allo sviluppo del dominio reale del capitale sull'umanità, alla distruzione degli organismi intermedi e delle comunità, dalla famiglia alla scuola... Ci siamo lasciati dietro una generazione di sbandati, cresciuti alla scuola della deresponsabilizzazione, del vittimismo, del rivendicazionismo. Penso soprattutto a quella che ci è succeduta, che, grazie alle nostre vittorie, ha avuto padri più deboli dei nostri. Uomini, e donne, incapaci di divenire adulti, di trovarsi, di metter su casa, di accudire ai propri figli e quindi pronti alla manipolazione, al consumo, ai media, a consegnare la propria vita ad ogni tipo di esperto, magistrato, psicoqualcosa, a cadere al primo colpo di gelo della realtà. E ne sono caduti molti.

Chi oggi cerca, per quanto può, di riparare a questi disastri, anche con l'azione politica, incontra spesso sulla propria strada, come avversari, degli ex. Niente di terribile, ma vorrei che nell'inevitabile scontro non fosse usata Lotta Continua, la cui storia è un capitolo chiuso.



maggio 1991



Note

  1. In occasione di un'assemblea in difesa di Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani tenuta a Pisa nel maggio '91, avevo preparato queste osservazioni, che ritenevo qualcosa di dovuto innanzitutto a me stesso. Decisi allora, per ragioni di opportunità, di non farne di nulla. Le presento ora perché rappresentano un anello che tiene insieme molto di quello che è qui detto.
  2. [2004 ] Ed è bene ricordare che anche per noi valevano le parole del poeta: “E fra coloro che l’ascoltavano c’erano alcuni uomini buoni, / Molti che erano malvagi. / E la maggior parte nessuna delle due cose. / Come tutti gli uomini in qualsiasi luogo” T.S.ELIOT, La Roccia – Un libro di parole, Biblioteca di via Senato Edizioni, Milano, 2004, p 109.