Raccolta - Capitolo 8


L’illusione della modernità





(1) Voglio illustrare qui una tesi, peraltro non nuova, che è spesso implicita nei nostri ragionamenti. La tesi è che la società attuale non funziona con modalità diverse da quelle cosiddette primitive o dalle civiltà che l'hanno preceduta. Più sotto presento in una tabella le grandi opposizioni tra mondo tradizionale e moderno analizzate da vari studiosi. Esistono anche false opposizioni, come tra valore d'uso e di scambio, o tra austerità e spreco, ma questo meriterebbe un altro discorso.

Primo esempio: dono/scambio mercantile. L'economia primitiva, comunitaria, così come è stata definita nel magistrale saggio di Marcel Mauss sul dono, ruoterebbe intorno alla triplice obbligazione di donare, ricevere, restituire.

Al mare. Stai riportando la tua barca sulla spiaggia. Sei con tre amici e ce la state facendo agevolmente. Si presenta un tale offrendo il suo superfluo aiuto. Non puoi, evidentemente, rifiutarlo. Il giorno dopo, sdraiato comodamente sulla rena, lo scorgi che s'affanna a spingere la sua: sei obbligato ad aiutarlo. (Ti ha fregato con quello che Mauss chiama "dono ad interesse usuraio"). È vero che di questi obblighi non rimangono che echi pallidissimi nel nostro diritto, ma tutti vedono che esistono.

Secondo: iniziazione. È registrata l'esistenza in tutte le società primitive di riti (traumatici) di passaggio all'età adulta. Oggi parrebbero scomparsi. La legge non ne parla; la scuola non ne prevede. Eppure il giovane maschio non riesce neppure oggi ad uscire dall'adolescenza senza un trauma. Alla peggio se lo inventerà in forme selvagge (dieci chilometri in autostrada in senso contrario a fari spenti è una delle tante; che spreco di vite, però, per una cosa così semplice...). Alla meglio troverà forme semi-istituzionali più regolate, come nello sport. Qualche tempo fa, Riccardo Zucconi mi raccontava entusiasta di un americano che sta facendo i soldi con centri di rieducazione per tossici delinquenti. I corsi funzionano (pare con successo) applicando il sistema d'iniziazione di non so quale tribù pellerossa.

Terzo: dipendenza da persone/dipendenza da cose. Ovunque i sistemi di comando basati su persone sono sostituiti da procedure oggettive e automatiche. Dall'occhio del capoufficio al marcatempo elettronico. Dal tema al test. Ma è poi vero che le cose funzionano così? Negli Stati Uniti la scuola dei test produce risultati fallimentari, mentre le classi dirigenti continuano ad essere sfornate da college dove tutto è all'insegna della tradizione. Niente dovrebbe essere più anonimo e impersonale delle grandi società per azioni; eppure anche lì a decidere sono uomini in carne, ossa e psichismi. E strategica, come recitano i manuali per manager, è sempre la conduzione delle relazioni umane.

Tutto ciò è noto, come dicevo all'inizio. Mauss già segnalava:
una parte considerevole della nostra morale e della nostra stessa vita staziona tuttora nell'atmosfera del dono, dell'obbligo e, insieme, della libertà. Non tutto, per fortuna, è ancora esclusivamente classificato in termini di acquisto e di vendita. Le cose hanno ancora un valore sentimentale oltre al loro valore venale, ammesso che esistano valori soltanto venali (...) Il dono non ricambiato rende tuttora inferiore colui che lo ha accettato... (2)
per concludere:
Così, da un capo all'altro dell'evoluzione umana, non ci sono due tipi di saggezza. Si adotti, dunque, come principio della nostra vita, ciò che è stato e sarà sempre un principio: uscire da se stessi, dare, liberamente e per obbligo; non c'è il rischio di sbagliare. (3)
Mircea Eliade, da parte sua, ha insistito sulla sopravvivenza del senso del sacro e delle pratiche tradizionali, come l'iniziazione, nel mondo contemporaneo. Queste sopravvivenze non dovrebbero sorprendere.

Statuto Contratto HENRY MAINE
Limitato Illimitato KARL MARX
Concreto Astratto KARL MARX
Dipendenza da Persone Dipendenza da cose KARL MARX
Nulle terre sans seigneur L'argent n'a pas de maître KARL MARX
Comunità Società FERDINAND TÖNNIES
Volontà essenziale Volontà arbitraria FERDINAND TÖNNIES
Organicismo Meccanicismo FERDINAND TÖNNIES
Possesso Patrimonio FERDINAND TÖNNIES
Suolo Denaro FERDINAND TÖNNIES
Dono Acquisto MARCEL MAUSS
Maschera Persona MARCEL MAUSS
Obbligo Diritto SIMONE WEIL
Sacro Profano MIRCEA ELIADE
Gerarchia Egualitarismo LOUIS DUMONT
Olismo Individualismo LOUIS DUMONT
Epimeteo Prometeo IVAN ILLICH
Scienza della forma Riduzionismo RENÉ THOM
Personificazione Concettualizzazione JAMES HILLMAN


Ci stupiamo perché siamo vittime di un errore concettuale che cercherò di mostrare. È spesso usata la metafora sulla nostra civiltà come forma tumorale. Sono forti infatti le analogie: parassitismo (si nutre delle forme vive precedenti), sviluppo impazzito, indifferenziazione. Non si deve dimenticare che il tumore non è autonomo, non è un organismo, ma la patologia di un organismo. Non sarà mai che un uomo cambi il funzionamento tipico dei suoi organi, apparati, sistemi. Finché un malato di cancro vive, ancora sono presenti tutte le funzioni essenziali (anche se sempre con maggiore difficoltà). Vivrà male, malissimo, tra i tormenti, ma se e fintanto che quelle funzioni persistono.

Lo stesso vale per il corpo sociale, che ha anch'esso i suoi funzionamenti vitali e tipici (delineati nella prima colonna della tabella). Non è affatto detto che sopravviva, ma finché si parla di società umana, in qualche modo il sistema continuerà a permanere. Ecco l'errore: consiste nel pensare che gli attributi della seconda colonna rappresentino la realtà del nostro sistema di vita. Come spiega meglio Bernanos:
L'eccesso di zucchero è una conseguenza della malattia funzionale del fegato. L'eccesso di macchinismo concentrazionario e totalitario, con tutti i mali che esso genera, è conseguenza di una malattia funzionale della civiltà umana, e non è colpa mia se si pretende di dare a questo diabete meccanico il nome stesso di civiltà, vale a dire il nome stesso di ciò che esso sta per distruggere. (4)
Questo ci dice qualcosa anche sulle possibili cure. Non è questione di abbattere il sistema della modernità (o capitalistico o della tecnica o dei consumi o come lo si voglia chiamare), per costruire ex novo quello comunitario. Abbiamo visto che la modernità non esiste se non come malattia o come ideologia. Il fallimento dei tentativi storici di restaurazione della comunità per decreto, il loro approdo totalitario, sono solo espressione di quel soggettivismo esasperato, dello spirito prometeico, tipico della mentalità moderna. La cura prevede sì di attaccare il male (anche, perché no, con la chirurgia), ma soprattutto di aiutare il "terreno", sostenendo le funzioni vitali affinché si rafforzino. Ma per farlo dobbiamo capire in che modo oggi queste funzioni siano faticosamente svolte nel corpo sociale.

ANCORA OPPOSIZIONI

La nostra collezione di opposizioni può essere arricchita da quelle che emergono dal contributo appassionato di Charles Péguy.
Siamo gli ultimi. Quasi quelli che vengono dopo gli ultimi. Subito dopo di noi ha inizio un'altra epoca, un altro mondo, il mondo di chi non crede più a niente, di chi se ne vanta e se ne inorgoglisce. Subito dopo di noi ha inizio il mondo che abbiamo definito, che non cesseremo mai di definire, il mondo moderno. Il mondo degli intelligenti, (5) dei progressisti, di quelli che la sanno più lunga, di quelli ai quali non la si dà a bere. Il mondo di chi non ha più niente da imparare. Il mondo di chi fa il furbo. Il mondo di chi non si lascia abbindolare, di chi non è imbecille. Come noi. Cioè, il mondo di chi non crede più a niente, neppure all'ateismo, di chi non si prodiga per nulla e non si sacrifica per nulla. (6)
Non abbiamo paura delle parole. Il modernismo consiste nel non credere in ciò che si crede. La libertà consiste nel credere in ciò che si crede e nell'ammettere, (nell'esigere, in fondo) che anche il nostro vicino creda in ciò che crede.
Il modernismo consiste nel non aver nessuna credenza per non danneggiare l'avversario che anche lui non crede. È un sistema di reciproca abdicazione. La libertà consiste nel credere. E nell'ammettere, e nel credere che l'avversario creda.
Il modernismo è un sistema di compiacenza. La libertà è un sistema di deferenza.
Il modernismo è un sistema di politesse. La libertà è un sistema di rispetto.
Non bisognerebbe usare parole grosse, ma infine il modernismo è un sistema di viltà. La libertà è un sistema di coraggio.
Il modernismo è la virtù della gente di mondo. La libertà è la virtù del povero. (7)
Interessanti anche le precisazioni di Chesterton e MacIntyre:

Gli uomini moderni non sono cattivi, in un certo senso, son fin troppo buoni. Il mondo è pieno di virtù selvagge e messe in subbuglio. Quando un sistema religioso è sconvolto, come il Cristianesimo all'epoca della Riforma, non si scatenano soltanto i vizi. I vizi - rilasciati - dilagano e danneggiano. Ma anche le virtù, lasciate in balia di se stesse, si diffondono più selvaggiamente e fanno anche più terribili danni. Il mondo moderno è pieno di antiche virtù cristiane che sembrano come folli: sono divenute folli perché sono scisse una dall'altra e vagano senza mèta. (8)
Quindi, secondo Aristotele, l'eccellenza del carattere e quella dell'intelligenza non possono essere separate. Qui Aristotele esprime una concezione che contrasta tipicamente con quella che predomina nel mondo moderno. La concezione moderna si esprime, a un certo livello, in luoghi comuni come: "Sii buona, dolce fanciulla, e lascia l'intelligenza a chi la vuole", e a un altro in pensieri profondi quali la distinzione di Kant fra la volontà buona, il cui possesso soltanto è condizione necessaria e sufficiente del valore morale, e quella che a suo giudizio è una dote naturale del tutto distinta, il sapere come applicare le regole generali ai casi particolari: una dote la cui mancanza viene definita stupidità. Così per Kant si può essere insieme buoni e stupidi; ma per Aristotele la stupidità di un certo tipo esclude la bontà. Inoltre l'autentica intelligenza pratica richiede a sua volta la conoscenza del bene, anzi, richiede essa stessa una determinata specie di bontà da parte di chi la possiede: "...è evidente che è impossibile che sia saggio chi non è buono." (9)
Qui sotto lo specchietto delle nuove acquisizioni.



Ingenuità Furbizia CHARLES PÉGUY
Ammissione delle differenze Rinuncia alle differenze CHARLES PÉGUY
Deferenza Compiacenza CHARLES PÉGUY
Rispetto Politesse CHARLES PÉGUY
Coraggio Viltà CHARLES PEGUY
Armonia tra le virtù Virtù impazzite G. K. CHESTERTON
Intelletto Sentimento ALASDAIR MACINTYRE


giugno - dicembre 1992





Note

  1. Il Verde, serie II n° 1, giugno 1992. Testo rivisto per Nuovi contatti, n° 4, giugno 2002.
  2. MARCEL MAUSS, Teoria generale della magia, Einaudi, Torino, 1991, p. 269.
  3. Ivi, p. 276.
  4. G. BERNANOS, Lo spirito europeo e il mondo delle macchine, Rusconi, Torino, 1972, p. 188.
  5. Su questa parola ha fatto la sua fortuna il settimanale L'Espresso: le vacanze intelligenti, i giochi intelligenti, il sesso intelligente, eccetera, fino alla nausea.
  6. CHARLES PÉGUY, La nostra gioventù - Il denaro, UTET, Torino, 1972, pp. 58-59.
  7. Ivi, pp. 288-289.
  8. G. K. CHESTERTON, L'ortodossia, Morcelliana, Brescia, 1947, p. 25.
  9. ALASDAIR MACINTYRE, Dopo la virtù, Feltrinelli, Milano, 1988, p. 187.