Sulla nuova legge regionale sulla libera scelta del sesso

Il testo dell'appello



Nel disinteresse più completo del mondo politico e non solo, la maggioranza politica che regge l’attuale Giunta regionale ha già approvato in Consiglio Regionale una legge contenente Norme contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere. Al di là del titolo, che potrebbe trarre in inganno, leggendo il testo si riscontra la presenza di disposizioni veramente preoccupanti perché radicalmente contrarie alla normale visione della persona umana. Si dà, infatti, come per scontato che ogni persona debba nella - propria vita - operare una "scelta dell’orientamento sessuale o della identità di genere" (art. 10). Si dispone inoltre di favorire "l'offerta di eventi culturali e forme di intrattenimento aperte ai diversi stili di vita, così come caratterizzati, tra l’altro, dall'orientamento sessuale, dall'identità di genere" (art. 15), di politiche regionali del lavoro per “i transessuali e i "transgender’” ed ancora di "promuovere iniziative di particolare rilievo sociale ed istituire circuiti [...] di solidarietà tra gli utenti” al cui scopo le "USL possono stipulare convenzioni con le associazioni e i gruppi rappresentativi dei diversi orientamenti sessuali e identità di genere".

Il grave equivoco su cui si fonda la legge è quello di confondere il necessario e dovuto rispetto che deve esser riconosciuto ed assicurato a tutti gli uomini, indipendentemente dall’orientamento sessuale, con la promozione, invece, di un’antropologia assolutamente contraria alla legge naturale. Per la Regione, dunque, ogni scelta sessuale avrebbe lo stesso valore e sarebbe degna di una positiva promozione. Tutto questo contro il comune buon senso ed il retto uso della ragione che ci conferma come il maschile ed il femminile sono dati appartenenti ontologicamente alla natura umana. La Regione Toscana, con questa legge, marcia deliberatamente verso l’oscuramento della differenza o dualità dei sessi: sembra questo l’ultimo frutto di una cultura annichilita dal più assoluto relativismo etico ed incapace di affermare la realtà sull’uomo. Vi è dunque per ciascuno il grave dovere di denunciare il tentativo – chiaramente portato avanti con questa legge – di promuovere una cultura perversamente disumana, contraria alla dignità della persona, alla ragione ed alla legge naturale universale ancora prima che – evidentemente – alla dottrina sociale della Chiesa. Vogliamo invece sperare che tutti coloro che ne hanno potere contribuiscano – per il bene comune – ad una sostanziale modifica di questa ingiusta normativa. Auspichiamo, inoltre, che il mondo cattolico, sull’esempio del Santo Padre, faccia sentire fortemente la sua voce in difesa dell’uomo, della sua inalienabile dignità e della legge naturale universale scritta nei cuori e nelle menti di tutte le persone e comprensibile con il retto uso della ragione.

Riccardo Novi (11 Novembre 2004)

Il commento di Giannozzo Pucci



L'impianto di questa legge distrugge il principio della laicità dello stato, il quale postula la convivenza di più fedi e filosofie nel reciproco rispetto. Questa legge afferma implicitamente che lo stato laico è impossibile e che la società non può fare a meno di essere confessionale anche se in questo caso cala sulla Regione Toscana un confessionalismo in guerra con la natura, col plurimillenario diritto naturale e con la filosofia perenne di tutte le tradizioni religiose di tutti i popoli della terra. Così facendo dà il via filosofico a una guerra di religione e diventa impossibile per un cristiano che voglia prendere sul serio il Vangelo, di pagare le tasse e obbedire alle leggi di una sovranità regionale ontologicamente contraria ai principi fondamentali della coscienza morale naturale.

Giannozzo Pucci