LETTERA APERTA (Versione del 4 aprile 2002)


Alle associazioni cattoliche che hanno sottoscritto il Manifesto ai leader del G8 di Genova e ai cristiani che hanno firmato l'appello Non conformatevi.

"Non crediate che io sia venuto per demolire la legge o gli ispirati. Sono venuto per realizzare, non per demolire. E infatti - è cosa certa quello che vi dico - fino a che il cielo e la terra non vadano via, nemmeno un accento o una virgola andranno via dalle legge in attesa che tutto incominci ad esistere. Perciò se qualcuno nel dare alle persone il suo insegnamento abolirà uno solo di cotesti articoli, anche di quelli che sono i più insignificanti, verrà considerato lui come l'essere più insignificante nel regno del cielo infinito."
(Vangelo di Matteo 5, 17-20)

"Se, rispetto alle risorse naturali, si è affermata, specie sotto la spinta dell'industrializzazione, un'irresponsabile cultura del dominio, con conseguenze ecologiche devastanti, questo non risponde certo al disegno di Dio"
(Giovanni Paolo II - 11.11.2000 - Discorso al mondo agricolo)







Interveniamo dopo aver meditato sia il Manifesto delle Associazioni Cattoliche ai G8, sia l'appello Non conformatevi, G8 e Anti G8.

In ambedue queste posizioni, seppure in modi diversi, ci paiono dominanti ideologie che si sono dimostrate in contrasto con l'idea di "disegno di Dio" sulla terra.

L'annuncio cristiano e l'impegno politico

Il Manifesto Non conformatevi dice che "il primo e fondamentale contributo che i cristiani portano all'umanità, anche per la promozione sociale e civile dei popoli, è l'annuncio di Gesù Cristo", lo condividiamo in questo ma dobbiamo aggiungere:

1) che l'annuncio deve riflettersi anche sul nostro modo di operare;

2) che l'incontro con coloro che restano indifferenti all'annuncio si basa sulle parole di Gesù "nemmeno un accento o una virgola andranno via dalle legge in attesa che tutto incominci ad esistere" le quali ci impongono di contribuire al recupero della coscienza morale di ciascuno, ispirando anche una politica più conseguente con la "legge scritta nel cuore" di cui fa parte l'innato sentimento della natura.

E' anche qui, sul piano della legge di natura, e della società che ad esso si adegua e conforma, che si colloca l'impegno politico del cristiano, vicino a quello degli antichi profeti ebrei i quali richiamavano il popolo a ritornare alla "legge", cioè a una separazione netta dalle mode, dai miti, dalle ideologie, dalle ragioni e dalle rivendicazioni del secolo per privilegiare la verità perenne della coscienza morale.

Le ideologie scientiste e le radici dell'occidente

Siamo convinti che il liberalismo capitalistico e le ideologie di sinistra siano episodi degenerativi che non rappresentano la parte vitale della civiltà occidentale.

Infatti ambedue queste correnti di pensiero, apparentemente contrapposte, si sono fondate sul primato della ragione scientifica rispetto alla fede, all'autorità divina, alla tradizione, alla ragione della coscienza morale e al sentimento, che avevano ispirato per 15 secoli i momenti alti della civiltà europea, nonostante le gravi contraddizioni che ne ostacolavano il cammino.

La distruzione di ogni ispirazione trascendente prodotta dal dominio della ragione fine a se stessa si è manifestata emblematicamente nelle dittature sovietica e nazista giustificate dal materialismo scientifico e dal darwinismo sociale, ma è onnipresente anche nelle democrazie consumiste. I programmi di sterilizzazione, l'aborto legittimato dallo stato, le manipolazioni genetiche, le clonazioni, l'utero artificiale, l'accanimento terapeutico, l'eutanasia ecc. sono fondati sul medesimo primato dell'ideologia scientista.

Il popolo di Seattle e la Chiesa

Chi fa di ogni erba un fascio, unificando il variegatissimo "popolo di Seattle" in una generica condanna corre il rischio di negare anche il vero ecumenismo, cioè la via per la salvezza che il Padre ha dato a tutti, anche fuori della Chiesa.

Ridurre il movimento contro la globalizzazione economica alla sola componente marxista "che si esprime come odio ideologico dell'Occidente capitalistico e del libero mercato e che riesce perfino a demonizzare lo sviluppo, la tecnologia e la scienza" (Manifesto Non conformatevi pag.2) significa stravolgere il senso sia del marxismo che del capitalismo (sempre e senza eccezione industrialisti) e dimenticare la distanza che esiste fra ambedue queste ideologie e la tradizione cattolica. E proprio nel solco di questa tradizione si pone inconsapevolmente la parte più avanzata della riflessione contro la globalizzazione economica, con le sue esigenze comunitarie, di autonomia locale, di limitazione del profitto e di responsabilità ecologica. E' interessante notare quanto queste esigenze corrispondano a quelle della teologia morale millenaria elaborata dalla Chiesa (ad esempio contro l'usura) e rappresentata fra l'altro nella Summa di S.Tommaso, nella Commedia di Dante, nella profezia Savonaroliana fino ai moderni attualizzatori del tomismo come Maritain e La Pira.

Oltretutto un'area dell'ecologismo riconosce l'imperativo morale di una positiva presenza dell'uomo sul pianeta, in quella sua capacità di "simbiosi" con la creazione che produce rispetto e un meraviglioso dispiegarsi dalla varietà delle forme di vita naturale. Lungi dal demonizzare o angelicare la tecnologia, in questo modo si riafferma il libero arbitrio e l'inevitabile presenza in ogni epoca delle conseguenze del peccato originale, che le visioni progressiste e tecnologiste tendono a occultare.

Progresso, tecnologia ed etica

La Chiesa Cattolica dà un esempio mirabile di non accettazione succube della tecnologia nel fatto che da oltre un secolo rifiuta di riconoscere la legittimità di ogni moderna pratica di sospensione della fecondità umana (condom, spirale, pillola ecc.). La condanna di queste tecnologie si basa sul riferimento alla natura come indicazione morale.

Bisogna estendere questa libertà di critica anche agli altri campi della tecnologia che incidono profondamente sui costumi e alle tecnologie belliche di distruzione di massa incompatibili persino con la teoria della "guerra giusta". Come cristiani dobbiamo non stancarci di riaffermare che non esiste progresso nel campo etico, i cui imperativi vanno riscoperti anche nell'ideologia che è presente nella tecnologia visto che si tratta di un'attività umana ancorché meccanizzata.

"La storia dell'umanità dimostra che il progresso scientifico, tecnologico, culturale ed economico generato dall'uomo ha reso il nostro pianeta più vivibile": questa affermazione del Manifesto Non conformatevi contrasta con la sua proposta iniziale profondamente condivisibile che condanna "la presunzione di servire alla costruzione del Regno di Dio, assumendo quanto più possibile dal cosiddetto mondo d'oggi: i suoi modi di vita, il suo linguaggio, i suoi slogans, il suo modo di pensare". Che cosa più del progresso scientifico, tecnologico, dello sviluppo capitalistico e della globalizzazione economica domina e incarna "il mondo" oggi? E come considerare "più vivibile" un mondo attanagliato da emergenze come la crisi climatica? o definire "più vivibile" per i piccoli un sistema finanziario che costringe persino grandi gruppi industriali ad unirsi per adeguarsi alle dimensioni del mercato mondiale?

Un mondo in cui in assenza di riferimenti etici comuni vengono sottoposti a decisione politica e legalizzati comportamenti in contrasto con principi morali plurimillenari, in cui sono pubblicizzati delitti abominevoli, in cui a livello di massa si assiste alla diffusione della droga, di modelli di vita ed immagini che ostacolano la crescita interiore, non può certo essere definito "più vivibile" rispetto a civiltà meno tecnologiche ma prive di simili degenerazioni. La storia degli ultimi due secoli mostra che molti dei progressi tecnologici ed economici annunciati come miracoli stanno determinando danni, violenze e squilibri per l'umanità e la natura senza proporzioni con il passato e ciò fa pensare alla sostanziale diversità esistente fra la concezione di "natura" propria della rivelazione rispetto a quella illuminista e progressista.

Le tecnologie di guerra hanno invaso la pace quotidiana

Ci rendiamo sempre più conto della necessità di riscoprire, come società, quei perenni criteri morali che devono indirizzare e limitare la ricerca e l'applicazione tecnologica, riportarle da scopo a strumento, sottraendole al terreno dello sfrenato sviluppo militare.

Attualmente tutte le attività di cui andiamo così fieri e che l'ONU usa come parametro di civiltà pacifica (aeronautica, meccanizzazione, radiocomunicazione, telefoni o telefonini, satelliti ecc.) sono sottoprodotti di una parossistica ricerca e produzione di guerra. La profezia di Isaia del trasformare le spade in aratri e le lance in falci può essere intesa per i cannoni, ma molto meno per la catena di montaggio ed altri sottoprodotti dell'industria bellica che hanno esteso la guerra anche all'interno della pace moltiplicando i rifiuti e i consumi che sono un bombardamento continuo contro la natura e contro la capacità di sussistenza dei popoli. La storia peraltro ci ricorda che le idee di progresso, sviluppo, espansione possono corrispondere a periodi di decadenza della civiltà.

La pace fa parte del disegno di Dio sulla creazione e come tale è un diritto naturale, inscindibile dai doveri e compiti dell'uomo. La nonviolenza, o meglio la forza e il potere della verità è la forma di testimonianza politica personale e comunitaria compatibile col cristianesimo, è il modo per costruire la pace nonostante la violenza.

La medicina

La modernità pretende di essere accettata in toto per i suoi progressi medici. Pur riconoscendo i benefici effetti di una parte delle scoperte in campo medico, non si può dimenticare che le morti per malattie infettive si erano ridotte a una piccola frazione del numero iniziale prima dell'intervento della medicina moderna e che nuove malattie si stanno diffondendo nonostante l'immenso mercato di prodotti farmaceutici e la titanica organizzazione medico sanitaria che hanno trasformato l'uomo dei paesi ricchi in un insaziabile consumatore di farmaci.

Nell'unione europea i nuovi casi di cancro sono ogni anno 1.300.000 e i morti per questa malattia 900.000 numero in aumento continuo, nonostante l'enorme impegno di ricerche e investimenti.

L'agricoltura

Lungo tutta la storia dell'umanità, l'agricoltura è sempre stata biologica e come tale ha nutrito le popolazioni più diverse nelle condizioni più estreme quando è stata esercitata con giustizia e per piccoli poderi.

Anche i dati attuali sulla produzione complessiva dimostrano che i piccoli poderi che praticano la policoltura e non dipendono da concimazioni chimiche o mezzi industriali, occupano più persone e producono di più, per unità di superficie, delle grandi aziende monocolturali, cioè specializzate in produzioni record per un solo prodotto. Inoltre nei piccoli poderi l'attività umana mantiene valori e significati...

I dati dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro già da 25 anni documentano che in quei paesi dove la "rivoluzione verde" (cioè l'uso di macchine, concimi chimici, diserbanti, e altre tecniche industriali che hanno favorito l'aumento della dimensione delle aziende agricole) ha fatto aumentare inizialmente la produzione unitaria di cereali, è aumentata anche la fame e il regresso delle popolazioni rurali. La ragione sta nel fatto che solo il decentramento della produzione può garantire che gli alimenti vadano a chi ha fame, a cominciare dai piccoli coltivatori.

Lo squilibrio fra i popoli e la mancanza d'acqua

Secondo il Rapporto delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Umano per l'anno 2000 il quinto più ricco della popolazione mondiale ha un reddito che è superiore di 150 volte a quello del quinto più povero, mentre nel 1820 era superiore di appena di 3 volte.

Il "progresso" nel consumo delle risorse sta portando all'impoverimento della Terra.v Il Manifesto Non conformatevi afferma "Le famiglie rurali che non hanno accesso all'acqua salubre sono passate da nove decimi a un quarto". Non si capisce dove abbia preso questo dato, che è in contrasto con tutti gli indici ufficiali e come tale figlio di uno "schematismo ideologico inconciliabile con quella positiva apertura alla ricerca della verità a cui ci educa l'esperienza cristiana". Secondo le Nazioni Unite 31 paesi si trovano in gravi carenze idriche e il 26% della popolazione mondiale, cioè oltre un miliardo di persone, vive oggi in condizioni di mancanza di un'adeguata disponibilità di acqua da bere pulita.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ogni giorno nel mondo muoiono 10.000 persone a causa della mancanza d'acqua o della sua pessima qualità: circa il 70% delle malattie presenti sul pianeta è dovuto alla siccità, alla carenza d'acqua, alla sua cattiva utilizzazione: ciò dà la misura di questa drammatica emergenza.

Lo sviluppo come causa della miseria

Dopo la fine della seconda guerra mondiale il commercio internazionale è cresciuto di 19 volte e lo sviluppo economico è aumentato di oltre sei volte: se lo sviluppo e la globalizzazione commerciale fossero veramente la risposta alla miseria, questa dovrebbe essere già ridotta a una lontana memoria del nostro passato. Invece sta accadendo il contrario.

La percentuale del reddito mondiale percepita dal 20% più povero dell'umanità è passata fra il 1960 e il 1997 dal 2,3% all'1%, diminuendo di più della metà, mentre negli ultimi 5 anni le persone in miseria sono aumentate di 200milioni, soprattutto nell'Africa subsahariana, nell'Europa dell'Est e nell'Asia centrale e sudorientale. Ciò dimostra che in nessun campo il produttivismo è rimedio alla miseria.

Infatti la miseria sta aumentando anche nel mondo ricco, in cui 37 milioni di persone sono disoccupate, 100 milioni senza casa e quasi 200 milioni hanno una speranza di vita di meno di 60 anni (John Carvel, Social Affairs Edtor of The Guardian, 11 dicembre 2000). In realtà la soglia monetaria della miseria si alza continuamente nei paesi consumatori perché nuovi prodotti industriali si presentano come beni di prima necessità. Il cittadino americano che guadagna dieci volte di più del salariato agricolo africano è più in miseria del secondo perché i soldi sono il suo unico collegamento coi beni essenziali.

Ciò che vale non è la ricchezza di strumenti ma la dignità della vita. Orbene l'esistenza della parte più ricca della popolazione del pianeta è di qualità sempre più bassa. Un cittadino medio americano consacra ogni anno più di mille e seicento ore alla sua automobile e il venticinque per cento delle ore di veglia le passa in automobile, mentre almeno un altro 40% le passa davanti a un computer e un televisore.

L'umanità consuma annualmente le riserve fossili che la Terra ha impiegato un milione di anni ad accumulare: a miliardi di tonnellate l'industria trasforma combustibili fossili, metalli e altri minerali, introducendo nella biosfera legami chimici mortali per le forme viventi, di cui la diffusione dei rifiuti di plastica su scala planetaria è la più visibile testimonianza per le nuove generazioni. Tutto ciò ricade anche su coloro che hanno alti redditi.

La guerra alla povertà che aumenta la miseria

I dati dell'ONU sulla povertà li abbiamo citati solo perché testimoniano come stiano crescendo la devastazione e miseria su gran parte della terra per soddisfare i consumi effimeri di un'infima minoranza dell'umanità, ma ci opponiamo alla visione della povertà che contengono.

L'abbondanza di beni d'uso essenziali che era tipica della gran parte delle popolazioni del pianeta, non toccate dal furto industriale delle fonti di sussistenza, viene classificata in questi dati esattamente come la miseria di chi non ha nulla da mangiare, non ha casa, non ha famiglia ecc. solo perché ambedue hanno un basso reddito in denaro.

Definendo la povertà esclusivamente in termini monetari, si dà per scontato un dato falso: che il denaro sia sempre stato e sempre sarà il requisito essenziale per soddisfare i bisogni reali.

Le ricorrenti guerre alla povertà sbandierate dagli organismi internazionali, compreso il prossimo appuntamento di Johannesburg, si manifestano nelle loro conseguenze pratiche come guerre contro l'autonoma sussistenza dei popoli: la via maestra per estendere il mercato dei paesi ricchi e aumentare la miseria. Si colloca sulla stessa linea anche il Manifesto delle Associazioni Cattoliche ai G8 quando chiede di "Onorare da subito l'impegno, assunto e non mantenuto, di finanziare l'aiuto allo sviluppo con lo 0,7% del PIL dei nostri paesi…Promuovere e rafforzare, nelle sedi internazionali, l'utilizzo dei programmi di riduzione della povertà che prevedano un autentico coinvolgimento della società civile".

L'idea che domina queste statistiche delle Nazioni Unite, e che ambedue i manifesti avallano, è che la dignità dell'uomo si misura dal reddito in dollari e che lo scopo da raggiungere è uniformare i popoli nei consumi alla società sviluppata. In questo modo si identifica la povertà con la miseria, si contraddice il messaggio delle Beatitudini e si elimina persino la possibilità di pensare un modo di vivere sociale coerente con la tradizione cattolica.

Il consumismo fra le peggiori piaghe del mondo

Noi non possiamo fare a meno di riconoscere che il consumismo è contrario alle virtù cardinali, è fra le peggiori piaghe del mondo e va combattuto per se stesso in nome di quella vita semplice, nobile e parca suggerita da tutte le tradizioni religiose.

Il rapporto ONU sullo sviluppo, con l'ideologia del quale i vostri documenti concordano, nega che ci sia altra cultura, altra civiltà che quella economica e considera i popoli a basso reddito come in arretrato con l'evoluzione. Credere che il progresso tecnologico e la crescita economica siano gli unici strumenti per sanare le piaghe della fame, per vincere le malattie e difendere l'ambiente è un dogma del pensiero unico non solo in contrasto con l'evidenza dei fatti, ma parte di una religione assolutamente anticattolica, che si presenta come una regressione verso un paradiso terrestre tecnologico senza peccato originale, in alternativa al libero cammino verso il Regno di Dio.

Il mondo sta andando in rovina per l'abbondanza non per la povertà, per Ford non per S.Francesco.v E' assurdo, perciò, dedicare una qualunque percentuale del nostro reddito allo sviluppo del terzo mondo, quando la causa della sua rovina è proprio lo sviluppo. Ed è assurdo cercare con una mano di aiutare la gente che riduciamo in miseria mentre continuiamo in un'economia ben più grave di rapina della terra, degli altri popoli e delle nostre anime.

Il mercato unico distrugge la libertà dei mercati e l'unità cattolica dell'uomo

E' utopistico e in contrasto con la protezione dei deboli chiedere "una vera libertà di mercato, in cui tutti siano liberi di acquistare conoscendo con precisione che cosa viene loro offerto e a tutti sia data la possibilità di vendere i propri prodotti" (Manifesto delle Associazioni Cattoliche ai G8).

E' incompatibile col principio della libertà di commercio, specie nei prodotti alimentari e di prima necessità, l'imposizione di un unico mercato globale che distrugge le miriadi di mercati locali in cui effettivamente si incarna il pluralismo, la libertà commerciale e il giusto rapporto fra natura e bisogni umani.

Non c'è perciò opposizione alla globalizzazione senza riguardo per le piccole comunità, i valori delle tradizioni locali, la pietà per il "prossimo", virtù che non possono essere sostituite da astratte sottoscrizioni o versamenti su conto corrente in soccorso di popoli sconosciuti appartenenti ai repertori TV o internet, oppure associati a una generica Umanità. Le comunità che vivono lontane dal progressismo e dal modernismo rischiano di essere non soccorse ma soppresse dall'avanzamento del globalismo.

L'unità "cattolica" dell'uomo è condannata a morte dall'unità finanziaria del mondo.

Il ruolo dell'Italia

Il ruolo dell'Italia, il paese che ha tradotto la natura in musica e arte, è di promuovere l'armonia fra i popoli e con la natura, che necessita di una guida internazionale alta, autorevole e capace di difendere i deboli.

Cominciando da casa propria l'Italia ha il compito di lavorare sulle cause della degradazione, e rilanciare l'autonomia economica delle comunità e dei mercati locali come fondamento della sussidiarietà politica, secondo i principi della dottrina sociale della Chiesa. Ciò comporta un ridisegno dell'economia verso la stabilità, la fine dello "sviluppo" e un contenimento consistente della produzione e dei consumi entro i limiti compatibili con il bene comune, una riscoperta e potenziamento delle vocazioni comunitarie, la ricostruzione del mondo rurale e del lavoro artigiano individuale e familiare, una deproletarizzazione della società a cui corrisponda una piena occupazione tesa al risanamento della terra e alla correzione degli squilibri.

La scandalosa soggezione della ricerca agli interessi del massimo profitto e dell'industria può e deve essere sostituita da una ricerca impegnata strenuamente a sanare le ferite del pianeta e dell'umanità.v La fede ci impone di accettare la terra come Dio l'ha voluta e di riconoscere la Sua volontà indovinandola anche nella bellezza della natura che siamo chiamati ad accrescere con l'umiltà del Figlio che rifiuta di cambiare le pietre in pani perché "non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio".

L'ottimismo cristiano

L'ottimismo cristiano non si vive minimizzando gli aspetti negativi della modernità.

Come cristiani siamo sicuri che la creazione con le sue leggi non sarà distrutta e sostituita dall'artificio dell'uomo, ma sarà rigenerata al ritorno del Figlio che attendiamo con gioia. In Lui si concentra la nostra speranza che è certezza.

Sappiamo anche che l'impegno di semplificare la nostra vita, renderla più giusta e avvicinare l'organizzazione della società alla natura fa parte del desiderio di seguire per quanto possibile il disegno di Dio sul mondo, disegno che è l'unico che possa dare all'uomo un'esperienza tangibile di felicità.

Dietro agli avvenimenti che inducono l'umanità al più nero pessimismo stanno in agguato le ragioni della speranza, che ci danno la forza di rivolgerci verso mete giuste anche se irraggiungibili senza l'Aiuto di Dio.

Invito a redigere un nuovo Codice di Camaldoli

Queste riflessioni, alla luce delle parole di Gesù: "Ecco il comando, il mio: che vi amiate a vicenda così come io vi ho amati" ci sollecitano di chiedere al Padre la forza del Suo amore per riscoprire continuamente l'unità fra di noi nel Suo Figlio e ritrovare nella tradizione cattolica e nella dottrina sociale della Chiesa i principi ispirativi di un comune progetto, pur nella diversità dei rispettivi compiti e collocazioni.

A questo scopo vi chiediamo di lavorare, insieme ai cattolici impegnati nel volontariato e nelle questioni sociali, a un nuovo Codice di Camaldoli che all'alba del nuovo millennio ci permetta di affrontare le sfide del nostro tempo nella posizione di avanguardia che si addice al cristiano.



Vi invitiamo a un primo incontro preparatorio a Camaldoli venerdì 17, sabato 18 e domenica 19 maggio 2002, Festa della Pentecoste.



Giannozzo Pucci, Giuseppe Sermonti, Fabrizio Fabbrini, Franco Cardini

 

Programma provvisorio dell'incontro preparatorio di Camaldoli:





arrivo venerdì 17 maggio sera

ore 19,30
sistemazione e cena
ore 21
Riflessione su Il Contadino della Garonne di Jaques Maritain introduzione di Giovanna Carocci




sabato 18 maggio

ore 9 -12,30
Fabrizio Fabbrini: il diritto naturale, la pace, lo Stato, e i diritti delle comunità nella dottrina della Chiesa e in Giorgio La Pira
Giuseppe Sermonti: la natura nella rivelazione e nella scienza: creazione di Dio come compagna della salvezza umana o regno della sopraffazione evolutrice?
Ivan Illich: la convivialità: giustizia distributiva e produttiva nella tecnologia e nell'economia
ore 15 - 19
I capitoli per un nuovo Codice di Camaldoli
Introduzione a cura di Giannozzo Pucci e Franco Cardini
Gruppi di riflessione e proposta delle tematiche
ore 19,30
Cena
ore 21
Meditazione sui capitoli 5°, 6° e 7° di Matteo
A cura di ......




domenica 19 maggio festa di PENTECOSTE

Messa al Convento
Conclusioni
ore 13
Pranzo e partenze



Per prenotare:
inviare un fax allo 055697371 oppure allo 0575926430 all’att.ne prof.Fabbrini;
oppure all’Email morottt@inwind.it ;
( per altre informazioni telefonare al 0556549006 dopo il 20 aprile);
o scrivere a

Giannozzo Pucci
Casella Postale 18,
50014 Fiesole
(FI)