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stefano borselli
dal 2009
risorse conviviali
e varia umanità
Stefano Borselli
UN LOCKDOWN PRIMA DEL LOCKDOW
Definizione. TAEgn (Tempo Autonomo Esterno giornaliero all’età di n anni). Per i minorenni è
il tempo (medio annuale) di agire e muoversi fuori casa (propria o altrui), soli e in gruppo, liberamente per strade, cortili e natura senza controllo diretto di autorità adulta (parentale, tatesca, scolastica, sportiva, psicologica ecc.)
o equiparata (scoutistica, animatoria ecc.).
(Dal questionario.)
Presentiamo i primi risultati di un questionario da noi elaborato, distribuito e raccolto dal novembre 2022 al gennaio 2023. Il questionario, visibile più avanti, consisteva di dieci item. Generali: 1. Nome (anche fittizio), 2. Sesso, 3. Anno di compimento 8 anni, 4. Provincia, 5. Area; nel periodo scolastico: 6. Giorni settimanali di scuola, 7. TAEg tragitto casa scuola e ritorno, 8. TAEg medio pomeridiano giorni di scuola, 9. TAEg medio domenicale o fine settimana; nelle vacanze estive: 10. TAEg medio giornaliero vacanze.
Il TAEg medio annuale è calcolato. Questa la, grossolana, formula utilizzata che trascura vacanze invernali e festività aggiuntive:
MediaPeriodoScolastico = (g×(t+p)+(7-g)×d)/7
TAEg = (MPS×8,5+v×3,5)/12.
L’indagine non ha pretese di scientificità: il campione è certamente sbilanciato (molti questionari provengono da lettori del Covile), i dati forniti dai compilatori (da considerare veri e propri testimoni e che ringraziamo), amici e amici di amici, sono presi per buoni ecc.: è garantita solo la serietà della raccolta e l’assenza di manipolazione. Tuttavia riteniamo i risultati già piú che attendibili: si tratta in effetti solo della riemersione di fatti rimossi, escamotati, ma che in fondo erano lí, nella memoria di genitori e nonni, a disposizione di tutti. In buona sostanza i dati confermano che l’acqua bagna. Questo vuole perciò essere soprattutto un invito ad indagini piú larghe e approfondite e soprattutto, guardando avanti, un contributo alla costruzione di indicatori dei tassi di rinchiudimento e di sorveglianza in impetuosa crescita.
Grafici riassuntivi
Linee di tendenza (polinomiali grado 2). La banda rossa segnala la sentenza CC.
• TAEg8

• Tragitto casa-scuola e ritorno in autonomia

Riepiloghi.
Conteggi e valori medi. Si mostrano i dati solo per aggregati di almeno 3 questionari. La media del tragitto casa-scuola-casa si riferisce solo ai non accompagnati.





Contesti
• Il contesto legislativo
Norme in vigore e sentenze interpretative
Fonte e © (per gentile concessione): Avv. Cristina Mensi, «Lasciare un minore da solo. Quando è reato?», in www.prontoprofessionista.it.
Il reato di abbandono di minore è disciplinato dall’art. 591 c.p. che stabilisce:
Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere la cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. [...] ¶ La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte. [...]
Come espresso nel titolo, in questo caso ci occupiamo di quelle circostanze nelle quali l’eventuale abbandonato sia un minore, tralasciando quindi gli incapaci per malattia o corpo, per vecchiaia o qualsiasi altra ipotesi. Secondo la legge, un ragazzino o una ragazzina di meno di quattordici anni [...] deve essere costantemente tenuto in custodia da almeno un soggetto maggiorenne responsabile. Gli elementi per far sí che si abbia il reato, quindi, sono:
un soggetto maggiorenne responsabile (genitore, parente, insegnante, babysitter etc.);
un soggetto minore di anni 14;
qualsiasi fatto od omissione compiuto da maggiorenne che comporti che il minore resti da solo o abbandonato a sé stesso;
la consapevolezza da parte del soggetto maggiorenne che il minore resterà da solo.
Vediamo dei casi specifici.
Ipotesi A. Il minore torna a casa da scuola da solo, perché la scuola lo ha fatto uscire anche se non era presente alcun soggetto idoneo al ritiro.
Ipotesi B. Il minore è già a casa, ma il soggetto responsabile esce di casa, anche per poco tempo.
Ipotesi C. Il minore viene fatto uscire di casa, da solo.
Ipotesi D. Il minore è in compagnia del maggiorenne, il quale tuttavia non presta diligentemente attenzione, non curandosi dei pericoli dell’incolumità fisica del minore.
Ipotesi E. Il minore è fuori casa in compagnia del maggiorenne, il quale però si allontana perdendolo di vista.
In tutte queste ipotesi può configurarsi il reato di abbandono.
Ad esempio nel caso A, una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ritenuto colpevoli della morte di un bambino, accidentalmente investito da un autobus dopo essere uscito da solo da scuola (una scuola media), il Miur e l’istituto frequentato che avrebbero dovuto adempiere all’obbligo di vigilanza.
Nell’ipotesi non rileva che il tempo trascorso da solo in casa sia un certo quantitativo, ma solo che vi sia coscienza da parte del maggiorenne di lasciare a sé stesso il minore, che la legge ritiene presuntivamente incapace di badare a sé stesso, essendo del tutto irrilevante sia la «buonafede» (anche solo sottovalutando il rischio) del maggiorenne che abbandona, sia che il minore in questione sia stato abituato, sia particolarmente giudizioso, o che non abbia subito alcun nocumento, essendo questo un reato che si compia anche solo con il «pericolo» di un danno.
[…]

La norma, dunque, si apre con una presunzione di incapacità assoluta ad autodeterminarsi valevole per tutti i minori di età inferiore agli anni quattordici.
Essendo quello in esame un reato c.d. di pericolo, è sufficiente a integrarlo il dolo generico consistente nella coscienza di abbandonare a se stesso il soggetto passivo, che non abbia la capacità di provvedere alle sue esigenze, in una situazione di pericolo per la sua integrità fisica di cui si abbia l’esatta percezione (cfr. Cass. №10994/2013).
Pertanto, (cfr. Cass., sent. № 9276/2009) rilevando ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo del delitto d’abbandono di persone minori esclusivamente la volontà dell’abbandono, la configurabilità del reato non è esclusa dalla convinzione del genitore che il figlio infraquattordicenne sia in grado di badare a sé stesso [...].
Ciò anche laddove l’abbandono di protragga per un lasso temporale breve (Cass. № 19327/2013) e senza che in concreto si verifichi un evento dannoso, essendo di norma sufficiente per la giurisprudenza che sussista un pericolo potenziale. […]

• Il contesto europeo (1)
Leggi a protezione dei giovani in Germania e Svizzera
di Marisa Fadoni Strik
In Germania.
Nella Repubblica Federale tedesca il 4 dicembre 1951, entrata in vigore il 6 gennaio 1952, è stata emanata la Legge a tutela della gioventú nei luoghi pubblici. Piú volte modificata e chiamata oggi semplicemente Legge a tutela dei giovani, nel 2003 questa è stata accorpata alla legge riguardante contenuti divulgati attraverso stampa e media e ritenuti pericolosi per i giovani. L’ultima revisione risale al 2021.
La legge riguarda in prima linea la frequentazione di luoghi pubblici, quali, ad esempio bar, ristoranti e locali similari. In questi casi, solo per i ragazzi sotto i 14 e i 16 anni l’accesso è limitato con interessanti distinguo. Possono intrattenersi nei locali suddetti anche i minori non accompagnati se fra le 17 e le 23 viene consumato un pasto o una bevanda, cosí come è consentito l’accesso in occasione di feste organizzate da rappresentanti di organizzazioni ufficialmente riconosciute. Se accompagnati non vi è alcuna restrizione. Sotto i 18 anni, si suppone quindi dai 16 anni fino ai 18, non vi è alcuna restrizione se accompagnati da genitori o da questi delegati ovvero incaricati da un’autorità. Bar notturni, nightclub sono vietati. Quanto alle discoteche, sono permesse sotto i 14 anni fino alle 22, se accompagnati come sopra. Per i sedicenni, e fino ai 18 anni, è consentito intrattenersi fino alle 24. Per tutte queste categorie di giovani restano vietati sale gioco, giochi d’azzardo come pure luoghi e ambienti considerati pericolosi. In questi casi le autorità possono intervenire con misure che riguardano sia l’allontanamento forzato che la consegna ai genitori o alle autorità competenti per i minori. Le disposizioni riguardano anche la distribuzione e il consumo di bevande alcoliche. Vietate fino ai 18 anni tutte le bevande prodotte da distillazione. Quanto alle bevande alcoliche, sono permesse a partire dai 14 anni in compagnia di persone di diritto. Dai 16 anni in su non vi è divieto. Vietato anche il fumo e la distribuzione di tabacchi per tutte le categorie di età fin qui prese in considerazione.
Il cinema è consentito per le proiezioni fino alle 20.00 (sotto i 14 anni), fino alle 22.00 (sotto i 16 anni), fino alle 24.00 (dai 16 ai 18 anni).
Né la Legge a tutela dei giovani, cosí come nessun’altra legge, regola il tempo in cui giovani e bambini si trattengono ad esempio per strada, e questo vale anche per i bambini e ragazzini sotto i 12 anni. La responsabilità è dei genitori.
Quanto alla mobilità dei ragazzi verso la scuola sono i comuni obbligati a garantire percorsi sicuri.
In Svizzera
Non esiste una vera e propria legge concernente la protezione dei bambini e dei giovani, in quanto le norme che disciplinano la materia sono il risultato di diverse leggi federali e cantonali che coinvolgono vari dipartimenti quali quello della Sicurezza e dell’Ambiente, della Formazione, della Gioventú e della Cultura, della Salute e dell’Interno. Nella Svizzera romanda, (capoluogo Losanna) che conta 1.750.000 abitanti, i minori sotto 16 anni possono stare fuori soli fino alle 22.00 e se i genitori lo consentono anche piú tardi (per frequentare ad esempio cinema o associazioni di vario tipo). Non accompagnati, questi minori non possono frequentare bar, ristoranti, discoteche ma necessitano di un’autorizzazione scritta. Sale da gioco sono vietate.
Viene fissato il limite di età (16 anni) al di sotto del quale sono vietati ad esempio la vendita e il consumo di alcool e sostanze come il tabacco. In alcuni cantoni peraltro, birra, spumante e vino sono permessi ai sedicenni, in Ticino invece solo al raggiungimento della maggiore età. Esistono inoltre disposizioni che regolano la frequentazione di determinati locali pubblici.
Riguardo alla mobilità dei bambini e ragazzi vengono fissati per legge criteri di ragionevolezza dei percorsi da casa a scuola che si basano sulla valutazione della tipologia di questi ovvero della loro sicurezza o pericolosità. Questa tiene in conto diversi aspetti concreti, quali lo stato di marciapiedi e vie pedonali, traffico, adeguata segnaletica e limiti di velocità, strisce pedonali, illuminazione e visibilità ad altezza d’occhio dei bambini, cantieri e impedimenti temporanei ecc. I comuni hanno l’obbligo di garantire la ragionevolezza dei percorsi verso la scuola. Se questi ne hanno le caratteristiche i genitori sono a loro volta responsabili dei percorsi a piedi, in bicicletta o in bus.
Il percorso a piedi da casa a scuola è considerato un luogo formativo che non deve essere continuamente monitorato da genitori o insegnanti. Qui si fanno esperienze preziose per lo sviluppo personale, si stringono legami con i compagni, trova spazio il divertimento, l’esplorazione, in modo autonomo, dell’ambiente, tutti elementi che rafforzano la coscienza di sé e la propria responsabilità. Il movimento è anche salute. Inizialmente sono i genitori che esercitano con i figli i percorsi piú sicuri fino alla scuola, educandoli al contempo a tenere comportamenti corretti e rispettosi delle regole. Questo vale anche per i bambini che frequentano i Kindergarten (scuola materna obbligatoria da 4 a 6 anni). I genitori sono invitati a esercitare i percorsi con l’obbiettivo che i bambini possano andarci poi autonomamente. A Berna c’è un’associazione che organizza annualmente, con successo, la settimana «Walk to school».
Il giudizio generale sul percorso da casa a scuola è basato sull’età e si parte dal presupposto che:
a 6 anni i bambini sono in grado di realizzare che cos’è un pericolo;
a 8 anni sono consapevoli che una determinata condotta può sfociare in un pericolo;
a 9–10 anni i bambini sviluppano la comprensione per le misure preventive da mettere in atto onde schivare pericoli. Una certa criticità si ravvisa nel comportamento concernente il traffico (come l’attraversamento delle strisce pedonali ad esempio) che si può esercitare con dei training, pur tuttavia rimangono sempre i rischi dovuti al fatto che i bambini si lasciano facilmente distrarre. Per questo è importante fissare criteri di ragionevolezza di un determinato percorso fino alla scuola a seconda dell’età, ma che tenga anche conto delle capacità fisiche, psichiche e intellettuali di un bambino cosí come il suo sviluppo cognitivo.
A 13–14 anni i ragazzini hanno maggiori capacità di concentrarsi e valutare meglio i rischi relativi al percorso da casa a scuola.
La lunghezza e lo stato del percorso sono fattori importanti al fine di giudicarne la natura. Percorsi fino a 30 minuti, effettuati quattro volte al giorno sono ritenuti ragionevoli. La permanenza a casa per il pranzo deve essere di almeno 45 minuti, nel caso contrario sono le autorità scolastiche a dover organizzare trasporto, vitto e assistenza. 1,5 km sono anche considerati fattibili.
Sono vivamente sconsigliati gli accompagnamenti con vetture proprie e si fanno regolarmente campagne di informazione sull’utilità di mandare i bambini a scuola a piedi, là dove questo è possibile, sia dal punto di vista della salute fisica che mentale.
• Il contesto europeo (2)
Finlandia e Spagna
di Elin Mattsson, traduzione di Roberta De Stefani
Dalla lettera aperta di una madre finlandese, riportata da SiracusaNews del 6 gennaio 2023, con la quale la famiglia (quattro figli di 15, 14, 6 e 3 anni) comunica la decisione di lasciare l’Italia e trasferirsi in Spagna anche a causa dell’eccessivo rinchiudimento dei piccoli.
Un altro problema che ho notato: com’è possibile pensare che possano essere funzionali gli innumerevoli adulti che corrono a scuola ogni mattina e ogni pomeriggio? Il caos totale del traffico (e l’ambiente qui?) è pratico per le famiglie? ¶ In Finlandia i bambini (7–12 anni) vanno a scuola da soli; usano la bicicletta o vanno a piedi e se abitano a piú di 5 km dalla scuola possono andare con il taxi/bus della scuola. Pranzano a scuola, poi tornano a casa da soli quando la giornata scolastica è finita. Volendo, il bambino può andare in un altro posto (come un club pomeridiano) fino a quando i genitori non lasciano il lavoro. ¶ Alcune domande per il consiglio scolastico/governo. [...] Perché non vi rendete conto dei benefici dell’aria fresca? [...] Perché non vi rendete conto dei benefici dei bambini che vanno da soli a scuola e a casa? Sono sicura che potreste farlo in diversi modi, in modo che il traffico si abitui ai pedoni. ¶ In Spagna avevano bambini piú grandi che stavano agli incroci con luci al neon e fermavano il traffico la mattina e il pomeriggio quando i piú piccoli attraversavano. In Finlandia insegni ai tuoi figli come comportarsi nel traffico in modo che possano andare da soli.
• Il contesto emozionale
Da L’Arrache-cœur (1953) lungimirante romanzo di Boris Vian. Traduzione di Gabriella Rouf.
Personaggi dei brani citati: Jacquemort, psicanalista; Clémentine, madre apprensiva; André, undicenne, tiranneggiato apprendista del fabbro del paese; Noël, Joël e Citroën, figli di Clémentine.
Ansie genitoriali parossistiche
Cap. XII. [...] Jacquemort stava per uscire, quando incontrò Clémentine nel corridoio. Non la vedeva quasi piú. Da mesi. I giorni passavano in modo cosí continuo e furtivo che egli perdeva la nozione del loro numero. [...] — E il morale è buono? — chiese piattamente. — Non posso dirlo. Sí e no. — Cosa c’è che non va? — La verità — spiegò — è che ho paura. — Paura di cosa? — Ho paura per i miei figli. Sempre. A loro può succedere di tutto. E lo immagino. Oh, le cose piú semplici; non mi tormento per cose impossibili o idee folli; no, ma la stretta lista di ciò che potrebbe accadere è sufficiente per terrorizzarmi. E non posso impedirmi di pensarci. Naturalmente, nemmeno conto quello che rischiano fuori dal giardino; per fortuna non hanno avuto, finora, l’idea di lasciarlo. Ma per il momento evito di spingermi fin là perché mi dà le vertigini. — Ma non rischiano niente — disse Jacquemort — I bambini sanno piú o meno coscientemente cosa è bene per loro e non si mettono spesso in brutte situazioni. — Credete? — Ne sono certo — disse Jacquemort — Altrimenti non saremmo qui, né lei né io. — È un po’ vero — disse Clémentine. Ma sono bambini cosí diversi dagli altri. — Sí, sí — disse Jacquemort. — E io li amo tanto. Credo di amarli talmente che ho pensato a tutto ciò che potrebbe accadere loro in questa casa e in questo giardino e non ne dormo piú. Non potete immaginare di quanti incidenti si tratti. Capite quale sia il calvario per una madre che ama i figli come me. Ma ci sono tante cose da fare in una casa e non posso stare sempre alle loro spalle a controllarli. — E la cameriera? — È stupida — disse Clémentine — Con lei sono piú in pericolo che da soli. Non ha alcuna sensibilità e preferisco tenerli lontani da lei il piú possibile. Ed è incapace della minima iniziativa. Fate che bambini scavino un po’ in profondità nel giardino con le loro palette, e si imbattano in un pozzo di petrolio, che il petrolio sgorghi e li anneghi tutti, e lei non saprà cosa fare. Le paure che posso avere! Ah! È che li adoro! — Effettivamente — disse Jacquemort — Vedo che non tralasciate nulla nelle vostre previsioni. — E c’è un’altra cosa che mi tormenta — disse Clémentine — La loro educazione. Tremo al pensiero di mandarli alla scuola del villaggio. Ovviamente, che ci vadano da soli, non se ne parla nemmeno. Ma non posso farli accompagnare da quella ragazza. Avranno un incidente. Andrò io stessa; lei mi sostituirà di tanto in tanto, se promette di stare molto attento. Ma no, credo che dovrò andarci io stessa. Badate, non si deve per il momento preoccuparsi troppo della loro educazione, dopo tutto sono ancora molto giovani; il pensiero di vederli uscire dal giardino mi spaventa talmente che non sono ancora riuscita a realizzare tutto ciò che comporta di rischi [...] — Ma infine— disse Jacquemort — se ci pensate, non passa mai un’auto su questa strada. O cosí poche. — Appunto. — disse Clémentine — Ne passa cosí poche che non si sta piú attenti, e quando per caso ne passa una è ancor piú pericoloso. Tremo al solo pensiero.— [...] Questa sí che è un’ossessione — si disse Jacquemort riprendendo il cammino. Avrebbe voluto provarla. Ma, in mancanza di ciò, poteva sempre osservarla. Un vago pensiero che non riusciva a formulare, tuttavia, lo stuzzicava. Un vago pensiero. Un pensiero vago. In ogni caso, sarebbe interessante raccogliere il punto di vista dei bambini. Ma non c’era urgenza.
Clémentine prende una decisione
Cap. XXVI. [...] — Ecco — disse Clémentine — Credo di aver trovato la soluzione definitiva. — E gli espose il risultato della sua riflessione. — In questo modo — disse — non rischieranno piú niente. Ma sono costretta a chiedere ancora una volta il suo aiuto. — Vado al villaggio domani. — disse lui — Di passaggio avvertirò il fabbro. — Ho fretta che sia fatto — disse lei — Sarò talmente piú tranquilla per loro. Ho sempre sentito che un giorno avrei trovato il modo di proteggerli totalmente dal male. —
Come fu cosí abolito il «potenzialmente pericoloso» tae di Noël, Joël e Citroën
Explicit. La porta non era chiusa. André, timidamente, bussò. — Entrate! — disse una voce gentile. Entrò. C’era davanti a lui una signora piuttosto alta con un bellissimo vestito. Lo guardò senza sorridere. Vi guardava in un modo che serrava un po’ la gola. — Il mio padrone ha dimenticato il martello — disse — Son venuto a prenderlo. — Bene, disse la signora. Sbrigati, allora, piccolo mio. — Voltandosi, vide le tre gabbie. Si trovavano in fondo alla stanza, svuotata dei suoi mobili. Erano abbastanza alte per un uomo non molto alto. Le loro spesse sbarre squadrate nascondevano in parte l’interno, ma qualcosa si muoveva. In ciascuna, era stato messo un lettino morbido, una poltrona e un tavolino basso. Una lampada elettrica li illuminava dall’esterno. Mentre si avvicinava per prendere il martello, vide dei capelli biondi. Guardò meglio, imbarazzato perché sentiva che la signora lo stava osservando. Nello stesso tempo, aveva individuato il grosso martello. Spalancò gli occhi chinandosi per raccoglierlo. Quando incontrò il loro sguardo, capí che c’erano altri ragazzi nelle gabbie. Uno di loro chiese qualcosa e la signora aprí lo sportello ed entrò vicino a lui, dicendo parole che André non capiva, ma cosí dolci. E poi, di nuovo, i suoi occhi incontrarono quelli della signora che usciva, e lui disse arrivederla signora e si avviò, curvo sotto il pesante martello. Quando arrivò alla porta, una voce lo trattenne. — Come ti chiami? — Io mi chiamo... — riprese un’altra voce. È tutto quello che sentí, perché lo si spingeva fuori senza brutalità, ma con fermezza. Scese i gradini di pietra. C’era un turbine nella sua testa. E mentre raggiungeva il grande cancello dorato, si volse un’ultima volta. Doveva essere meraviglioso stare tutti insieme cosí, con qualcuno per coccolarvi, in una gabbia ben calda e piena d’amore. Ripartí verso il villaggio. Gli altri non lo avevano aspettato. Dietro di lui, il cancello, forse spinto da una corrente d’aria, si chiuse con un colpo secco. Il vento soffiava tra le sbarre.

Evidenze
Come accennato all’inizio, a questo primo saggio sarebbe utile farne seguire uno piú allargato e con metodiche rigorose (balzano agli occhi gli sbilanciamenti del campione in termini di urbanizzazione e sesso) ma le evidenze emerse difficilmente cambierebbero. Seguono alcune osservazioni non in ordine.
Prima evidenza. Il TAE, che iniziava ben prima degli 8 anni, ancora fino agli anni settanta dello scorso secolo normalmente copriva la maggioranza del tempo libero diurno, residuo all’obbligo scolastico e ai pasti. Si consideri che in Italia la durata media della luce solare è nel periodo scolastico di circa 9,4 ore e nelle vacanze estive di circa 14 ore: un rapido calcolo dà una media annuale (tolto il tempo dei pasti e quello scolastico nel suo periodo) di circa 6 ore residue. Confrontando questo valore con i dati si comprende la frequente esclamazione dei compilatori ultracinquantenni: «Noi si stava sempre fuori!».
È possibile che i valori enunciati siano sovrastimati. Alcuni controlli con interviste personali a compilatori hanno però mostrato che la sovrastima, esistente, non era di molto. Registriamo inoltre, offrendolo a future indagini, questo dato: si è notato che molti compilatori presentando una scheda dopo la necessaria immersione nel proprio passato infantile, hanno inalberato un certo orgoglio di fronte agli alti valori emersi, e parimenti altri (che ringraziamo particolarmente per il contributo), giustificandosi, non riuscivano a dissimulare l’imbarazzo nel presentare schede con molteplici zero. Mai, però, si è verificato il contrario.
Seconda evidenza. Se i dati confermano l’attesa differenza tra aree fortemente urbanizzate e non, il TAE risulta elevato anche nelle città. Da tener conto poi dei frequenti, lunghi, periodi di vacanza in campagna o paese dei bambini cittadini.
Terza evidenza. Lo stesso si può dire sulla differenza per sesso: le bambine stavano a lungo fuori e libere anch’esse, anche se in misura minore e in aree di libera mobilità piú ristrette.
Si nota (i dati lo segnalano solo nelle aree urbane) un lieve aumento del TAEg e del raggiungere la scuola in autonomia con un massimo intorno ai primi anni 70. Andrebbe approfondito, potrebbe trattarsi solo di una fluttuazione statistica legata all’esiguità e allo sbilanciamento del campione, ma situazioni di sostanziale assenza del TAE esistevano anche prima dell’arco temporale indagato, e ciò è ben documentato anche in letteratura (ad esempio, gli sfortunati, ricchi, bambini accuditi da Mary Poppins, il piccolo Colin Craven del Giardino segreto, Lou Gradgrind di Tempi difficili erano tutti a TAEg zero). Sembra che le maggiori cause di deprivazione di TAE allora fossero 1) separazione per classi sociali 2) malattia dei bambini. Con l’evanescenza delle classi, divenute posizioni di rendita e di ostacolo al pieno dispiegamento del capitalismo, la prima causa si è indebolita e ciò potrebbe aver prodotto, prima del crollo, un piccolo e temporaneo aumento del TAEg. Il ’68 farebbe da spartiacque.
Quarta evidenza. I grafici mostrano che la sentenza della Cassazione del 2009 in sostanza ha ucciso un uomo morto. Quella sentenza non va tuttavia sottovalutata perché cancellando l’ultima resistenza ha prevenuto ogni possibilità di inversione e trasformato peraltro l’immagine dei genitori della maggioranza degli italiani viventi in quella di irresponsabili sconsiderati. Irresponsabili senza saperlo, come Monsieur Jourdain.
Perché?
Ovvero «l’onesta sollecitudine per il progresso della produzione».
Ci si chiede quante e quali forze abbiano congiurato alla raggiunta interdizione del TAE. Certamente sono state molteplici, si pensi solo al potere sostitutivo di televisione e videogiochi, ma le principali, i motori primi, si possono ridurre a due: a) il sentimento antico della specie di sentirsi minacciata da una natura nemica (della quale fa parte l’altro uomo, anch’esso nemico) da cui il sogno del rinchiudimento in una fortezza definitiva (sentimento ben rappresentato dal personaggio di Clémentine, con la quale, si dice, Boris Vian voleva ricordare la propria madre), e b) un movimento, un processo attivo, forse originato dalla prima e che per semplificare possiamo chiamare economico, insomma il capitale, che è divenuto autonomo e procede con una dinamica propria. ¶ Piaccia o no, per provare a capire si ha da ricorrere a Marx. L’abolizione del TAE era necessaria per l’aumento della ricchezza nazionale: quando il piccolo Davide (v. «Contributi» a p. Errore: sorgente del riferimento non trovata ) insieme ai compagni felice passava le ore coi «cumuli di terra [...] senza la minima preoccupazione mia o dei miei genitori», nessuna economia entrava in movimento. Il PIL stentava. Di contro un bambino recluso e controllato 24 ore su 24, solo per la sorveglianza e il trasporto mobiliterà baby-sitter, benzinai, doposcuolisti, meccanici ecc.; mentre per l’intrattenimento attiverà l’industria del giocattolo, quella televisiva ecc.. Per doppia misura il danno all’infanzia (e l’ansia, anche genitoriale) ovviamente conseguente all’abolizione di autonomia e crescita relazionale diverrà una miniera aurifera per psicologi, medici, animatori e aiuti vari. Cosí il PIL prospera. ¶ Ecco le veraci, note ma incomprese parole del genio di Treviri:
Un filosofo produce idee, un poeta poesie, un ecclesiastico prediche, un professore manuali ecc. Un criminale produce crimini. Se si esamina piú da vicino quale rapporto sussiste tra quest’ultima branca della produzione e l’insieme della società, ci si dovrà stornare da parecchi pregiudizi. Il criminale produce non soltanto crimini, ma anche il diritto criminale, e con ciò produce il professore che tiene lezioni sul diritto criminale, e inoltre l’inevitabile manuale, in cui questo stesso professore lancia i suoi discorsi in quanto «merce» sul mercato generale. Da ciò consegue un aumento della ricchezza nazionale, oltre al piacere personale che, come [afferma] in quanto testimone competente il professor Roscher, la composizione del manuale procura al suo stesso autore. ¶ Il criminale inoltre produce l’intero sistema di polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudici, i boia, i giurati ecc.; e tutte queste differenti branche di attività, che formano altrettante categorie della divisione sociale del lavoro, sviluppano differenti facoltà dello spirito umano, creano nuovi bisogni e nuovi modi per soddisfarli. La tortura da sola, diede l’occasione di sviluppo alle piú ingegnose invenzioni meccaniche, ed impiegò nella produzione dei suoi strumenti una massa di onesti artigiani. ¶ Il criminale produce un’impressione, sia morale, sia tragica, a seconda dei casi, e cosí rende un «servizio» al moto dei sentimenti morali ed estetici del pubblico. Egli produce non soltanto manuali di diritto criminale, non produce soltanto codici penali e con ciò legislatori penali, ma anche arte, bella letteratura, romanzi e perfino tragedie, come dimostrano non solo La colpa del Müllner e I masnadieri dello Schiller, ma anche l’Edipo e il Riccardo III. Il criminale rompe la monotonia e la banale sicurezza della vita borghese. Egli preserva cosí la vita dalla stagnazione, e suscita quella inquieta tensione e quella mobilità, senza la quale anche lo stimolo della concorrenza si smorzerebbe. In questo modo egli sprona le forze produttive. [...] L’impatto del criminale sullo sviluppo della forza produttiva può essere dimostrato fin nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati i falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali [...] senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci ed allo sforzo di scoprirla, quanto all’onesta sollecitudine per il progresso della produzione? Il crimine, con i mezzi sempre nuovi con cui dà l’assalto alla proprietà, crea sempre nuovi mezzi di difesa, ed è cosí sollecitata ad imprimere un’influenza altrettanto produttiva quanto quella degli scioperi sull’invenzione delle macchine. (Karl Marx, Abschweifung (ueber produktive Arbeit) [Digressioni (sul lavoro produttivo)], in Werke — Band 43, Verlag, Berlin, 1990, pp. 302–305)

Testimoni
Lista completa delle risposte. Il TAEg medio annuale è calcolato. La Provincia EE indica Stato Estero, i dati relativi sono esclusi dai riepiloghi. In rosso i valori fuori legge secondo sentenza C.C. del 2009.



Wehrlos, doch in nichts vernichtet
Inerme, ma in niente annientato
(Der christliche Epimetheus
Konrad Weiß)
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