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Testata della rivista Il Covile
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№654

Stefano Borselli​

UN LOCKDOWN PRIMA DEL LOCKDOW​

Definizione. TAEgn (Tempo Autonomo Esterno giornaliero all’età di n anni). Per i mino­renni è il tempo (medio annuale) di agire e muoversi fuori casa (propria o altrui), soli e in gruppo, liberamente per strade, cortili e natura senza controllo diretto di autorità adulta (parentale, tatesca, scola­stica, sportiva, psicologica ecc.) o equipa­rata (scoutistica, animatoria ecc.).
(Dal questionario.)​

Presentiamo i primi risultati di un que­stionario da noi elaborato, distribuito e raccolto dal novembre 2022 al gennaio 2023. Il questionario, visibile più avanti, consisteva di dieci item. Generali: 1. Nome (an­che fittizio), 2. Sesso, 3. An­no di compimento 8 anni, 4. Provincia, 5. Area; nel periodo scolasti­co: 6. Giorni settima­nali di scuola, 7. TAEg tra­gitto casa scuola e ri­torno, 8. TAEg medio pomeridiano giorni di scuola, 9. TAEg medio domenicale o fine setti­mana; nelle vacanze estive: 10. TAEg medio giornaliero vacanze.​

Il TAEg medio annuale è calcolato. Questa la, grossolana, formula utilizzata che trascura vacanze inverna­li e festività aggiuntive:​

MediaPeriodoScolastico = (g×(t+p)+(7-g)×d)/7​

TAEg = (MPS×8,5+v×3,5)/12.​

L’indagine non ha pretese di scientificità: il campione è certamente sbilanciato (molti que­stionari provengono da lettori del Covile), i dati forniti dai compilatori (da considerare veri e propri testimoni e che ringraziamo), a­mi­ci e amici di amici, sono presi per buoni ecc.: è ga­rantita solo la se­rietà della raccolta e l’assenza di manipolazione. Tuttavia riteniamo i risultati già piú che attendi­bili: si tratta in effetti solo della riemersione di fatti rimossi, escamotati, ma che in fondo erano lí, nella memoria di geni­tori e nonni, a disposi­zione di tutti. In buona sostanza i dati confer­mano che l’acqua bagna. Questo vuole perciò es­sere soprattutto un invi­to ad indagini piú larghe e approfondite e so­prattutto, guardando avanti, un contributo alla costruzione di indicatori dei tassi di rinchiudi­mento e di sorveglianza in im­petuosa crescita.​

 Grafici riassuntivi​

Linee di tendenza (polinomiali grado 2). La banda rossa segnala la sentenza CC.

• TAEg8​

• Tragitto casa-scuo­la e ritorno in auto­nomia​

 Riepiloghi.​

Conteggi e valori medi. Si mostrano i dati solo per aggregati di almeno 3 que­stionari. La media del tragitto casa-scuola-casa si ri­ferisce solo ai non accompagnati.

 Contesti​

• Il contesto legislativo​

Norme in vigore e sentenze interpretative

Fonte e © (per gentile concessione): Avv. Cristina Mensi, «Lasciare un minore da solo. Quando è reato?», in www.prontoprofessionista.it.​

Il reato di abbandono di minore è disciplina­to dall’art. 591 c.p. che stabilisce:​

Chiunque abbandona una persona mino­re degli anni quattordici, ovvero una per­sona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere la cura, è puni­to con la reclusione da sei mesi a cinque anni. [...] ¶ La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesion­e personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte. [...]​

Come espresso nel titolo, in questo caso ci occupiamo di quelle circostanze nelle quali l’eventuale abbandonato sia un minore, trala­sciando quindi gli incapaci per malattia o cor­po, per vecchiaia o qualsiasi altra ipotesi. Secon­do la legge, un ragazzino o una ragaz­zina di meno di quattordici anni [...] deve esse­re costantemente tenuto in cu­stodia da almeno un soggetto maggiorenne re­sponsabile. Gli elementi per far sí che si abbia il reato, quin­di, sono:​

un soggetto maggiorenne responsabile (ge­nitore, parente, insegnante, babysitter etc.);​

un soggetto minore di anni 14;​

qualsiasi fatto od omissione compiuto da mag­giorenne che comporti che il minore re­sti da solo o abbandonato a sé stesso;​

la consapevolezza da parte del soggetto mag­giorenne che il minore resterà da solo.​

Vediamo dei casi specifici.​

Ipotesi A. Il minore torna a casa da scuola da solo, perché la scuola lo ha fatto uscire anche se non era presente alcun soggetto idoneo al ri­tiro.​

Ipotesi B. Il minore è già a casa, ma il sog­getto responsabile esce di casa, anche per poco tempo.​

Ipotesi C. Il minore viene fatto uscire di casa, da solo.​

Ipotesi D. Il minore è in compagnia del mag­giorenne, il quale tuttavia non presta dili­gentemente attenzione, non curandosi dei peri­coli dell’incolumità fisica del minore.​

Ipotesi E. Il minore è fuori casa in compa­gnia del maggiorenne, il quale però si allonta­na per­dendolo di vista.​

In tutte queste ipotesi può configurarsi il rea­to di abbandono.​

Ad esempio nel caso A, una recente senten­za della Corte di Cassazione ha ritenuto colpe­voli della morte di un bambino, accidentalmen­te in­vestito da un autobus dopo essere usci­to da solo da scuola (una scuola media), il Miur e l’istituto frequentato che avrebbero do­vuto adempiere all’obbligo di vigilanza.​

Nell’ipotesi non rileva che il tempo trascor­so da solo in casa sia un certo quantitativo, ma solo che vi sia coscienza da parte del mag­giorenne di lasciare a sé stesso il minore, che la legge ritiene presuntivamente incapace di bada­re a sé stesso, essendo del tutto irrilevante sia la «buonafede» (anche solo sottovalutando il ri­schio) del mag­giorenne che abbandona, sia che il minore in questione sia stato abituato, sia particolarmente giudizioso, o che non abbia su­bito alcun nocu­mento, essendo questo un rea­to che si compia anche solo con il «perico­lo» di un danno.​

[…]​

La norma, dunque, si apre con una pre­sunzione di incapacità assoluta ad au­todeterminarsi valevole per tutti i minori di età inferiore agli anni quattordici.​

Essendo quello in esame un reato c.d. di peri­colo, è sufficiente a integrarlo il dolo gene­rico consistente nella coscienza di abbandona­re a se stesso il soggetto passivo, che non abbia la capa­cità di provvedere alle sue esigenze, in una situa­zione di pericolo per la sua integrità fisica di cui si abbia l’esatta percezione (cfr. Cass. №10994/2013).​

Pertanto, (cfr. Cass., sent. № 9276/2009) ri­levando ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo del delitto d’abbandono di persone minori esclusivamente la volontà dell’abband­ono, la configurabilità del reato non è esclusa dalla con­vinzione del genitore che il figlio infra­quat­tordi­cenne sia in grado di badare a sé stesso [...].​

Ciò anche laddove l’abbandono di protragga per un lasso temporale breve (Cass. № 19327/2013) e senza che in con­creto si verifichi un evento dannoso, es­sendo di norma sufficiente per la giurispruden­za che sussista un pericolo potenziale. […]​

• Il contesto europeo (1)​

Leggi a protezione dei giovani in Germania e Svizzera

di Marisa Fadoni Strik​

In Germania.​

Nella Repubblica Federale tedesca il 4 di­cembre 1951, entrata in vigore il 6 genna­io 1952, è stata emanata la Legge a tute­la della gioventú nei luoghi pubblici. Piú volte modifica­ta e chiamata oggi semplicemente Leg­ge a tute­la dei giovani, nel 2003 questa è stata accorpata alla legge riguardante contenu­ti divulgati attra­verso stampa e media e rite­nuti pericolosi per i giovani. L’ultima revisione risale al 2021.​

La legge riguarda in prima linea la frequen­tazione di luoghi pubblici, quali, ad esempio bar, ristoranti e locali similari. In questi casi, solo per i ragazzi sotto i 14 e i 16 anni l’accesso è li­mitato con interessanti distinguo. Possono in­trattenersi nei locali suddetti anche i minori non accompagnati se fra le 17 e le 23 viene con­sumato un pasto o una bevanda, cosí come è consentito l’accesso in occasione di feste orga­nizzate da rappresentanti di organizzazioni uf­ficialmente riconosciute. Se accompagnati non vi è alcuna restrizione. Sotto i 18 anni, si suppo­ne quindi dai 16 anni fino ai 18, non vi è alcu­na restrizione se accompagnati da genitori o da questi delegati ovvero incaricati da un’auto­rità. Bar notturni, nightclub sono vietati. Quan­to alle discoteche, sono permesse sotto i 14 anni fino alle 22, se ac­compagnati come so­pra. Per i sedicenni, e fino ai 18 anni, è consen­tito intrattenersi fino alle 24. Per tutte queste categorie di giovani restano vie­tati sale gioco, giochi d’azzardo come pure luo­ghi e ambienti considerati pericolosi. In questi casi le autorità possono intervenire con misure che riguardano sia l’allontanamento forzato che la consegna ai genitori o alle autorità competen­ti per i mino­ri. Le disposizioni riguardano anche la distri­buzione e il consumo di bevande alcoli­che. Vie­tate fino ai 18 anni tutte le bevande prodott­e da distillazione. Quanto alle bevande alcolic­he, sono permesse a partire dai 14 anni in compagnia di persone di diritto. Dai 16 anni in su non vi è divieto. Vietato anche il fumo e la di­stri­buzione di tabacchi per tutte le categorie di età fin qui prese in considerazione.​

Il cinema è consentito per le proiezioni fino alle 20.00 (sotto i 14 anni), fino alle 22.00 (sot­to i 16 anni), fino alle 24.00 (dai 16 ai 18 anni).​

Né la Legge a tutela dei giovani, co­sí come nessun’altra legge, regola il tempo in cui giovani e bambini si trat­tengono ad esempio per strada, e que­sto vale an­che per i bambini e ragazzini sotto i 12 anni. La responsabilità è dei genitori.​

Quanto alla mobilità dei ragazzi verso la scuola sono i comuni obbligati a garantire per­corsi sicuri.​

In Svizzera​

Non esiste una vera e propria legge con­cernente la protezione dei bambini e dei gio­vani, in quanto le norme che disciplinano la ma­teria sono il risultato di diverse leggi federa­li e cantonali che coinvolgono vari diparti­menti quali quello della Sicurezza e dell’Am­biente, della Formazione, della Gio­ventú e della Cul­tura, della Salute e dell’Inter­no. Nella Svizzera romanda, (capo­luogo Losanna) che conta 1.750.000 abitanti, i minori sotto 16 anni posso­no stare fuori soli fino alle 22.00 e se i genitori lo consentono an­che piú tardi (per frequentare ad esempio ci­nema o associazioni di vario tipo). Non ac­compagnati, questi minori non possono fre­quentare bar, ristoranti, discoteche ma neces­sitano di un’autorizzazione scritta. Sale da gio­co sono vietate.​

Viene fissato il limite di età (16 anni) al di sotto del quale sono vietati ad esempio la vendi­ta e il consumo di alcool e sostanze come il tabac­co. In alcuni cantoni peraltro, birra, spu­mante e vino sono permessi ai sedicenni, in Ti­cino inve­ce solo al raggiungimento della mag­giore età. Esistono inoltre disposizioni che re­golano la frequentazione di determinati locali pubblici.​

Riguardo alla mobilità dei bambini e ragazzi vengono fissati per legge crite­ri di ragionevolezza dei percorsi da casa a scuola che si basano sulla valuta­zione della tipologia di questi ovvero della loro sicurezza o pericolosità. Que­sta tiene in conto diversi aspetti concreti, quali lo stato di marciapiedi e vie pedonali, traf­fico, adeguata se­gnaletica e limiti di veloci­tà, strisce pedonali, il­luminazione e visibilità ad altezza d’occhio dei bambini, cantieri e im­pedimenti temporanei ecc. I comuni hanno l’ob­bligo di garantire la ragio­nevolezza dei percorsi verso la scuola. Se questi ne hanno le caratteristiche i genitori sono a loro volta re­sponsabili dei percorsi a piedi, in bici­cletta o in bus.​

Il percorso a piedi da casa a scuola è consi­derato un luogo formativo che non deve essere continuamente monitorato da genitori o inse­gnanti. Qui si fanno esperienze preziose per lo sviluppo personale, si stringono legami con i compagni, trova spazio il divertimento, l’e­splo­razione, in modo autonomo, dell’am­bien­te, tutti elementi che rafforzano la coscien­za di sé e la propria responsabilità. Il mo­vimento è anche sa­lute. Inizialmente sono i ge­nitori che esercitano con i figli i percorsi piú si­curi fino alla scuola, educandoli al contempo a tenere comportamenti corretti e rispettosi del­le regole. Questo vale anche per i bam­bini che frequentano i Kindergart­en (scuola materna obbligatoria da 4 a 6 anni). I genitori sono invitati a esercita­re i percorsi con l’obbiettivo che i bambini pos­sano andarci poi autonomamente. A Berna c’è un’associazione che organizza annualmente, con successo, la settimana «Walk to school».​

Il giudizio generale sul percorso da casa a scuola è basato sull’età e si parte dal presuppo­sto che:​

a 6 anni i bambini sono in grado di realiz­zare che cos’è un pericolo;​

a 8 anni sono consapevoli che una determinat­a condotta può sfociare in un pericolo;​

a 9–10 anni i bambini sviluppano la comprens­ione per le misure preventive da met­tere in atto onde schivare pericoli. Una certa critici­tà si ravvisa nel comportamen­to concernen­te il traffico (come l’attraver­samento del­le strisce pedonali ad esempio) che si può esercitare con dei training, pur tuttavia ri­mangono sempre i rischi dovuti al fatto che i bambini si lasciano facilmen­te distrarre. Per questo è importante fissa­re criteri di ragio­nevolezza di un de­terminato percorso fino alla scuola a se­conda dell’età, ma che tenga anche conto delle capacità fisiche, psichiche e intellet­tuali di un bambino cosí come il suo svi­luppo cognitivo.​

A 13–14 anni i ragazzini hanno maggiori ca­pacità di concentrarsi e valutare meglio i ri­schi relativi al percorso da casa a scuola.​

La lunghezza e lo stato del percorso sono fat­tori importanti al fine di giudicarne la natu­ra. Percorsi fino a 30 minuti, effettuati quattro volte al giorno sono ritenuti ragionevoli. La permanen­za a casa per il pranzo deve essere di almeno 45 minuti, nel caso contrario sono le autorità scola­stiche a dover organizzare traspor­to, vitto e assi­stenza. 1,5 km sono anche con­siderati fattibili.​

Sono vivamente sconsigliati gli accompa­gnamenti con vetture proprie e si fanno rego­larmente campagne di informazione sull’utili­tà di mandare i bambini a scuola a piedi, là dove que­sto è possibile, sia dal punto di vista della salute fisica che mentale.​

• Il contesto europeo (2)​

Finlandia e Spagna​

di Elin Mattsson, traduzione di Roberta De Stefani​

Dalla lettera aperta di una madre finlandese, ripor­tata da SiracusaNews del 6 gennaio 2023, con la quale la famiglia (quattro figli di 15, 14, 6 e 3 anni) comunica la decisione di lasciare l’Italia e trasferirsi in Spagna anche a causa dell’eccessivo rinchiudimento dei piccoli.​

Un altro problema che ho notato: com’è possibile pensare che possano essere fun­zionali gli innumerevoli adulti che cor­rono a scuola ogni mattina e ogni pome­riggio? Il caos totale del traffico (e l’ambien­te qui?) è pratico per le fami­glie? ¶ In Finlandia i bambini (7–12 anni) vanno a scuola da soli; usano la bici­cletta o vanno a piedi e se abi­tano a piú di 5 km dalla scuola posso­no andare con il taxi/bus della scuola. Pranzano a scuola, poi tornano a casa da soli quando la gior­nata scolastica è finita. Volendo, il bambi­no può andare in un altro posto (come un club pomeridiano) fino a quando i genito­ri non lasciano il la­voro. ¶ Alcune do­mande per il consi­glio scolastico/governo. [...] Per­ché non vi rendete conto dei be­nefici dell’aria fre­sca? [...] Perché non vi rendete conto dei benefici dei bambini che vanno da soli a scuola e a casa? Sono sicura che potreste farlo in diversi modi, in modo che il traf­fico si abitui ai pedoni. ¶ In Spagna avevano bambini piú grandi che stavano agli incroci con luci al neon e fermavano il traffico la mattina e il pomeriggio quando i piú piccoli attraversava­no. In Fin­landia insegni ai tuoi figli co­me compor­tarsi nel traffico in modo che pos­sano an­dare da soli.​

• Il contesto emozionale​

Da L’Arrache-cœur (1953) lungimirante romanzo di Boris Vian. Traduzione di Gabriella Rouf.​

Personaggi dei brani citati: Jacquemort, psicanalista; Clémentine, madre apprensiva; André, undicenne, tiranneg­giato apprendista del fabbro del paese; Noël, Joël e Citroën, figli di Clémentine.​

Ansie genitoriali parossistiche​

Cap. XII. [...] Jacquemort stava per usci­re, quando incontrò Clémentine nel corridoio. Non la vedeva quasi piú. Da mesi. I giorni passavano in modo cosí continuo e furtivo che egli perdeva la nozione del loro nu­mero. [...] — E il morale è buono? — chiese piattamente. — Non posso dirlo. Sí e no. — Cosa c’è che non va? — La verità — spiegò — è che ho paura. — Paura di cosa? — Ho paura per i miei figli. Sempre. A loro può succedere di tutto. E lo immagino. Oh, le cose piú semplici; non mi tormento per cose impossi­bili o idee fol­li; no, ma la stretta lista di ciò che potrebbe ac­cadere è sufficiente per terroriz­zarmi. E non posso impedirmi di pensarci. Naturalmente, nemmeno conto quello che rischiano fuori dal giardino; per fortuna non hanno avuto, finora, l’idea di lasciarlo. Ma per il momento evito di spingermi fin là perché mi dà le vertigini. — Ma non rischiano niente — disse Jacquemort — I bambini sanno piú o meno coscientemente cosa è bene per loro e non si mettono spesso in brutte situazioni. — Credete? — Ne sono certo — dis­se Jacque­mort — Altrimenti non saremmo qui, né lei né io. — È un po’ vero — disse Clémenti­ne. Ma sono bambini cosí diversi dagli altri. — Sí, sí — disse Jacquemort. — E io li amo tan­to. Credo di amarli talmente che ho pensato a tutto ciò che potrebbe accadere loro in questa casa e in questo giardino e non ne dormo piú. Non potete immaginare di quanti incidenti si tratti. Capite quale sia il calvario per una ma­dre che ama i figli come me. Ma ci sono tante cose da fare in una casa e non posso stare sem­pre alle loro spalle a controllarli. — E la ca­meriera? — È stupida — disse Clémentine — Con lei sono piú in pericolo che da soli. Non ha alcuna sensibilità e preferisco tenerli lonta­ni da lei il piú possibile. Ed è incapace della minima inizia­tiva. Fate che bambini scavino un po’ in profon­dità nel giardino con le loro palet­te, e si imbat­tano in un pozzo di petrolio, che il petrolio sgorghi e li anneghi tutti, e lei non saprà cosa fare. Le paure che posso avere! Ah! È che li adoro! — Effettivamente — disse Jacquemort — Vedo che non tralasciate nulla nelle vostre previsioni. — E c’è un’altra cosa che mi tor­menta — disse Clémentine — La loro educa­zione. Tremo al pensiero di mandar­li alla scuola del villaggio. Ovviamente, che ci vadano da soli, non se ne parla nemmeno. Ma non posso farli accompagnare da quella ra­gazza. Avranno un incidente. Andrò io stessa; lei mi sostituirà di tanto in tanto, se promette di stare molto atten­to. Ma no, credo che dovrò andarci io stessa. Badate, non si deve per il mo­mento preoccupar­si troppo della loro educazio­ne, dopo tutto sono ancora molto giovani; il pensiero di vederli usci­re dal giardino mi spa­venta talmente che non sono ancora riuscita a realizzare tutto ciò che comporta di rischi [...] — Ma infine— disse Jacquemort — se ci pen­sate, non passa mai un’auto su questa strada. O cosí poche. — Ap­punto. — disse Clémentine — Ne passa cosí po­che che non si sta piú atten­ti, e quando per caso ne passa una è ancor piú pericoloso. Tremo al solo pensiero.— [...] Questa sí che è un’osses­sione — si disse Jacque­mort riprendendo il cammino. Avrebbe vo­luto provarla. Ma, in man­canza di ciò, poteva sempre osservarla. Un vago pensiero che non riusciva a formulare, tuttavia, lo stuzzicava. Un vago pensiero. Un pensiero vago. In ogni caso, sarebbe interessante raccogliere il punto di vista dei bambini. Ma non c’era urgenza.​

Clémentine prende una decisione​

Cap. XXVI. [...] — Ecco — disse Clé­mentine — Credo di aver trovato la so­luzione definitiva. — E gli espose il risulta­to della sua riflessione. — In questo modo — disse — non rischieranno piú niente. Ma sono costretta a chiedere ancora una volta il suo aiuto. — Vado al villaggio domani. — dis­se lui — Di passaggio avvertirò il fabbro. — Ho fretta che sia fatto — disse lei — Sarò tal­mente piú tranquilla per loro. Ho sempre senti­to che un giorno avrei tro­vato il modo di pro­teggerli totalmente dal male. —​

Come fu cosí abolito il «potenzialmen­te pericoloso» tae di Noël, Joël e Citroën​

Explicit. La porta non era chiusa. André, timidamente, bussò. — Entrate! — dis­se una voce gentile. Entrò. C’era davanti a lui una signora piuttosto alta con un bellissimo ve­stito. Lo guardò senza sorridere. Vi guarda­va in un modo che serrava un po’ la gola. — Il mio pa­drone ha dimenticato il martello — dis­se — Son venuto a prenderlo. — Bene, disse la signo­ra. Sbrigati, allora, piccolo mio. — Vol­tandosi, vide le tre gabbie. Si trovavano in fon­do alla stanza, svuotata dei suoi mobili. Erano abba­stanza alte per un uomo non molto alto. Le loro spesse sbarre squadrate nascondevano in parte l’interno, ma qualcosa si muoveva. In ciascuna, era stato messo un lettino morbido, una poltro­na e un tavolino basso. Una lampada elettrica li illuminava dall’esterno. Mentre si avvicinava per prendere il martello, vide dei capelli biondi. Guardò meglio, imbarazzato perché sentiva che la signora lo stava osservan­do. Nello stesso tem­po, aveva individuato il grosso martello. Spalan­cò gli occhi chinandosi per raccoglierlo. Quan­do incontrò il loro sguardo, capí che c’erano al­tri ragazzi nelle gabbie. Uno di loro chiese qual­cosa e la signora aprí lo sportello ed entrò vicino a lui, dicendo parole che André non capiva, ma cosí dolci. E poi, di nuovo, i suoi occhi incon­trarono quelli della signora che usciva, e lui dis­se arrivederla signora e si avviò, curvo sotto il pesante martel­lo. Quando arrivò alla porta, una voce lo trattenne. — Come ti chiami? — Io mi chia­mo... — riprese un’altra voce. È tutto quel­lo che sentí, perché lo si spingeva fuori senza brutalità, ma con fermezza. Scese i gradini di pietra. C’era un turbine nella sua testa. E men­tre raggiungeva il grande cancello dorato, si volse un’ultima volta. Doveva essere meravi­glioso stare tutti insieme cosí, con qualcuno per coc­colarvi, in una gabbia ben calda e piena d’amore. Ripartí verso il villaggio. Gli altri non lo aveva­no aspettato. Dietro di lui, il can­cello, forse spinto da una corrente d’aria, si chiuse con un colpo secco. Il vento soffiava tra le sbarre.​

 Evidenze​

Come accennato all’inizio, a questo primo saggio sarebbe utile farne seguire uno piú allargato e con metodiche rigorose (bal­zano agli occhi gli sbilanciamenti del campione in termini di urbanizzazione e sesso) ma le evi­denze emerse difficilmente cambierebbero. Se­guono alcune osservazioni non in ordine.​

Prima evidenza. Il TAE, che iniziava ben prima degli 8 anni, ancora fino agli anni set­tanta dello scorso secolo normalmente copri­va la maggioranza del tempo libero diurno, residuo all’obbligo scolastico e ai pa­sti. Si consi­deri che in Italia la durata media della luce sola­re è nel periodo scolastico di cir­ca 9,4 ore e nel­le vacanze estive di circa 14 ore: un rapido cal­colo dà una media annuale (tolto il tempo dei pasti e quello scolastico nel suo periodo) di circa 6 ore residue. Confrontan­do questo valore con i dati si comprende la frequente esclamazione dei compilatori ultra­cinquantenni: «Noi si stava sempre fuori!».​

È possibile che i valori enunciati siano so­vrastimati. Alcuni controlli con interviste per­sonali a compilatori hanno però mostrato che la sovrastima, esistente, non era di molto. Re­gistriamo inoltre, offrendolo a future indagini, questo dato: si è notato che molti compilatori presentando una scheda dopo la necessaria im­mersione nel proprio passato infantile, hanno inalberato un certo orgoglio di fronte agli alti valori emersi, e parimenti altri (che ringrazia­mo particolarmente per il contributo), giustifi­candosi, non riuscivano a dissimulare l’imba­razzo nel presentare schede con molteplici zero. Mai, però, si è verificato il contrario.​

Seconda evidenza. Se i dati confermano l’attesa differenza tra aree fortemente urbaniz­zate e non, il TAE risulta elevato anche nel­le città. Da tener conto poi dei frequenti, lun­ghi, periodi di vacanza in campagna o paese dei bambini cittadini.​

Terza evidenza. Lo stesso si può dire sulla differenza per sesso: le bambine stavano a lungo fuori e libere anch’esse, anche se in misura minore e in aree di libera mobilità piú ri­strette.​

Si nota (i dati lo segnalano solo nelle aree urbane) un lieve aumento del TAEg e del rag­giungere la scuola in autonomia con un massi­mo intorno ai primi anni 70. Andrebbe ap­profondito, potrebbe trattarsi solo di una flut­tuazione statistica legata all’esiguità e allo sbi­lanciamento del campione, ma situazioni di so­stanziale assen­za del TAE esistevano anche prima dell’arco temporale indagato, e ciò è ben documentato anche in letteratura (ad esempio, gli sfortunati, ricchi, bambini accudi­ti da Mary Poppins, il piccolo Colin Craven del Giardino segreto, Lou Gradgrind di Tempi difficili erano tutti a TAEg zero). Sembra che le maggiori cause di depriva­zione di TAE al­lora fossero 1) separazione per classi sociali 2) malattia dei bambini. Con l’eva­nescenza delle classi, divenute posizioni di ren­dita e di ostaco­lo al pieno dispiegamento del ca­pitalismo, la prima causa si è indebolita e ciò po­trebbe aver prodotto, prima del crollo, un pic­colo e tempo­raneo aumento del TAEg. Il ’68 farebbe da spartiacque.​

Quarta evidenza. I grafici mostrano che la sentenza della Cassazione del 2009 in sostanza ha ucciso un uomo morto. Quel­la sentenza non va tuttavia sottovalutata perché cancellando l’ultima resistenza ha pre­venuto ogni possibilità di inversione e trasfor­mato pe­raltro l’immagine dei genitori della maggioran­za degli italiani viventi in quella di irresponsabi­li sconsiderati. Irresponsabili sen­za saperlo, come Monsieur Jourdain.​

 Perché?​

Ovvero «l’onesta sollecitudine per il progresso della produzione».

Ci si chiede quante e quali forze abbiano congiurato alla raggiunta interdizione del TAE. Certamente sono state molteplici, si pensi solo al potere sostitutivo di televisione e video­giochi, ma le principali, i motori primi, si posso­no ridurre a due: a) il sentimento antico della specie di sentirsi minacciata da una natu­ra nemica (della quale fa parte l’altro uomo, anch’esso nemico) da cui il sogno del rin­chiudimento in una fortezza definiti­va (sentimento ben rappresentato dal perso­naggio di Clémentine, con la quale, si dice, Boris Vian voleva ricordare la propria madre), e b) un mo­vimento, un processo attivo, forse originato dal­la prima e che per semplificare possiamo chia­mare economico, insomma il ca­pitale, che è divenuto autonomo e procede con una dinamica propria. ¶ Piaccia o no, per provare a capire si ha da ricorrere a Marx. L’abolizione del TAE era necessaria per l’aumento della ricchez­za nazionale: quando il piccolo Davide (v. «Contributi» a p.  Errore: sorgente del riferimento non trovata ) insieme ai compagni felice passava le ore coi «cumuli di terra [...] senza la minima preoccupazione mia o dei miei genitori», nessuna economia entrava in movimento. Il PIL stentava. Di contro un bam­bino recluso e controllato 24 ore su 24, solo per la sorveglianza e il trasporto mobilite­rà baby-sitter, benzinai, doposcuolisti, mecca­nici ecc.; mentre per l’in­trattenimento attiverà l’industria del giocattolo, quella televisiva ecc.. Per doppia misura il danno all’infanzia (e l’ansia, anche ge­nito­riale) ovviamente conse­guente all’abolizione di autonomia e crescita relazionale diverrà una miniera aurifera per psi­cologi, medici, animatori e aiuti vari. Cosí il PIL prospera. ¶ Ecco le ve­raci, note ma in­comprese parole del genio di Treviri:​

Un filosofo produce idee, un poeta poe­sie, un ecclesiastico prediche, un profes­sore manuali ecc. Un criminale produce crimini. Se si esamina piú da vicino quale rapporto sussiste tra quest’ultima branca della produzione e l’insieme della socie­tà, ci si dovrà stornare da parecchi pre­giudizi. Il criminale produce non soltan­to cri­mini, ma anche il diritto criminale, e con ciò produce il professore che tiene lezioni sul diritto criminale, e inoltre l’inevitabi­le manuale, in cui questo stesso professore lancia i suoi discorsi in quanto «merce» sul mercato generale. Da ciò consegue un aumento della ric­chezza nazio­nale, oltre al piacere per­sonale che, come [afferma] in quanto testimone com­petente il professor Ro­scher, la composi­zione del manuale pro­cura al suo stesso autore. ¶ Il criminale inoltre produce l’intero sistema di polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudi­ci, i boia, i giu­rati ecc.; e tutte queste dif­ferenti branche di attività, che formano altrettante cate­gorie della divisione so­ciale del lavoro, sviluppano differenti fa­coltà dello spirito umano, creano nuovi bisogni e nuovi modi per soddisfarli. La tortura da sola, diede l’occasione di svi­luppo alle piú in­gegnose invenzioni mec­caniche, ed im­piegò nella produzione dei suoi strumenti una massa di onesti artigia­ni. ¶ Il crimi­nale produce un’impres­sione, sia morale, sia tragica, a seconda dei casi, e cosí rende un «servizio» al moto dei sentimenti mo­rali ed estetici del pubblico. Egli produce non soltanto ma­nuali di diritto criminale, non produce soltanto codici penali e con ciò legisla­tori penali, ma anche arte, bella letteratu­ra, romanzi e perfino tragedie, come di­mostrano non solo La colpa del Müll­ner e I masnadieri dello Schiller, ma an­che l’Edipo e il Riccardo III. Il crimi­nale rompe la monotonia e la banale sicu­rezza della vita borghese. Egli preserva cosí la vita dalla stagnazione, e suscita quella in­quieta tensione e quella mobilità, senza la quale anche lo stimolo della concorrenz­a si smorzerebbe. In questo modo egli sprona le forze produttive. [...] L’impat­to del criminale sullo sviluppo della for­za produttiva può essere dimo­strato fin nei dettagli. Le serrature sareb­bero mai giunte alla loro perfezione at­tuale se non vi fossero stati ladri? La fab­bricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati i falsari? Il microscopio avrebbe mai tro­vato impiego nelle comuni sfere commer­ciali [...] senza la frode nel commer­cio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci ed allo sforzo di scoprirla, quanto all’onesta sollecitudine per il pro­gresso della produzione? Il crimine, con i mezzi sempre nuovi con cui dà l’assalto alla proprietà, crea sempre nuo­vi mezzi di difesa, ed è cosí sollecitata ad imprimere un’influenza altrettanto pro­duttiva quan­to quella degli scioperi sull’invenzione delle macchine. (Karl Marx, Abschweifung (ueber produktive Arbeit) [Digressioni (sul lavoro produttivo)], in Werke — Band 43, Verlag, Berlin, 1990, pp. 302–305)​

 Testimoni​

Lista completa delle risposte. Il TAEg medio annuale è calcolato. La Provincia EE indica Stato Estero, i dati relativi sono esclusi dai riepiloghi. In rosso i valori fuori legge se­condo sentenza C.C. del 2009.

 

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Wehrlos, doch in nichts vernichtet
Inerme, ma in niente annientato
(Der christliche Epimetheus
Konrad Weiß)

 


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