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La via del saggio è fare ma non contendere (Lao Tze)

Hans Sachs​

Lamento degli uomini selvaggi della foresta sulla slealtà del mondo​

Norimberga 1530 ­ Firenze 2016.​

Tradotto per Il Covile da Gabriella Rouf,
con la cura linguistica di Marisa Fadoni Strik.​

Oddio,
com’è corrotta umanità,
com’è diffusa la slealtà,​

come giustizia schiava giace,
come ingiustizia si compiace,​

come si onora chi fa usura,
come campare è cosa dura,​

come si sperpera la tassa,
come il privato l’oro incassa,​

come la frode piú dilaga,
come l’imbroglio ben ripaga,​

come il potere è prepotenza,
come calpesta l’innocenza,​

come il vizioso non ha onta,
come il sangue nulla conta,​

com’è oltraggiata verità,
com’è di vanto impunità,​

come si ostenta la ricchezza,
come la povertà si sprezza,​

come dell’oro solo importa,
come la pietà l’è morta,​

com’è saggezza estinta affatto,
come menzogna è in ogni atto,​

come l’invidia i cuor governa,
come non carità fraterna,​

com’è scomparsa la lealtà,
com’è svanita l’umiltà,​

come mitezza è calpestata,
come la fede è dileggiata,​

come la tolleranza manca,
come la devozione è stanca,​

come obbedienza non si loda,
come il candore è fuori moda,​

come l’ingenuità è fittizia,
com’è sparita l’amicizia,​

com’è lussuria la passione,
com’è sfrontato chi s’impone,​

come il ruffiano gli si presta,
come la maldicenza appesta,​

come a fandonie si dà retta,
come l’inganno tutto infetta,​

come arte non ha piú bellezza,
come ha successo la stoltezza,​

come chi è sobrio è detto fesso,
come si abusa d’ogni eccesso,​

come il pacifico si adegua,
come barbarie non dà tregua,​

come la vanagloria abbonda,
come l’avidità è profonda,​

come egoismo gli atti ispira,
come gli scrupoli aggira,​

come la ruberia dà frutto,
come l’astuzia piglia tutto,​

come su Dio il falso si giura,
come di ciò non ci si cura,​

come adulterio è banale,
come il clero è carnale,​

come trionfa ipocrisia,
com’è rabbiosa tirannia,​

com’è screanzata gioventú,
come vecchiaia non ha virtú,​

come la donna ha oscene mode,
come uomo è duro, ma non prode,​

com’è perversa società,
come si pente pur chi dà,​

come la merce è guasta e finta,
come l’abuso ognor l’ha vinta,​

come divampano le liti,
come son crapula i conviti,​

come apre al male la coscienza,
come dilaga la violenza,​

come la Cristianità è muta,
come la santità è sparuta,​

come i comandamenti odiati,
come si è a morte impreparati,​

come si nega l’Al di là,
come la vita è vanità,​

come divina legge sfida,
come rifiuta la sua guida,​

com’è acerba, vana la rabbia
avverso il sistema che ingabbia!​

C, summa summarum, chi è onesto,
chi è semplice, mite, modesto,
vien leso, deriso, proscritto,
ma tocca la stima e il profitto
a chi è scaltro, infido, ruffiano,
a chi non ha scrupolo umano.​

Poiché è al potere nel mondo,
l’astuto, il malvagio, l’immondo,
ce ne allontanammo: da allora,
la selva ci è impervia dimora,
coi nostri selvatici figli,
che altrui non ci trovi né pigli;​

la terra ci dà gli alimenti,
in frutti e radici, a sorgenti​

beviamo purissime onde,
di muschi, di foglie, di fronde​

facciamo le vesti e le stuole,
ci scalda la luce del sole,​

ci accoglie il covile fidato,
nessuno da un altro è scacciato;​

ci è ospite e lieto ricetto
la selva, né danno e sospetto​

vi è con la sua fera genía:
si sta in mutua pace e armonia.​

In queste contrade aspre e sole
ci nasce e alleviamo la prole,​

viviamo fraterni e sodali,
alieni da liti, né mali​

arreca uno agli altri, perché
fa ciò che vorrebbe per sé.​

Non cercasi il futile, il vano,
ma quello che nel quotidiano​

ci serve, in esatta misura.
Sia lode al Signore, che ha cura​

di tutto il creato! Se cede
al male o alla morte, si ha fede​

che Dio per il Bene dispone.
Con semplice e pia devozione,​

restiamo in attesa, fidenti,
finché il moto dei mutamenti​

trascini dei tempi la sfera
e il mondo ritorni com’era,​

sia luogo alla semplicità,
ritorni virtú ed onestà.​

Le selve lasciando, quel giorno,
nel mondo faremo ritorno:​

da anni osserviamo, e di cuore
ci augura accada, il cantore​

Hans Sachs.​

 

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Wehrlos, doch in nichts vernichtet
Inerme, ma in niente annientato
(Der christliche Epimetheus
Konrad Weiß)

 


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