Original PDF version    See also

Il Covile

ritrovo in rete
diretto da
stefano borselli

dal 2009
risorse conviviali
e varia umanità

Non rifiutare ma preferire (Nicolás Gómez Dávila)
La via del saggio è fare ma non contendere (Lao Tze)

Testata della rivista Il Covile
HTML version of Issue of the magazine
№696

Gabriella Rouf​

Nell’opera di P.G. Wodehouse tracce dell’inquietante laboratorio delle storie di Winnie the Pooh​

I cultori di Wodehouse ben conoscono la drammatica vicenda che portò lo scrittore a trasferirsi negli USA e non rientrare mai piú in patria.1 A partire dagli anni ‘30, Wodehouse risiedeva per lunghi periodi a Le Touquet, nel nord della Francia, e lí nel 1940 fu colto dall’invasione tedesca, internato in varie sedi, e nel giugno 1941 infine deportato a Berlino. In tutto questo periodo, lo scrittore visse senza informazioni e contatti, tanto meno con l’Inghilterra, principale nemico della Germania. Aveva invece qualche corrispondenza col suo agente americano (gli USA non erano ancora entrati in guerra) che gli trasmetteva le preoccupazioni dei fan sulla sua sorte. A questo punto, su proposta della Radio tedesca, Wodehouse accettò di registrare cinque trasmissioni che intrattenessero e rassicurassero a viva voce i suoi lettori USA. Messe in onda nel corso dell’estate, esse sono monologhi umoristici, privi di alcun contenuto politico. Ciò nonostante, oggettivamente, data la notorietà internazionale dello scrittore, le trasmissioni non potevano non avere per i nazisti un aspetto indirettamente propagandistico, e tali ven­nero in ogni caso percepi­te nella Gran Bretagna isolata e sottoposta allo sforzo bellico e alla minaccia dell’invasione. Le cinque puntate furono infatti diffuse dalla BBC precedute da una presentazione in forma di attacco feroce a Wodehouse, indicato come fatuo riccone prima, e opportunista corrotto poi. Si scatenò un caso nazionale a livello di opinione pubblica, in cui intervennero con condanne veementi lo stesso ministro degli esteri Eden ed esponenti del mondo politico e culturale. Sulla stampa furono pubblicate lettere sconcertate e furiose, da parte di semplici lettori e firme note. Tra queste si distinse lo scrittore A.A. Milne, che in una lettera al Daily Telegraph con spietatezza fece discendere il comportamento di Wodehouse non tanto da dabbenaggine, quanto da un carattere cinico ed egoista, incline a cercare il proprio tornaconto ed evitare ogni assunzione di responsabilità. Il fatto che Milne avesse collaborato con lui in passato in varie occasioni diede maggior peso alla sua requisitoria. Nella quasi unanime condanna, le poche voci a difesa2 ebbero difficoltà a farsi sentire nei media. Per esempio, la lettera dello scrittore scozzese Compton McKenzie, che invocava il diritto dell’accusato di esporre le sue ragioni ed essere ascoltato, e biasimava l’ipocrisia di Milne, non fu pubblicata. Wodehouse, ancora in Germania, non seppe del clamore suscitato, e quando ne venne a conoscenza, non ebbe né occasione né mezzi per discolparsi dell’accusa di tradimento. Una volta rientrato in Francia, si trasferí poi direttamente negli USA, divenendo a tutti gli effetti il primo importante autore angloamericano.​

Nonostante i nuovi successi internazionali e l’ottimo inserimento nella vita newyorkese, la vicenda continuò ad amareggiare lo scrittore, anche perché, nonostante le sue richieste, gli atti dell’indagine ufficiale rimasero secretati.3 Solo il passare del tempo poté alleggerirne la memoria, e la nomina a Cavaliere dell’Impero Britannico nel 1975 (l’anno prima della morte) intese forse sancirne l’oblio se non un risarcimento.​

L’aspetto piú traumatico per Wodehouse era stato probabilmente l’attacco personale venutogli da parte di coloro dai quali poteva aspettarsi, se non un sostegno, un atteggiamento piú comprensivo. E fra questi piú di tutti, da A.A. Milne. La voragine che ebbe ad aprirsi tra i due non fu piú colmata, mentre la traccia che se ne trova nell’opera successiva di Wodehouse rimanda ai punti sensibili della personalità e dell’opera di Milne stesso.​

 Il caso A.A. Milne.​

Coetaneo di Wodehouse, Alan Alexander Milne (1882–1956) era anch’egli autore di romanzi, opere teatrali e sceneggiature per il cinema, ma pure scrittore «impegnato» su tematiche sociali e politiche; gravitava nello stesso ambiente di Wodehouse, e si era trovato a collaborare e condividere esperienze con lui.4 Nel 1926 la sua carriera aveva avuto un’imprevista svolta col clamoroso, repentino successo di un libro per l’infanzia, Winnie the Pooh, costruito sulle storie da lui narrate al figlio Christopher Robin — protagonisti i suoi animaletti giocattolo, tra cui il famoso orsacchiotto. Tale popolarità, confermata nelle successive tre uscite, produsse però nel tempo una certa frustrazione in Milne, dato che la rinomanza dei libri di Pooh metteva in ombra le sue opere di genere «serio», che non trovavano interesse presso il pubblico e gli editori.​

I quattro libri di Winnie the Pooh, edizioni 1924-28.

Un altro aspetto venne poi a turbare il rapporto tra l’autore e la sua stessa creazione; il figlio Christopher Robin, che proprio col suo nome figurava come personaggio nelle storie, col passare degli anni veniva sempre meno a gradire tale esposizione pubblica, fino a sentirla come fastidio e abu­so. La sua riconoscibilità e popolarità, che superava quelle dello stesso autore, era avvertita dal ragazzo via via come un peso, e nel college il ragazzo si trovò isolato e preso in giro dai compagni. A questo si accompagnava il rancore verso la madre, da cui si sentiva trascurato e non amato. Il contrasto tra Christopher Robin e i genitori andò a peggiorare negli anni, fino a portare ad un allontanamento completo. È quin­di paradossale che Milne, nella lettera sul Daily Telegraph contro Wodehouse, gli attribuisca tra l’altro una visione noncurante ed egoista della paternità, attribuendogli una frase che è invece una citazione dal romanzo Psmith in the city: che avrebbe voluto avere un figlio maschio, purché nascesse già quindicenne, per averne le glorie riflesse, ma non le responsabilità.​

 Una rivalsa sottile.​

Wodehouse non ebbe piú alcun contatto coi suoi accusatori, né con tutti i pochi sostenitori nella vicenda del tempo di guerra. Il fatto che avesse percepito il ruolo trainante e l’astio personale della lettera di Milne, è però dimostrato dal fatto che, ad alcuni anni di distanza, scaricò il suo risentimento in due rivalse di tipo letterario, allusive ma assai pertinenti.​

La prima si trova nel romanzo The Mating Season,5 pubblicato nel 1949, ma scritto alcuni anni prima, proprio nel periodo in cui Wodehouse decise e gestí il suo trasferimento negli USA. L’episodio è inserito nella trama con molta naturalezza, sebbene esista una lettera dell’autore che dichiara francamente il suo intento di mettervi in ridicolo la produzione di Milne piú famosa e i suoi fan. In una precedente lettera, del resto, Wodehouse aveva espresso la sua personal animosity nei confronti di Milne,6 la quale però non gli impediva di apprezzare his early stuff.​

Nell’intricata trama di The Mating Season, Madeline Basset, uno dei personaggi ricorrenti delle storie di Bertie Wooster e Jeeves, è come il solito la ragazza manierata e stucchevole con cui Bertie corre il rischio di trovarsi fidanzato, e ben controvoglia, come spiega ad un’amica:​

Mi domandi perché non mi sconfinfera di salire all’altare con lei? ¶ Te lo spiegherò. È perché quella, sebbene esternamente sia carinissima, come dici tu, è la piú lacrimogena, sdilinquita, sentimentale giovane Dio-ce-ne-guardi che mai abbia pensato che le stelle sono ghirlande di margheritine del Signore e che ogni volta che una fata singhiozza un bambino nasce. È molliccia e zuccherina. I suoi autori preferiti sono Christopher Robin e Winnie the Puh.​

Si viene qui a rappresentare la tipica cultrice dei libri di Milne e della loro «nauseante poetica». Una frase poi sembra dare il via all’episodio saliente e alludere allo stato d’animo dell’autore:​

Era chiaro che al Tempo, questo gran medico, sarebbe occorsa una certa dose d’improba fatica prima di far giungere costui al perdono e all’oblio.​

Bertie si trova costretto, per compiacere Madeline, a recitare a una festa del villaggio certi sdolcinati versi del repertorio Milne:​

È snervante sapere che tra un paio di giorni salirete su un palcoscenico di un teatro di provincia a raccontare al pubblico, probabilmente ben provvisto di vegetali, che Christopher Robin fa hoppity-hoppity-hop.7

Ma al momento dell’esibizione, Bertie si rende conto di non ricordare una parola…​

E se il pubblico di un concerto di villaggio ha ragione di risentirsi se uno gli rifila le poesie di Christopher Robin, il suo risentimento arriva alle stelle se il declamatore se ne resta lí muto e si limita ad aprire e chiudere la bocca come un pesce rosso.​

Per fortuna, Bertie trova a sostituirlo un amico che, avendo avuto precedentemente successo con una «canzone di caccia», verrà sopportato anche se leggerà «quelle lagne», tra cui «una poesia sui dieci ditini dei piedi di Christopher Robin». Senza forzature evidenti, l’ironia sui testi e lo stile di Milne sta in trasparenza negli episodi umoristici che concludono la «stagione degli amori», fino alla ricomposizione di tutte le coppie e lo scampato pericolo per Bertie.​

 Nothing serious.​

Ai primi del 1949 era già uscito su una rivista canadese un racconto poi compreso nel 1950 in Nothing Serious,8 raccolta di storie di ambiente golfistico, in cui l’attacco fu portato piú a fondo, soprattutto ove si ritenga che Wodehouse fosse a conoscenza del drammatico contrasto tra Milne e il figlio.​

Egli era verosimilmente consapevole della frustrazione di Milne nell’essere ammirato e ricordato solo per i libri di Winnie the Pooh, in quanto sono proprio quelli che mette in ridicolo. Mentre la feroce lettera di Milne era stata un attacco sul piano morale e politico, ma non metteva in dubbio la qualità dell’opera letteraria, Wodehouse viene a sottolineare ironicamente il contrasto tra lo scrittore impegnato e influente che Milne avrebbe voluto essere, e quello che invece era — l’autore di sdolcinati libri per ragazzi basati sul suo stesso figlio.​

In Rodney has a Relaps9 (Rodney ha una ricaduta) Wodehouse, pur non menzionando esplicitamente Milne e la sua produzione, mette in scena una parodia del processo creativo dei libri di Winnie the Pooh e le implicazioni del rapporto padre-figlio.​

Lo fa, nella finzione letteraria, con lo sguardo benevolo del cognato del protagonista, inserendo la storia in un contesto familiare di appassionati golfisti: Rodney Spelvin, autore in passato di testi sdolcinati e convenzionali, dopo aver trovato nella pratica del golf tanto vigore creativo da dedicarsi a sanguinari romanzi polizieschi, ha una «ricaduta» nel sentimentalismo. A ispirargliela è il rapporto col figlio Timothy, sulle cui fantasie e giochi torna a scrivere puerili e stucchevoli poesie. Si lamenta la moglie col fratello:​

Sai dov’è Rodney in questo momento? Nella stanza dei bambini, chinato sul lettino di suo figlio Timothy, a raccogliere materiale per una poesia sullo sfortunato topolino mentre dorme. Qualche sbrodolamento, senza dubbio, su come abbraccia il suo orsacchiotto e sogna gli angeli. Sí, è quello che sta facendo, scrivendo poesie su Timothy. [...] Beh, quando ti dico che si riferisce a lui ovunque come Timothy Bobbin [Trottolino], capirai a cosa ci troviamo di fronte.​

A sua volta Timothy, compiaciuto del­l’attenzione paterna, diventa «uno sfacciato commediante», con pose e moine fasulle. Piú avanti nella storia, Wodehouse mette in parodia poesie di Milne, tra cui una a cui già alludeva un brano di The Mating Season:​

Timothy Trottolino ha dieci dita,​
le porta a spasso quando va in gita;​
se da un’infreddatura resta affetto,​
anche i dieci ditini vanno a letto.​

Si ammicca poi al lettore, perché tra gli appunti di Rodney, in calce alla parodica «Timothy Bobbin Goes Hoppity, Hop» si trova scritto: «Reminiscenza?» Alla fine Rodney, indotto dalla moglie esasperata a partecipare a un torneo di golf, e giunto all’ultima buca in parità, perde la partita per colpa dell’ingenuo e lezioso Timothy che lo distrae con:​

Babbino, è vero che le margheritine sono dei pezzettini di stelle che sono state sbriciolate dagli angeli?​

Il bambino riceve una severa lezione, e Rodney guarisce definitivamente.​

Nel caso di questo racconto, la parodia è esplicita e, seppure in forma umoristica, la relazione tra padre e figlio mostra le componenti ossessive che si trovano nella vicenda reale dei due Milne, ove purtroppo mancò l’intervento della risoluta e accorta mammina. Sapesse o no del dramma della famiglia Milne, Wodehouse rappresentò l’inquietante laboratorio delle storie di Winnie the Pooh dopo decenni dal suo impianto, quando Christopher Robin era già un adulto, mai riconciliato coi suoi e col suo passato.​

 Dalla parte di Christopher Robin.​

La triste vicenda della famiglia Milne rappresenta una variante dell’ego­centrismo creativo, per cui l’artista, qui lo scrittore, si prende il diritto di attingere ove il suo intuito lo porta, senza porsi il problema se questo possa essere diversamente avvertito dagli altri nella sua sfera personale. Dati gli esiti, appare scontato che tali limiti siano stati superati nel caso di Christopher Robin Milne, perché fare di un bambino un personaggio pubblico, confondendo la finzione letteraria con la realtà e diffondendone il doppio immaginario, è piú aggressivo di una saltuaria esposizione diretta, in quanto lo inserisce precocemente in un consumo virtuale, su cui non ha alcun controllo e riscontro concreto. Piú che di una gelosia da parte dell’autore verso il figlio diventato piú famoso di lui, si deve pensare, da parte di Milne, ad egocentrismo e alla sottovalutazione e rimozione delle ragioni — sacrosante — del ragazzo. Considerazioni che appaiono certo anacronistiche nella realtà attuale, ove diffusione, sfruttamento e mercimonio delle immagini dei figli sono normalizzati nel social e nell’oscena bolla degli influencer.​

Il rifiuto da parte di Christopher Milne della sua infanzia turbata dall’esposizione pubblica ebbe un seguito nelle sue scelte di vita, e fu da lui stesso argomentato in un’autobiografia e varie interviste. Sposato con una cugina, visse modestamente, e, alla morte del padre, rifiutò di subentrare nell’inesauribile flusso dei diritti sulla sua opera. Dovette poi rassegnarsi ad accettarli e in seguito a venderli alla Walt Disney Company per garantire assistenza e sicurezza futura all’unica figlia Clare, nata con paralisi celebrale. Dopo la scomparsa di lei nel 2012, il Clare Milne Trust permane come fondazione di beneficenza.​

 Una traccia di malinconia.​

La separazione di Wodehouse dal­l’In­ghilterra, il suo essere un autore internazionale, sanciscono un distacco, che è di stile e di memoria, e che ne ha investito tutta l’opera, dandole una prospettiva fiabesca. Fu Plum stesso, in un’intervista, a esprimere nostalgia e smarrimento di fronte al repentino allontanarsi di un mondo immaginario ma cosí profondamente radicato nell’identità inglese e in lui:​

la mia Inghilterra se n’è andata. Il castello di Blandings, Bertie, Pongo, Lord Em... se ne sono andati tutti. Alcuni dicono che non sono mai realmente esistiti. Non lo so. In ogni caso vi ero terribilmente affezionato…​

Nonostante la malinconia di un addio, l’opera di Wodehouse, pienamente recuperata e valorizzata nella letteratura del suo Paese, incontra periodicamente nuove giovinezze e imprevisti revival. Venuti meno gli equivoci di una lettura sociologica, essa è talmente «al di là» di ogni luogo comune e moralismo, da essere al riparo dalle ideologizzazioni del politicamente corretto, avendole già prefigurate, derise e dissolte in una risata liberatoria; è un mondo irriducibile e sfrontato, antidoto sempre attuale alla stupidità, opportunismo, massificazione, insite nelle ideologie radicali (bene lo comprese Orwell).​

Una notevole vitalità conservano nel tempo anche le storie di Winnie the Pooh, uniche depositarie del nome e del prestigio del loro autore. La malinconia di questo destino fu vissuta a pieno e in anticipo da Milne che, interrotto di scrivere libri per ragazzi, aveva tentato invano di accreditarsi diversamente come scrittore. Non è da escludere che, col passare del tempo, la stessa vicenda della lettera contro Wodehouse abbia finito per ritorcerglisi contro, come un caso di gelosia professionale. Nel 1946 Milne pubblicò il primo romanzo dopo 13 anni e l’ultimo: Chloe Morr. Imperniato su un’affascinante figura femminile, si conclude con la morte improvvisa, senza che la sua vita e relazioni abbiano raggiunto chiarezza e compiutezza: e nessuno è conoscibile per l’altro, nemmeno tra padre e figlio. Amarezza e pessimismo che furono ribaditi nell’autore dall’accoglienza data al libro: «Ogni volta che un critico — scrisse Milne ad un amico — inizia il suo discorso con un riferimento a Winnie-the-Pooh, so che, non solo sarà offensivo, ma che ha deciso esserlo ancor prima di leggere il libro».​

Questa introspezione malinconica, il rammarico per il distacco dal figlio, l’insoddisfazione sugli esiti del suo lavoro, e certo altri rimpianti accompagnarono la vita di Milne fino alla fine, ai primi del 1956.​

Prima di allora, Wodehouse aveva scritto ad A. Wallace una lettera sorprendente, che illumina il suo approccio alla vita diversamente empatico:​

Povero Milne. Sono rimasto scioccato nel sentire della sua malattia. Temo che sembra esserci poche possibilità che migliori. ¶ È orribile pensare che qualcuno che ha scritto cose cosí gaie, finisca la sua vita in questo modo. È sempre stato tra i miei autori preferiti. Ho tutti i suoi libri e li rileggo regolarmente…​

Non si riferiva certo ai libri di Winnie the Pooh. È ironico che dichiarato estimatore dell’opera a cui Milne teneva veramente sia stato proprio colui al cui nome il suo sarebbe stato per sempre abbinato per quel­la che qualcuno ha definito una faida politico-letteraria, ma che resta in effetti un complesso di tristi memorie.​

Note​

1 V. «Amici, nemici, uomini», Il Covile №953, maggio 2017.​

2 I prestigiosi difensori di Wodehouse, George Orwell e Evelyn Waugh, non intervennero nella fase acuta della polemica. Il saggio di Orwell, In defence of P.G. Wodehouse, fu pubblicato sulla rivista Windmill nel luglio 1946, mentre quello di Waugh, An Act of Homage and Reparation, nel 1960, diffuso poi nel 1961 dalla BBC. Entrambi i testi hanno un effetto inquietante, in quanto da una parte sottolineano come la personalità di Wodehouse e la sua opera fossero «anacronistici», legati ad un mondo scomparso e incapaci pertanto di rendersi conto della realtà, e dall’altra argomentano come alla strumentalizzazione da parte dei nazisti ne corrispondesse una simmetrica, un «esperimento di propaganda» in funzione di manovre politiche interne all’UK. Ciò appare confermato dal fatto che, anche ad anni di distanza, permanesse l’ostracismo contro lo scrittore, mentre altre responsabilità maggiori fossero state nel frattempo taciute o perdonate.​

3 I risultati delle indagini sull’episodio, che avrebbero potuto scagionarlo dall’accusa di tradimento, furono tenuti riservati fino al 1980, anche dopo il conferimento del cavalierato. Alla fine, l’accesso al dossier lo ha rivelato contenente informazioni anodine, prive di testimonianze e documentazioni nel merito della vicenda: è stata proprio la segretezza ad alimentare per decenni l’antica controversia.​

4 Uno degli aspetti meno drammatici ma non per questo marginali del trasferimento di Wodehouse in USA, fu l’abbandono del cricket come pratica sportiva e topos letterario, a favore del golf. Plum sin dai tempi scolastici era un appassionato di cricket e i suoi primi scritti vi fanno spesso riferimento; il romanzo Mike, (1909), una school story prediletta dall’autore, ha come protagonista un ragazzo campione nel gioco. Il libro di M. Hedgcock, Wodehouse at the Wicket (1997) ripercorre il curriculum di Wodehouse nel cricket, la sua partecipazione a club e tornei. Resta cosí traccia dei casi in cui il giovane Wodehouse, alternando lo sport all’attività letteraria free lance, ebbe a incrociarsi nei club di Londra con Milne, anch’esso scrittore emergente e giocatore di cricket. Ricordi che dovettero anch’essi pesare per l’anziano Plum.​

5 Prima edizione italiana Sotto le fresche frasche, traduzione di Adriana Motti, ed. Elmo 1950. Nelle successive edizioni Mursia è intitolato La stagione degli amori.​

6 «Non so se sia la prova della mia natura da santo, ma trovo che la mia animosità personale contro uno scrittore non influenzi mai la mia opinione su ciò che scrive. Nessuno potrebbe augurarsi piú di me, per esempio, che Alan Alexander Milne debba inciampare nei lacci delle sue scarpe e rompersi il collo, eppure rileggo i suoi primi lavori a intervalli regolari con tutto l’antico divertimento.» (Lettera a Dennis MacKail, 1945).​

7 «Hoppity-hoppity-hop» è una citazione diretta dalla poesia di Milne «Hoppity».​

8 Edizione italiana Non c’è da preoccuparsi, trad. di Sario Agnati, ed. Elmo 1965. Nelle successive edizioni Guanda è intitolato Niente di serio.​

9 Pubblicato nel mensile canadese National Home Monthly del febbraio 1949 col titolo Rupert Has a Relapse.​

 

 Avvertenza Contatti © Privacy

Wehrlos, doch in nichts vernichtet
Inerme, ma in niente annientato
(Der christliche Epimetheus
Konrad Weiß)

 


Legenda:     Translated by/Traduit par/Tradotto da;Title of the text in the edition/Titre du texte dans l'édition/Titolo del testo nell'edizione;  Title-Date of original text/Titre-Date du texte original/Titolo-Data del testo originale;  Downloadtext/Télécharger le texte/Scaricare il testo; Book / Livre / Libro;  Magazine/Revue/Rivista;  Print editions/Éditions imprimées/Edizioni cartacee;  Collections/Raccolte;  Manifestos/Manifestes/Manifesti;  Poems/Poèmes/Poesie;  Website.


www.ilcovile.it