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Testata della rivista Il Covile
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№723

In memoriam Jacques Camatte (1935–2025)​

A cura di Gabriella Rouf e Stefano Borselli.
Traduzioni di Gabriella Rouf.​

 L’annuncio dei figli.​

… È con viva commozione che vi informiamo del decesso di nostro padre Jacques Camatte.
Ci ha lasciato nel sonno Sabato 19 aprile 2025 intorno alle ore 00,40.
Aveva 90 anni, una bella e lunga vita nel corso della quale ha saputo condividere momenti, parole, pensieri e tante altre cose con ciascuna e ciascuno di voi.
È per questo che vi inviamo oggi il presente messaggio per informarvi che le esequie avranno luogo Mercoledí 23 aprile 2025 alle ore 14,30 nel cimitero di Bélaye.
Evidentemente, vi siete tutte e tutti invitati.
Noi saremo presenti con voi per celebrare la vita che ha vissuto e la gioia che abbiamo avuto di condividerla al suo fianco.
Sperando di vedervi numerose e numerosi per onorare la sua memoria.
Che riposi in pace là dove è. …
Vladimir, Ludovic, Aurélie, Nathanaël

CAMATTE

 Dalla pagina delle condoglianze.​

Fonte: www.pompes-funebres-du-quercy.fr/avis-de-deces/jacques-camatte-cajarc-c6f3ccd2​

 Thierry Alibert.​

È a mio nome e della scuola TAO che invio un pensiero commosso a tutta la famiglia di Jacques. Ho profondamente apprezzato l’allievo appassionato e discreto che egli era in occasione dei miei corsi e stages di Taiji et Qi gong. È stata una gioia e un onore contare tra i miei allievi la bella persona che egli era e non mancheremo di onorare la sua memoria quando saremo riuniti. Grazie Jacques, che il tuo riposo sia dolce e tranquillo.​

Taichi club di Cahors. Jacques dovrebbe essere con la maglia rossa in terza fila a destra.

Anche qui Jacques è facilmente individuabile.

 Jean Pierre Gormond.​

Quante volte mi hai accompagnato nel piú profondo dei tormenti, per ore, di notte, di giorno, io mi immergevo in quel mondo sconosciuto delle emozioni e per tutto il tempo tu eri là, all’ascolto, cosí presente, senza intervenire, giusto a dare il senso che il sommerso sarebbe sempre legato al reale, al tangibile, all’inaffondabile. Sono diventato inaffondabile, Jacques. Un giorno il mondo scoprirà il tuo lavoro, o il tuo cammino, piuttosto… camminiamo, è la tua proposta, allora e solamente allora l’uomo avrà un avvenire. Ti amo, Jacques, e ti amerò sempre, al di là anche di questa vita. Ti ho visto ascoltare te stesso, e me l’hai insegnato, ti ho visto coi tuoi ragazzi, Nathanaël, quale bellezza meravigliosa vederti navigare al di là della repressione, questa dimostrazione dell’Amore Vincitore al di là di tutte le teorie, di tutti i dogmi e condizionamenti. Ontosi, speciosi, come sono lontani, indietro, i Freud, i Lacan, timidi avventurieri dello spazio immenso dell’universo interiore dell’homo-sapiens, del­l’Homo-Ge­mein­wesen. Quale mostro di cultura, Jacques, il latino, il tedesco, l’italiano, il tuo cuore era aperto a tutte le lingue, a tutte le culture, a tutti gli orizzonti. ¶ E poi il mio un giorno mi ha allontanato dalle terre di Bélaye, dalle centinaia di alberi che hai piantato poi amato, di quel lago che hai partorito con le tue piccole braccia, con la tua zappa, la tua vanga, la tua carriola, trasportando per ore e giorni quella terra pesante, argillosa, collosa e intrisa d’acqua… il tuo lago resta l’immagine del tuo accompagnamento in me stesso. Se il fondo del mio animo è questo lago tranquillo contornato di 1000 fiori, è a te che lo devo, Jacques, testimonio soccorrevole sul calvario della mia esistenza. Grazie per questo e il resto, mi ci vorrebbe un libro… Tutto l’amore di cui sono capace per te, Nath, Aurélie e voi altri figli che non ho mai incontrato. Siate orgogliosi di vostro padre e in pace, spero, sul vostro cammino.​

 Vittorio Gaeta.​

È stato forse il principale allievo e prosecutore di Bordiga, dal quale pure si distaccò sul piano teorico (ma non su quello umano). Teorizzò già 50 anni fa l’échappement del capitale, e cioè la sua autonomizzazione rispetto alla base materiale, che gli consentiva definitivamente di sfuggire alla legge del valore e al rischio di crollo, con la perdita di efficacia di ogni logica politica oppositiva. Alla fine la vicinanza non cercata con Sant’Agostino e il suo ritiro dal mondo si era fatta evidente (ma Bordiga aveva aperto la strada...): un esito sorprendente, ma possibile, del marxismo. A un certo punto smisi di seguirlo perché non riuscivo a capirlo (non scriveva difficile, ma contorto sí!) e perché la marginalità come programma non rientrava nei miei desideri, ma credo che il suo lascito sia ancora da esplorare. Ha scritto anche sul Covid-19 e sull’Ucraina, testi in cui la riflessione sul rischio di estinzione della specie dà le vertigini. Che la terra ti sia lieve, J.C.​

 Stephane Chometowski.​

Jacques è stato il mio professore di «scienze nat» come si diceva all’epoca, al liceo Dumont Durville. Era diventato un amico dopo lunghe serate a casa sua ove con qualche amico sbeffeggiava i politici, prefigurando la sua carriera di teorico comunista internazionalista. Ho il ricordo di una giornata a Porquerolles dove tenne continuamente tra le braccia, col suo sorriso imperturbabile, nell’acqua limpida della spiaggia d’argento una giovane e graziosa bagnante (che non sapeva nuotare?) che sarebbe forse divenuta la madre dei suoi figli (o no…?). Politicamente mi aveva un giorno definito «anarchico senza bomba», il che io continua a prendere per un complimento. Che quel sorriso amichevole e ironico gli sia mantenuto per l’eternità.​

 Emmanuelle R.​

Conservo un bellissimo ricordo di Jacques Camatte, al quale ho fatto visita improvvisata, un pomeriggio dell’estate 1989, con due compagni che venivano da un paese vicino. Ci aveva accolto con molta generosità e simpatia, e ci ha proposto di condividere il suo pasto, un’eccellente ratatouille che abbiamo preparato insieme. Mi ricordo che mi aveva gentilmente fermato quando ho cominciato a sbucciare le zucchine del suo orto, dato che erano coltivate senza prodotti chimici. Per una giovane di città come me, era una scoperta! Abbiamo molto parlato, di Bordiga, il cui testo «Specie umana e crosta terrestre» mi aveva interessato per la sua visione critica della gestione dello spazio nell’era capitalista, ma anche di Mario Perniola e del suo lavoro «La critica dell’arte in quanto sfera separata dalla vita», che mi aveva ispirato la tesi di fine studi sul movimento dada e la critica dell’arte (vista dai Situazionisti). In breve, un bellissimo ricordo di un solo incontro con una persona il cui carattere era conforme al suo intenso amore per la comunicazione umana, che egli ha cercato per tutta la sua vita di sviluppare, nel suo quotidiano, nella sua azione e nel suo pensiero.​

 Hunter Castillo.​

Non ho avuto la fortuna di incontrarlo, perché quando ho provato a contattarlo tramite gmail nel 2023 mi ha informato che era malato. Ma ho sempre apprezzato le sue opere. Dalla Spagna, alcuni comunisti internazionalisti si riconoscono nel suo lavoro e nella sua critica dell’attivismo fino alla seconda serie di Invariance, e anche se potremmo non essere d’accordo con alcune delle sue ultime prospettive sulla militanza, era una persona gentile con una conoscenza teorica molto ricca. Nozioni come la sua critica dell’Ontosi e della Speciosi, il suo studio dell’alienazione e della necessità del divenire dell’Homo Gemeinwesen sono tuttora di grande interesse. Possa continuare a vivere nelle belle memorie che ha condiviso con gli altri.​

 Silvia Cesarano.​

Per me, Jacques non era solo uno spirito brillante, ma anche un uomo di grande forza e grande sensibilità, capace di condividere profondamente la sua forza vitale. Mi ha talmente dato, era là per me quando ero nel buio. Il suo canto, il suo sorriso e le sue parole sono in me. Un grande abbraccio a Ludovic, Vladimir, Aurelié, Nathanaël. Buongiorno Jacques, un saluto affettuoso che a te arrivi in un modo o nell’altro.​

 Brigitte Chesterman.​

Caro Jacques, in omaggio alla Vita che tanto rispettavi. Grazie per quello che condividevamo di piú prezioso, i nostri figli e nipoti, per tutti i momenti vissuti insieme, i nostri scambi, le nostre ricerche, i nostri percorsi. Grazie per la tua umanità, la bontà senza limiti. Ti auguro di tutto cuore la pace che cercavi, e con tutto il mio affetto.​

 Jacques Guigou.​

«Oggi mi trovo nella dolcezza dell’inverno. È assai propizio per riflettere tranquillamente, serenamente. Di conseguenza i miei pensieri verso di te saranno dolci» mi scriveva Jacques il 16 dicembre 2012, alla fine di una lettera nel corso della nostra corrispondenza sull’ontosi e la speciosi. Lunga memoria alla sua vita e al suo pensiero.​

 Laura Cesarano.​

Addio, Jacques. Mi ricordo di te come di un grande amico di Giorgio e Nani, come di un uomo profondo e affettuoso. Mi ricordo di te coi tuoi ragazzi, Vladimir et Ludovic. Poi con Aurélie et Nathanaël, quando giocavo con te insieme alle mie figlie. ¶ Vi abbraccio tutti forte. Non ti dimenticherò mai.​

 Ginette e Christian Deray.​

Siamo molto addolorati nell’apprendere della scomparsa di vostro padre, il signor Jacques Camatte. Ci ha lasciato una figura emblematica di Bélaye, dalla personalità accattivante. Era un uomo caloroso, rispettoso della natura e dell’ambiente. Conserveremo un ricordo eccellente di lui.​

 Alessandro Scalondro.​

Ricordo ancora la profonda emozione suscitatami — io poco piú che adolescente — dalla lettura de Il capitale totale; ancor piú ho vivida memoria dei nostri piú recenti incontri a Roma e poi, insieme ad altri compagni e compagne, a Le Ségala, nella sua casa nel bosco. Quanto tempo insieme alle sue parole, un cammino di pensiero, un sentiero che non si è mai interrotto. Il tempo, come ci ha insegnato, è un’invenzione degli uomini incapaci d’amare. Nel caso di Jacques, resta tutto.​

 Bruno Signorelli.​

Il pensiero, la collocazione di Jacques Camatte costituiscono apporti notevoli nella teoria critica e visione critica del capitale. Tenendo conto della dissoluzione della comunità, Jacques prospettava una rottura con questo mondo, nell’obiettivo della «Gemeinwesen» e il ritorno al legame con la natura.​

 Taichi club di Cahors.​

Jacques era un assiduo praticante di Qi gong e di Taichichuan. È stato il decano del club fino al 2023. Ci resta il suo cordiale sorriso. Ci commuove la sua applicazione nel seguire piú a lungo possibile l’insegnamento di pratiche dolci di Arte Marziale. I sentimenti sinceri e amichevoli dei piú anziani di noi ti accompagnano, Jacques, te e i tuoi congiunti.​

 Marco Iannucci.​

Un affettuoso saluto, caro Jacques. Hai letteralmente costruito le basi della mia visione del mondo: natura e comunità, fin dal 1977, leggendo Il capitale totale e Verso la comunità umana. ¶ Quando uscí Comunità e divenire nel 2001 trovai il coraggio di scriverti, carta e penna, e cominciò la nostra corrispondenza. ¶ Un anno dopo squillò il telefono ed eri tu: ti trovavi a Milano e venisti a casa nostra qui sui monti vicino a Bergamo. Cam­mi­nam­mo nel bosco e ricordo l’enfasi con cui commentavi «la potenza della natura». Nel 2004 fu mio il piacere di venirti a trovare insieme a mia moglie Cristina, in camper al Domaine de la certitude: lunghe conversazioni, ci mostravi con gioia gli alberi che avevi piantato. ¶ Giocammo in quattro, con Nathanael, a Risiko e fu un momento che ti rese felice. La nostra corrispondenza è durata 20 anni e si è fermata solo negli ultimi, quando hai cominciato a non star bene. ¶ Come dicevi spesso, è bello volersi bene anche se su certi argomenti si ha un pensiero diverso. ¶ Ti abbraccio forte. Marco.​

 Claire Cical​

Non ho mai avuto il piacere d’incontrare Jacques, ma è come se fosse avvenuto. Da anni i suoi testi mi accompagnano e hanno avuto una notevole influenza sul mio pensiero. Le sue teorie radicali e impegnative, la sua opera rigogliosa e scrupolosamente precisa, ma sempre accessibile, sono fonte di riflessione che ogni giorno un po’ di piú risuona in questo mondo che cerca di rinchiuderci. Dai nostri primi scambi, sono stata colpita dal percepire immediatamente a che punto egli fosse fedele alle sue idee nel suo modo d’essere. La sua filosofia complessa e totale, lungi da essere una mera retorica, l’ha accompagnato per tutta la vita. Essa accompagnerà anche me, come tanti altri senza dubbio, nel mio cammino verso l’inversione, e l’emergenza di Homo Gemeinwesen. Jacques, questo mondo tu l’hai infine abbandonato, ed oggi è con te che ci si eleva qui, verso il cosmo e l’amore infinito. Ancora tutte le mie condoglianze all’insieme della sua famiglia e amici stretti. Non dimenticherò mai questa giornata del 23 aprile.​

 Redazione del Covile.​

Il Covile ha sottoscritto l’impianto di tre alberi in ricordo. Riccardo De Benedetti, Armando Ermini, Stefano Borselli, Francesco Borselli e Gabriella Rouf hanno inviato propri messaggi di condoglianze.

 La casa, il frutteto, il lago.​

Immagini dall’incontro del 2016.

Nel 2016 Stefano Borselli e Armando Ermini furono ospiti di Jacques nel suo Spiralêtre ovvero Domaine de la certitude dal 14 al 17 di un fresco aprile. Piu di vent’anni prima Camatte aveva acquistato, nel comune di Bélaye in località Le Ségala, circa 25 ettari di terreno di un precedente maneggio, abbandonato da anni, con una serie di costruzioni malridotte un tempo funzionali al­l’attività.​

Coordinate: 44°26’54.2"N 1°10’23.0"E.

Doveva essere tutto in rovina, ma negli anni Jacques aveva ben sistemato l’edificio scelto come abitazione per sé e i suoi familiari e luogo di studio e scrittura. Le altre strutture erano state messe in sicurezza: una era adibita a cucina e pranzo per incontri conviviali, come fu il nostro, tra i tanti, un’altra a posti letto spartani e altre ancora funzionali alla raccolta della frutta prodotta dagli alberi da lui piantati negli anni, a rimessa per gli attrezzi, il trattore ecc. ¶ Jacques stava alla larga dalla società dello spettacolo, o meglio detto, come preferiva, del­la rappresentazione, per cui solo ponderatamente ci dette il permesso di far conoscere una delle foto fattegli da Armando a Bélaye e che da allora fino a qualche giorno fa, quando la famiglia e poi altri hanno cominciato a diffonderne tante altre e piú belle, circolava in rete come l’immagine piú recente, ed ora sta per uscire sulla copertina del primo libro con suoi scritti pubblicato in Russia per la cura dell’amico Eldar Sattarov.​

Alberi piantati da Jacques. Come si può vedere molti da frutto.

Convivio.

A sinistra un fienile multiuso a destra l’abitazione di Jacques.

La casa di Jacques vista dal laghetto.

Con Armando a Puy-l’Évêque.

Con Stefano.

 Una rosa per Jacques Camatte​

Lascia
che cresca
questa rosa.​

Lascia
che ti protegga
un’ultima volta.​

Lascia
che sia vessillo
di libertà
(anche senza
sventolare
sulle barricate).​

Lascia
che dica
al tuo posto
l’ultima verità​

È solo un’esile
rosa.​

Basta un niente
a bacarla,
a sfogliarla.​

Ma ora svetta
ancora gagliarda
in faccia al sole
o alla piú greve
pioggia.​

È il centro
dell’Universo
per ora.​

Un’isola
una trincea…​

È cosí individuale
e comunitaria.​

Lascia
che sia una rosa,
anche se per poco​

E tutto questo
può stare benissimo
in un film di Jean-Marie
Straub​

con sottofondo di api ronzanti
e variazioni per orchestra
di Anton Webern.​

Luigi Picchi

 Dalla rete.​

 Rivista Lundimatin.​

#472, 21 aprile 2025, estratto dall’articolo «Le temps est une invention des hommes incapables d’aimer»​

Mentre eravamo in chiusura del numero di questa settimana, abbiamo appreso il decesso di Jacques Camatte, figura imprescindibile del pensiero rivoluzionario degli anni 60 e 70. Alcuni suoi testi, apparsi nella rivista Invariance da lui diretta, hanno avuto una grande influenza su alcuni di noi, come su tanti altri. I suoi apporti all’analisi dell’evoluzione del capitalismo e dunque alla teoria rivoluzionaria sono stati preziosi e decisivi. A metà degli anni 2000, abbiamo avuto la gioia di andare a incontrarlo a casa sua, nel corso di un viaggio e nel bel mezzo del nulla. Ci aspettavamo d’incontrare una leggenda, almeno ai nostri occhi, e lo immaginavamo somigliante a un vecchio saggio, probabilmente stanco per l’età. Ci siamo ritrovati di fronte a lui, piedi nudi e petto nudo sotto il sole cocente, addominali scolpiti e muscoli delle braccia in rilievo. Stava scavando, da solo, con una pala, un deposito d’acqua grande quanto una piscina olimpionica. Si è mostrato di una gentilezza, curiosità e generosità immense. Siamo ripartiti con sottobraccio tutti i numeri d’Invariance che ci mancavano, non senza averlo aiutato a modificare il codice HTML del suo sito web. Nell’attesa che noi o altri si scriva un tributo teorico che permetta di cogliere l’importanza del suo pensiero, pubblichiamo questa settimana Contre la domestication, apparso nel 1973 nel terzo numero d’Invariance. Era 52 anni fa, che sia ancora cosí attuale la dice lunga sul suo grado di attualità all’epoca.​

 Blog éditions la tempête​

21 aprile 2025. « In memoriam Jacques Camatte (1935–2025)».​

Poche sono le persone che incarnano concretamente la propria teoria. Pochi comunisti hanno portato cosí avanti la ricerca di un’uscita dai fallimenti del XX secolo. Rari sono i materialisti che hanno osato risalire fino alle origini della specie umana per meglio comprendere i limiti del presente. Ma soprattutto: quanti uomini hanno avuto in sé un anti-individualismo altrettanto intransigente — e tuttavia cosí stranamente solitario — quanto quello che ha spinto avanti Jacques nel corso della sua vita? Non aveva né ego né super-io. Solo quel sorriso malizioso e, certamente, quello sguardo di una dolcezza inesauribilmente generosa.​

Incontrarlo, era come imbattersi in una formazione geologica inaspettata: una grotta tranquilla, pazientemente scavata dal tempo, offerta come rifugio a quelli della nostra generazione in cerca di riparo, nel tentativo di trovare una continuità con la realtà della dottrina comunista. Sempre disponibile a ripercorrere il filo della sua vita, egli mostrava che essa era sempre uno stesso e unico movimento col suo cammino teorico. Sapeva dare un senso al suo percorso senza mai cadere nell’aneddoto o nel­l’autolegittimazione. Semplicemente, era lí.​

Ricordo un seminario, da qualche parte in una casa isolata nella Francia centrale qualche anno fa. Due giorni interi, dalle dieci del mattino fino a sera, ad ascoltare, discutere, pensare. Dovevamo essere una ventina, tutt’al piú. Prese la parola per parlare della sua vita teorica — indissolubilmente legata alla sua vita tout court. Ripercorse come il dramma originario della sua infanzia lo avesse spinto alla ricerca del comune, all’impegnativa ricerca di una comunità di pari. Parlò del PCInt e della formazione che vi aveva ricevuto. E naturalmente di Bordiga, figura tutelare. Il suo napoletanismo intransigente traspariva perfino da certe storielle, di una scontata grossolanità, raccontate tra due stazioni, durante un viaggio verso un convegno, tra caffè e nomi familiari: Marx-Engels, Lenin. E sempre, sullo sfondo, o meglio all’orizzonte, questa idea d’invarianza della teoria comunista, tenuta come un crinale montano. Bordiga, diceva, era forse dogmatico — ma quella è una virtú, in periodo di controrivoluzione, quando il cielo resta ostinatamente chiuso, i vecchi compagni sono caduti e i sopravvissuti, nel migliore dei casi, sbagliano; nel peggiore, tradiscono. Il che era la stessa cosa, perché mai Jacques voleva sprofondare nell’inimicizia — quel vivere nel risentimento verso i morti e verso i vivi.​

Rifiutando con incrollabile coerenza ciò che, fin dagli anni settanta, chiamava «rackets politici» — e sempre con lo stesso viscerale rigetto — Camatte era divenuto una figura senza tempo. Leggeva l’avvenire negli strati piú remoti del passato. Per lui, l’origine non era un punto di partenza da cui fuggire, ma un orientamento: indicava anche la meta. Non un ritorno allo stesso, ma la risoluzione delle contraddizioni aperte dalla storia stessa — quelle che la realizzazione incompiuta, ferita, della specie umana fa insorgere.​

Come potrei, d’altronde, dimenticare queste poche righe che sempre tanto mi commuovono? «L’essere umano è la vera Gemeinwesen dell’uomo. Il che significa che nella società comunista non c’è piú Stato; il principio di autorità, quello dell’organizzazione e quello di coordinamento tra gli uomini, è la specie umana. È il ritorno al comunismo primitivo, ma integrando l’evoluzione intermedia.»​

Ho imparato a essere comunista nella sua eresia. Ciò che ho capito grazie a lui è che noi comunisti non conosciamo solo la storia — conosciamo anche l’avvenire. Un mondo senza classe né Stato. Forse anche senza partito. A meno che il «partito» non designi, nel suo senso piú nudo, l’ultimo organo incaricato di difendere l’umanità — non dalla politica, ma dalle forze cieche e catastrofiche della natura.​

Molte cose sono state dette su Jacques. Pochi hanno effettivamente accompagnato l’ultima fase del suo cammino. Pochi hanno capito che è stato, per lui, un modo per portare il lutto del movimento operaio. Questo lutto, l’aveva iniziato da molto tempo — ed è forse questa, in fondo, l’opera di tutta la sua vita. Non si trattava di una rinuncia, ma di uno strappo lucido: affrontare la fine di un mondo per continuare a cercare, nonostante tutto, una via d’uscita. E se lascia oggi dietro di sé centinaia di lettori sparsi per il mondo, non è perché ha fondato una scuola o perpetuato una linea: è perché ha scavato, da solo, le rovine di una promessa, fino a farvi risuonare un’altra possibilità. Di fronte all’epoca e al suo carattere apocalittico, Jacques poneva un’alternativa semplice e implacabile: o reinvestire nella politica contro l’economia — soluzione realistica, ma già compromessa; oppure l’Esodo — la grande partenza. Non la fuga, ma la rottura. Non l’abbandono, ma il ritiro come forma suprema di fedeltà. Questo mondo, egli l’ha lasciato oggi — dolore. Questo mondo di cui siamo irrimediabilmente eredi — speranza.​

Maxence Klein.​

 www.angrymum.fr ​

Fonte: «Jacques Camatte: il ribelle del pensiero radicale» 23 aprile 2025.​

• Non conoscete Jacques Camatte?​

Forse vi è capitato d’incrociare il suo nome in circoli militanti, tra due citazioni enigmatiche, ovvero vi è completamente sconosciuto. Poco importa. Ciò che conta, è che lo scopriate oggi. Perché Camatte è una delle voci piú sovversive, piú profondamente sconvolgenti del pensiero critico del XX secolo. E in un’epoca in cui il capitalismo estende il suo dominio fino ai nostri desideri piú intimi, in cui il disastro ecologico e sociale si accelera, i suoi scritti risuonano con un’urgenza bruciante.​

• Chi era Jacques Camatte?​

Nato nel 1935, Jacques Camatte fu inizialmente un attivista marxista, vicino alle correnti comuniste rivoluzionarie degli anni ’60. Ma molto presto, rompe con l’ortodossia marxista, deluso dai vicoli ciechi del leninismo e del gauchisme tradizionale. Si volge allora ad una critica molto piú radicale: quella della civiltà capitalista stessa, non piú come semplice sistema economico, ma come macchina per divorare il mondo e l’umano.​

Le sue influenze? Marx, certamente, ma anche i situazionisti, gli anarchici e soprattutto un’approfondita riflessione sulla comunità perduta, su cosa significhi essere umani in un mondo in cui tutto è merce.​

Jacques Camatte è morto il 19 aprile 2025. Se non lo conoscevate, sarà questa l’occasione per scoprire la sua opera, magari con qualche ristampa, come di consueto…​

• La filosofia di Camatte: il capitale come destino funesto.​

Camatte va oltre la maggior parte dei critici del capitalismo. Per lui il capitale non è solo una struttura di sfruttamento, è una forza autonoma, un parassita che ha colonizzato l’umanità fino a trasformare le nostre menti, i nostri corpi, i nostri desideri. In Il capitale totale (1976), scrive: «Il capitale è riuscito a fare dell’uomo il suo prodotto, il suo schiavo volontario.» In altre parole: non combattiamo piú soltanto un sistema esterno, ma un nemico interiore, una logica che ha penetrato nelle nostre vite al punto da rendere difficile, se non impensabile, qualsiasi rivolta.​

• I suoi scritti principali: armi per una vera rivolta.​

Tra i suoi testi piú notevoli:​

- Invariance. Una rivista in cui sviluppa la sua rottura con il marxismo tradizionale ed esplora la nozione di comunità originaria perduta.​

- Bordiga e la passione del comunismo. Testo indispensabile per scoprire il pensiero di Bordiga e di Camatte.​

Camatte non propone un programma politico. Egli lancia l’allarme: dobbiamo prima comprendere la profondità della nostra alienazione prima d’immaginare la vera liberazione.​

• Perché leggere Camatte oggi? Perché tutto brucia.​

Viviamo in un’epoca di desolazione organizzata: crisi ecologiche, collasso sociale, totale digitalizzazione dell’esistenza. Le rivolte vengono recuperate, l’indignazione canalizzata, i desideri formattati.​

Camatte ci ricorda che la vera lotta inizia con un rifiuto radicale: rifiuto di stare al gioco, rifiuto di credere nelle illusioni della «democrazia di mercato», rifiuto di accontentarsi di riforme che non fanno che prolungare l’agonia.​

Quindi, aprite i suoi libri. Leggete. Riflettete. E forse, come lui, giungerete a questa conclusione: non si tratta piú di «cambiare il mondo», ma di lasciarlo per crearne un altro.​

Altrimenti il ​​capitale finirà per abbandonarci prima che abbiamo il tempo di distruggerlo.​

Il laghetto. Solo in questi giorni abbiamo saputo che Jacques l’aveva realizzato con le sue mani. Non ne fece parola quando ce lo mostrò. Sprezzatura.

La strada campestre che conduce al Domaine de la certitude. Dal sito RevueInvariance.

 

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Inerme, ma in niente annientato
(Der christliche Epimetheus
Konrad Weiß)

 


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