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Testata della rivista Il Covile
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№752

Il Covile dei Piccoli №37​

Traduzioni e adattamenti di Gabriella Rouf.
Illustrazioni originali di Graziano Staino.​

La morale delle favole 2​

Jean De La Fontaine​

Il Topolino, il Gallo e il Gatto​

Un giovane topino, ingenuo di natura,
curioso, vagabondo, tornato nella tana,
raccontava alla madre la sua nuova avventura:
«In giro pei cortili, ho visto alla lontana
due animali; uno, mite, silenzioso, perfetto,
e l’altro esagitato, iroso: fa un versaccio
stridente, alza sul capo una specie di elmetto
rosso, sbatacchia invano uno sgraziato braccio,
ha per coda un pennacchio, e si batteva i fianchi
con tale frenesia che mi ha spaventato,
e sebbene, lo sai, coraggio non mi manchi,
scappai di corsa. Se lui non c’era, peccato!
avrei potuto fare conoscenza con quello
che invece mi appariva cosí gentile e bello:
come noi vellutato, maculato, elegante,
la coda lunga, garbo e contegno modesto,
lo sguardo riservato eppure l’occhio vivo;
verso i signori topi certo simpatizzante
perché ha le orecchie simili alle nostre; per questo
stavo per presentarmi a lui, quando il cattivo
altro animale in fuga mi mise tutt’a un tratto.»​

«Figliolo mio» fa mamma «quel tipo quieto è un gatto,
che sotto i modi dolci, ipocriti e sornioni
contro la nostra stirpe in maniera speciale
è mosso sempre dalle piú malvage intenzioni.
L’altro animale, invece, che ti sembrò nefasto,
è un gallo, che per noi non è minaccia o male,
anzi può capitare di dividerci il pasto.
Stai bene all’erta, figlio, per quanto tu vivrai:
dalle sole apparenze non giudicare mai.»​

Ivan Krylov​

Il Quartetto​

La Scimmia dispettosa,
Asino, Capra e poi
il dondolante Orsetto
decisero una cosa:
«Uniamoci tra noi,
mettiamo su un Quartetto.
Ecco spartiti, viola,
il basso, due violini!
Sotto i fragranti pini
incanteremo il mondo!»
E passano l’archetto,
su e giú, da cima a fondo,
ma non esce da quelli
che stridi senza senso.
«Fermatevi, fratelli!»
grida la Scimmia «Penso
sia necessaria all’arte
una regola sola:
stare seduti a garbo,
e del come e del dove.
Misha, da quella parte,
di fronte alla viola!
Io, primo, tu secondo!
Si ritorni alle prove,
e danzeranno in festa
con noi tutto il paese
e tutta la foresta!»
Il Quartetto riprese,
ma senza risultato.
L’Asino grida: «Attenti,
il segreto ho trovato:
i costumi di scena,
siano piú appariscenti!»
E via, con nuova lena!
Ma invano. Cosí ancora
discutono di come
la brigata sonora
debba vestirsi, stare,
oppure darsi un nome.​

Attratto dal rumore
si posa un Usignolo,
e il Quartetto fallito
lo prega per favore
che sospenda il suo volo
per poco, ed al quesito
risponda come esperto
con un parere certo:
«Note, vesti, strumenti
li abbiamo, cosa manca
ancora? Questo solo
dicci, facci contenti.»​

Risponde l’Usignolo
con rammarico e tatto:
«Amici, mi dispiace,
ma come voi sedete
non ha importanza affatto,
né l’abito, né il nome.
Andatevene in pace,
non esiste un perché,
e non esiste un come;
quello che manca è
piú fine e piú profondo:
che per esser musici voi non veniste al mondo.

Clasio​

La Farfalla e il Cavolo​

Una volta una Farfalla,
dopo il giglio, e poi la rosa,
sulla fioritura gialla
della verza infine posa.
Succhia avida, poi: «Ah!
Che sapore disgustoso!
Certo a me non si confà!»​

Cosí il Cavolo pacioso
le risponde al complimento:
«Forse, ma per esser giusti…
damigella, a quel che sento,
son cambiati i vostri gusti!​

Vi conobbi in altra foggia,
piú modesta, piú cortese,
come bruco che qui alloggia,
pranza e cena a nostre spese.
A quei tempi vi era grato
il sapor delle mie foglie,
ma mutando il vostro stato.
voi cambiaste umore e voglie.»​

Dalla favola s’intende
ciò che fa chi è vano e vile:
se la sorte sale o scende
cambia idee, costume, stile,
per volare o stare a galla.
Ma chi ha cuore e pensiero,
che sia bruco o sia farfalla,
è se stesso sempre vero.​

Gottlieb Pfeffel​

Il Gatto virtuoso​

Vide una volta un Gatto ad una festa
di calici dorati lo splendore,
pieni di vino; e gli ospiti che a questa
abbondanza facevan troppo onore.
Ed esclamò con indignato zelo:
«Vergogna bere vino, offesa al cielo!
Disgusta il vino ai gatti, e voi ne siete,
uomini, solo voi ghiotti e disfatti!
Con l’acqua ci leviamo noi la sete…
impara ad essere saggio da noi gatti!»
Un ospite ridendo l’interpella:
«Che arie! Come te ho le mie virtú,
anch’io mi vanto d’una cosa bella:
non mangio topi! Cosa vuoi di piú?»​

Virtuoso potrà dirsi a ragione
chi rinuncia per scelta vera e onesta,
non chi resiste alla tentazione
di ciò che non gli piace, anzi detesta.​

Abate Bertola​

Il Leone e il Coniglio​

Il Coniglio venne ammesso
alla mensa del Leone,
ove il Leopardo stesso
sente un po’ di soggezione,
ove dopo pochi assaggi
fa la Scimmia da buffone,
ove i Cervi fanno i paggi
e la Volpe cautamente
fa la scelta del menu.
Ma il Coniglio fu presente
per due volte, e poi non piú.
Non si sa come, un bel giorno,
sopra la mensa opulenta,
re Leone guarda intorno,
del Coniglio si rammenta,
ed al suo cospetto impone
venga tosto; si presenta
quello, con preoccupazione.
Là ruggisce il Re: «Chi spregia
di mia tavola l’invito,
alla stessa maestà regia
rende offesa!» Ammutolito
l’altro fa una riverenza.​

Il leone insiste. E niente…
altri inchini…«Sua clemenza,»
gli risponde finalmente
«mai è stato e mai sarà
che io torto fare intenda
alla sua regalità,
né alla mensa sí stupenda
per dovizia e qualità.
Ma il ruggito che voi fate
del banchetto sul piú bello…
e le furibonde occhiate,
la criniera a mulinello,
l’aguzzare degli artigli…
Sua Maestà, con permissione,
ha l’effetto nei conigli
di fermar la digestione!»​

S’accompagna spesso al danno
il favore che ti fanno
i famosi ed i potenti:
starai sempre con l’affanno
di finirgli sotto i denti.​

Tradizionale​

Il padre, il figlio e l’asino​

Sopra un lento asinello andava un giorno
un contadino curvo ed attempato,
il figlio a piedi saltellava intorno,
insieme si recavano al mercato.​

Un tipo che passava per di là
rivolto al padre, forse per sollazzo
esclamò: «Poverino! È crudeltà
mandare a piedi il povero ragazzo!»​

Il vecchio vergognoso fece il figlio
montare in sella, e accanto mosse il passo;
ma non erano andati piú di un miglio,
che incontrarono altri, che con chiasso
li fermarono: «Come, questa è bella!
Ragazzaccio viziato e disumano!
Hai il coraggio di star comodo in sella
e lasci vada a piedi il padre anziano?»​

Il padre ci pensò: «Ma come posso
accontentare tutti? Spero vada
bene cosí…» E in due montati addosso
all’asino, ripresero la strada.​

L’avessero mai fatto! Sul cammino
incontrando la gente, ovunque voci
di protesta…» Quel povero ciuchino!
Un tale peso! Barbari! Feroci!»​

Volendo il padre qui porre riparo
all’offesa ed al seguito importuno,
smontarono entrambi dal somaro
che continuò senza piú peso alcuno.​

«Babbei!» diceva chi passava accanto,
ridendo «hanno il ciuco, e vanno a piedi!»
Gridò il vecchio: «Ci resterà soltanto
che portare noi l’asino, non credi?»​

Che rispondiamo? Aver l’approvazione
e a tutti dare retta, è cosa questa
impossibile e vana. In conclusione,
fai quello che ti va, con la tua testa.​

Fonti​

«Il Topolino, il Gallo e il Gatto» da Jean De La Fontaine (1621–95), favola 5 nel Libro VI, tratta dalla raccolta di Giovanni Mario Verdizzotti (1525–1600 ca), Cento favole morali, (1570), illustrate dall’autore.​

«Il Quartetto» da Ivan Krylov (1768–1844), favola 1, Libro IV (1811).​

«La Farfalla e il Cavolo» adattamento da Luigi Clasio (1754–1825) favola XCIX, Favole e Sonetti pastorali, ed. Firenze 1849.​

«Il Gatto virtuoso» da Gottlieb Pfeffel (1736–1809), titolo originale «Der Kater» nel Libro III di Fabeln und Erzählungen.​

«Il Leone e il Coniglio» adattamento da Aurelio de’ Giorgi Bertola (1753–98), favola XII, Saggio sopra la favola. Aggiunta una Raccolta di favole ed epigrammi, ed. Balzani, Brescia 1788.​

«Il Padre, il Figlio e l’Asino», favola molto antica, nota anche come «Il mugnaio, suo figlio e l’asino», è presente in molte tradizioni, orientali ed europee, poi in raccolte letterarie, con varianti che non ne mutano la morale.​

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Inerme, ma in niente annientato
(Der christliche Epimetheus
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