ritrovo in rete
diretto da
stefano borselli
dal 2009
risorse conviviali
e varia umanità
Il Covile dei Piccoli №37
Traduzioni e adattamenti di Gabriella Rouf.
Illustrazioni originali di Graziano Staino.
La morale delle favole 2
Indice
Jean De La Fontaine
Il Topolino, il Gallo e il Gatto
Un giovane topino, ingenuo di natura,
curioso, vagabondo, tornato nella tana,
raccontava alla madre la sua nuova avventura:
«In giro pei cortili, ho visto alla lontana
due animali; uno, mite, silenzioso, perfetto,
e l’altro esagitato, iroso: fa un versaccio
stridente, alza sul capo una specie di elmetto
rosso, sbatacchia invano uno sgraziato braccio,
ha per coda un pennacchio, e si batteva i fianchi
con tale frenesia che mi ha spaventato,
e sebbene, lo sai, coraggio non mi manchi,
scappai di corsa. Se lui non c’era, peccato!
avrei potuto fare conoscenza con quello
che invece mi appariva cosí gentile e bello:
come noi vellutato, maculato, elegante,
la coda lunga, garbo e contegno modesto,
lo sguardo riservato eppure l’occhio vivo;
verso i signori topi certo simpatizzante
perché ha le orecchie simili alle nostre; per questo
stavo per presentarmi a lui, quando il cattivo
altro animale in fuga mi mise tutt’a un tratto.»
«Figliolo mio» fa mamma «quel tipo quieto è un gatto,
che sotto i modi dolci, ipocriti e sornioni
contro la nostra stirpe in maniera speciale
è mosso sempre dalle piú malvage intenzioni.
L’altro animale, invece, che ti sembrò nefasto,
è un gallo, che per noi non è minaccia o male,
anzi può capitare di dividerci il pasto.
Stai bene all’erta, figlio, per quanto tu vivrai:
dalle sole apparenze non giudicare mai.»
Ivan Krylov
Il Quartetto
La Scimmia dispettosa,
Asino, Capra e poi
il dondolante Orsetto
decisero una cosa:
«Uniamoci tra noi,
mettiamo su un Quartetto.
Ecco spartiti, viola,
il basso, due violini!
Sotto i fragranti pini
incanteremo il mondo!»
E passano l’archetto,
su e giú, da cima a fondo,
ma non esce da quelli
che stridi senza senso.
«Fermatevi, fratelli!»
grida la Scimmia «Penso
sia necessaria all’arte
una regola sola:
stare seduti a garbo,
e del come e del dove.
Misha, da quella parte,
di fronte alla viola!
Io, primo, tu secondo!
Si ritorni alle prove,
e danzeranno in festa
con noi tutto il paese
e tutta la foresta!»
Il Quartetto riprese,
ma senza risultato.
L’Asino grida: «Attenti,
il segreto ho trovato:
i costumi di scena,
siano piú appariscenti!»
E via, con nuova lena!
Ma invano. Cosí ancora
discutono di come
la brigata sonora
debba vestirsi, stare,
oppure darsi un nome.
Attratto dal rumore
si posa un Usignolo,
e il Quartetto fallito
lo prega per favore
che sospenda il suo volo
per poco, ed al quesito
risponda come esperto
con un parere certo:
«Note, vesti, strumenti
li abbiamo, cosa manca
ancora? Questo solo
dicci, facci contenti.»
Risponde l’Usignolo
con rammarico e tatto:
«Amici, mi dispiace,
ma come voi sedete
non ha importanza affatto,
né l’abito, né il nome.
Andatevene in pace,
non esiste un perché,
e non esiste un come;
quello che manca è
piú fine e piú profondo:
che per esser musici voi non veniste al mondo.
Clasio
La Farfalla e il Cavolo

Una volta una Farfalla,
dopo il giglio, e poi la rosa,
sulla fioritura gialla
della verza infine posa.
Succhia avida, poi: «Ah!
Che sapore disgustoso!
Certo a me non si confà!»
Cosí il Cavolo pacioso
le risponde al complimento:
«Forse, ma per esser giusti…
damigella, a quel che sento,
son cambiati i vostri gusti!
Vi conobbi in altra foggia,
piú modesta, piú cortese,
come bruco che qui alloggia,
pranza e cena a nostre spese.
A quei tempi vi era grato
il sapor delle mie foglie,
ma mutando il vostro stato.
voi cambiaste umore e voglie.»
Dalla favola s’intende
ciò che fa chi è vano e vile:
se la sorte sale o scende
cambia idee, costume, stile,
per volare o stare a galla.
Ma chi ha cuore e pensiero,
che sia bruco o sia farfalla,
è se stesso sempre vero.
Gottlieb Pfeffel
Il Gatto virtuoso

Vide una volta un Gatto ad una festa
di calici dorati lo splendore,
pieni di vino; e gli ospiti che a questa
abbondanza facevan troppo onore.
Ed esclamò con indignato zelo:
«Vergogna bere vino, offesa al cielo!
Disgusta il vino ai gatti, e voi ne siete,
uomini, solo voi ghiotti e disfatti!
Con l’acqua ci leviamo noi la sete…
impara ad essere saggio da noi gatti!»
Un ospite ridendo l’interpella:
«Che arie! Come te ho le mie virtú,
anch’io mi vanto d’una cosa bella:
non mangio topi! Cosa vuoi di piú?»
Virtuoso potrà dirsi a ragione
chi rinuncia per scelta vera e onesta,
non chi resiste alla tentazione
di ciò che non gli piace, anzi detesta.
Abate Bertola
Il Leone e il Coniglio

Il Coniglio venne ammesso
alla mensa del Leone,
ove il Leopardo stesso
sente un po’ di soggezione,
ove dopo pochi assaggi
fa la Scimmia da buffone,
ove i Cervi fanno i paggi
e la Volpe cautamente
fa la scelta del menu.
Ma il Coniglio fu presente
per due volte, e poi non piú.
Non si sa come, un bel giorno,
sopra la mensa opulenta,
re Leone guarda intorno,
del Coniglio si rammenta,
ed al suo cospetto impone
venga tosto; si presenta
quello, con preoccupazione.
Là ruggisce il Re: «Chi spregia
di mia tavola l’invito,
alla stessa maestà regia
rende offesa!» Ammutolito
l’altro fa una riverenza.
Il leone insiste. E niente…
altri inchini…«Sua clemenza,»
gli risponde finalmente
«mai è stato e mai sarà
che io torto fare intenda
alla sua regalità,
né alla mensa sí stupenda
per dovizia e qualità.
Ma il ruggito che voi fate
del banchetto sul piú bello…
e le furibonde occhiate,
la criniera a mulinello,
l’aguzzare degli artigli…
Sua Maestà, con permissione,
ha l’effetto nei conigli
di fermar la digestione!»
S’accompagna spesso al danno
il favore che ti fanno
i famosi ed i potenti:
starai sempre con l’affanno
di finirgli sotto i denti.
Tradizionale
Il padre, il figlio e l’asino

Sopra un lento asinello andava un giorno
un contadino curvo ed attempato,
il figlio a piedi saltellava intorno,
insieme si recavano al mercato.
Un tipo che passava per di là
rivolto al padre, forse per sollazzo
esclamò: «Poverino! È crudeltà
mandare a piedi il povero ragazzo!»
Il vecchio vergognoso fece il figlio
montare in sella, e accanto mosse il passo;
ma non erano andati piú di un miglio,
che incontrarono altri, che con chiasso
li fermarono: «Come, questa è bella!
Ragazzaccio viziato e disumano!
Hai il coraggio di star comodo in sella
e lasci vada a piedi il padre anziano?»
Il padre ci pensò: «Ma come posso
accontentare tutti? Spero vada
bene cosí…» E in due montati addosso
all’asino, ripresero la strada.
L’avessero mai fatto! Sul cammino
incontrando la gente, ovunque voci
di protesta…» Quel povero ciuchino!
Un tale peso! Barbari! Feroci!»
Volendo il padre qui porre riparo
all’offesa ed al seguito importuno,
smontarono entrambi dal somaro
che continuò senza piú peso alcuno.
«Babbei!» diceva chi passava accanto,
ridendo «hanno il ciuco, e vanno a piedi!»
Gridò il vecchio: «Ci resterà soltanto
che portare noi l’asino, non credi?»
Che rispondiamo? Aver l’approvazione
e a tutti dare retta, è cosa questa
impossibile e vana. In conclusione,
fai quello che ti va, con la tua testa.

Fonti
«Il Topolino, il Gallo e il Gatto» da Jean De La Fontaine (1621–95), favola 5 nel Libro VI, tratta dalla raccolta di Giovanni Mario Verdizzotti (1525–1600 ca), Cento favole morali, (1570), illustrate dall’autore.
«Il Quartetto» da Ivan Krylov (1768–1844), favola 1, Libro IV (1811).
«La Farfalla e il Cavolo» adattamento da Luigi Clasio (1754–1825) favola XCIX, Favole e Sonetti pastorali, ed. Firenze 1849.
«Il Gatto virtuoso» da Gottlieb Pfeffel (1736–1809), titolo originale «Der Kater» nel Libro III di Fabeln und Erzählungen.
«Il Leone e il Coniglio» adattamento da Aurelio de’ Giorgi Bertola (1753–98), favola XII, Saggio sopra la favola. Aggiunta una Raccolta di favole ed epigrammi, ed. Balzani, Brescia 1788.
«Il Padre, il Figlio e l’Asino», favola molto antica, nota anche come «Il mugnaio, suo figlio e l’asino», è presente in molte tradizioni, orientali ed europee, poi in raccolte letterarie, con varianti che non ne mutano la morale.
Wehrlos, doch in nichts vernichtet
Inerme, ma in niente annientato
(Der christliche Epimetheus
Konrad Weiß)
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