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Non rifiutare ma preferire (Nicolás Gómez Dávila)
La via del saggio è fare ma non contendere (Lao Tze)


Guy Debord

Di progresso in progresso,
hanno perduto il poco che avevano,
e guadagnato ciò che nessuno voleva.

La citazione è tratta da In girum imus nocte et consumimur igni, 1978. Il denso testo, letto dalla voce narrante fuori campo nell'omonimo film, è ritenuto da alcuni la maggiore opera letteraria della seconda metà del novecento:

Il pubblico del cinema, che non è mai stato troppo borghese e che non è quasi più popolare, è oramai per lo più interamente reclutato in una sola classe sociale, del resto divenuta assai ampia: quella dei piccoli agenti specializzati nei diversi impieghi di quei «servizi» di cui il sistema produttivo attuale ha imperiosamente bisogno: gestione, controllo, intrattenimento, ricerca, insegnamento, propaganda, divertimento e pseudo-critica. Tanto basta per dire quel che sono. Nel pubblico che va ancora al cinema, non v’è dubbio, bisogna anche annoverare la stessa razza di gente allorché, più giovane, non è che a uno stadio di apprendistato sommario di quelle diverse operazioni di inquadramento. ¶ Dal realismo e dalle realizzazioni di questo famoso sistema, si possono già conoscere le capacità personali degli esecutori che ha formato. E in effetti costoro si ingannano su tutto, e non possono che sragionare su delle menzogne. Sono dei salariati poveri che si credono dei proprietari, degli ignoranti raggirati che si credono istruiti, e dei morti che credono di votare. ¶ Come li ha trattati duramente il sistema di produzione moderno! Di progresso in progresso, hanno perduto il poco che avevano, e guadagnato ciò che nessuno voleva.

Si faccia attenzione. Quella classe sociale (che già non c'è più) che Debord descrive e alla quale lui medesimo apparteneva, non scendeva dal proletariato (si dice che quello da perdere non avesse nulla, ma non è vero) ma da etnie di valvassini e borghesi per le quali quel poco che fu perduto giganteggia a fronte dell'ultima generazione. Si veda questo simpatico ricordo in rima di un signorotto di campagna d'antan, Jacques Du Fouilloux (1519-1580).

Su Debord nel Covile

 

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