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Quadrelliana

Raccolta tematica di numeri della rivista.

«L'Italia non è un paese moderno, e non è detto che questa sia una disgrazia»*. Con queste parole, pronunciate nel­l'autunno del 1972 durante una conferenza milanese voluta da Vanni Scheiwiller e poi edite in volume presso Rusconi col titolo Il paese umiliato, Rodolfo Quadrelli for­malizzò uno dei tanti suoi krausiani aforismi, di cui intesseva la proprie prose (dallo «stile eccezionale», a detta di Prezzolini). ¶ La presenza intellettuale ingombrante della quale era per natura dotato lo aveva già reso una figura nota, nel panorama delle lettere tra gli anni Sessanta e Settanta: docente nei licei, indugiò sino ai trent'anni (in un'epoca di arrivisti che ambivano a «pubblicare» a tutti i costi, forti dell'onda del giovanilismo) per dare alle stampe il suo primo libro, di scon­volgente bellezza, oggi para­gonabile alle poetiche di un Boileau o di un Muratori, benché di segno inverso. Tra quelle fitte pagine, Quadrelli aveva scolpito nel bronzo aereo della letteratura di ogni tempo la sua definizione di tradizione, che è ciò che può non essere mai stato ma che avrebbe potuto essere e che ancora potrà essere. Si procurò subito, con le armi della correttezza personale e del rigore dell'intelligenza, dei nemici (come Umberto Eco, piccato per il quadrelliano pamphlet contro i potenti della letteratura) e dei sodali (Quirino Principe, Arnaldo Di Benedetto, Augusto Del Noce); cercò sempre degli interlocutori (del calibro di Elemire Zolla, Giuseppe Prezzolini, Sergio Quinzio, Nicola Chiaromonte, Franco Fortini, Rosario Assunto, Ennio Flaiano) verificando come il nichilismo avesse già corrotto molti cuori, con la filosofia implicita dell'indifferenza. Infatti, molti colloqui caddero nel vuoto benché l'oggetto del dibattere fosse sorprendentemente vario, dalla poesia all'architettura, e però sorpren­dentemente unitario: questo, perché Quadrelli possedeva «il senso del presente». ¶ A partire dal 1969, la pubblicazione di libri, saggi e di un numero sempre crescente di interventi giornalistici, rese Rodolfo Quadrelli il vero protagonista del controcanto culturale dell'Italia del conformismo e degli anni di piombo: malgrado fosse noto a pochi, in vita, e dimenticato quasi subito, in morte. Ma di questo autentico philosophe inconnu che si oppose con tutte le forze (morali) allo strapotere dell'ottusità ideologica, scrivendo cose memorabili contro la delinquenza mascherata di accademia e/o di specialismi, e contro il violento qualunquismo di giornalisti e opinion-makers, su questo sito esiste la riedizione commentata di alcuni scritti scelti, consultabile qui sotto. ¶ Poggiando sul fatto che ci sono sempre uomini singoli o frange di popolo che «preferiscono la catastrofe alla dissoluzione», il corpus di scritti quadrelliano è ora un lascito, intatto, che attende da imprevedibili eredi di venire attuato: possibilmente, quando ai pensatori verrà di nuovo chiesta la stoffa leibniziana di saper unire la teoria con la prassi e quando si esigerà che lo scrittore possegga la tempra del dissidente, alla Solzenicyn. ¶ Assieme ai non pochi lettori del Quadrelli postumo, a questo proposito il mio sguardo è speranzoso perché «se non si è moderni, si soffre di piú, ma non è detto che la sofferenza non sia segno di superstite salute»**. (A. G. G. S.)
(* & ** : R.Q., La tradizione tradita. Leonardo Mondadori, 1995, p.23)

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