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Testi di Jacques Camatte

Traduzioni di opere recenti o meno del pensatore francese.

Così, a un dipresso, Wikipedia inglese definisce Camatte:
Jacques Camatte è un pensatore francese, un tempo teorico marxista e membro del Partito Comunista Inter­nazionale (PCInt), un'orga­niz­zazione comunista prevalente­mente italiana sotto l'influenza di Amadeo Bordiga, che denunciava l'URSS come capitalista, rifiutava ogni partecipazione al sistema elettorale e considerava la democrazia una perversione della lotta di classe e un mezzo di oppressione. Camatte lasciò il PCInt nel 1966 per protestare contro la sua svolta «attivista» e per difendere la purezza della teoria rivoluzionaria nella rivista da lui diretta, Invariance. Dopo aver analizzato gli scritti di Marx scoperti più di recente, nei primi anni '70 Camatte abbandonò la prospettiva marxista sostenendo che il capitalismo era riuscito a dare forma all'umanità a proprio profitto, e che ogni tipo di «rivo­luzione» era quindi impossibile. Che la classe operaia non era altro che un aspetto del capitale, incapace di oltrepas­sare la sua situazione; che qualsiasi futuro movimento rivolu­zionario consi­sterebbe fon­damen­talmente in una lotta tra umanità e capitale stesso, piuttosto che tra classi; e che il capitale è diventato totalitario nella struttura, lasciando da nes­suna parte e niente al di fuori della sua influenza addome­stica­trice. Questo pes­simismo sulle pro­spet­tive rivolu­zionarie è accom­pagnato dall'idea che possiamo «lasciare questo mondo» e vivere più vicino alla natura, e smettere di nuocere ai bambini distorcendo il loro spirito natural­mente sano. Questi punti di vista influen­zarono gli anarco-primitivisti (come Fredy Perlman), che svilup­parono aspetti della linea argo­mentativa di Camatte sulla rivista Fifth Estate, alla fine degli anni '70 e all'inizio degli anni '80.
Per chi vuole approfondire: Conversando con Camatte di Armando Ermini.

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