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Jacques Camatte





Cercando Camatte

 

L'incontro con Camatte è, felicemente ed obbligatoriamente, uno cheminer; un allontanarsi da qualcosa per arrivare ad una meta, o per lo meno a una tappa, anche ad una sosta, in cui ci si volge indietro e si guarda avanti. Jacques Camatte tiene a bada la virtualità dei pretesi dialoghi e invita i suoi lettori ed estimatori ad un viaggio, un cercare, un camminare per incontrarlo e avere il privilegio di parlargli. È quanto è accaduto a noi, quando gli abbiamo fatto visita nell'aprile del 2016, e che abbiamo poi inteso comunicare in un numero della rivista. Quel viaggio e cammino stanno in trasparenza nel nostro programma di traduzioni delle sue opere, a farne un'esperienza umana integrale; con esso - e tanto più in questo momento d'irreversibile crisi del pensiero e della civiltà dell'Occidente - abbandoniamo qualcosa - una corsa, un mondo, un costume intellettuale, antiche certezze - che sta portandoci verso l'estinzione, e mentre tutti percepiscono che la specie umana deve tentare un'inversione. È quanto ci trasmette anche un testo presente nel sito Cercle Marx, di presentazione ad un'intervista a Camatte:

Nell'ottobre 2019, abbiamo avuto l'onore e il piacere d'incontrare Jacques Camatte per un'intervista. Già amico e compagno di Bordiga, Jacques Camatte è nato nel 1935 ed ha svolto un lavoro notevole sull'opera di Marx nella rivista Invariance, fondata nel 1968. [...] Jacques Camatte può essere considerato come un «saggio» (quasi nel senso aristotelico del termine): un uomo buono e profondamente gentile che è pervenuto ad una forma di autosufficienza in una relazione di armonia contemplativa con la natura.




Alla maniera di Cartesio che, in Discours de la méthode riferiva la storia di un uomo perduto nel bosco, noi ci siamo perduti in pieno bosco, dandoci tuttavia la regola di andare fino alla conclusione del cammino per incontrare Jacques. Dopo un lungo periplo in piena natura, abbiamo alla fine trovato Jacques in un luogo magnifico in mezzo agli alberi, lontano dalla civiltà alienante.






Notizia

 

Jacques Camatte (nato nel 1935) è stato un importante teorico marxista radicale negli ambienti della sinistra comunista europea negli anni Cinquanta e Sessanta. Tuttavia, gli eventi intorno al 1968, in particolare in Francia, l'hanno portato ad abbandonare gradualmente le sue affiliazioni con la sinistra comunista. Si rese conto che l'umanità si trovava ormai in un'impasse. Non poteva piú esserci un rovesciamento della borghesia da parte del proletariato, perché tutta l'umanità era ormai divenuta «addomesticata» dal capitale. Quindi, qualsiasi rivolta organizzata contro il capitale ora non faceva altro che aiutarlo a svilupparsi. La sua proposta è che invece di combattere il capitale - una strategia che, se «ha successo», ci restituisce il capitale solo in una forma piú forte - dobbiamo abbandonarlo. Prendere congedo da questo mondo capitalista comporta ricreare legami con il mondo naturale... non significa andare in guerra contro il capitale per rovesciarlo. Dagli anni Ottanta, sostiene Camatte, il capitale è passato dal dominio dell'umanità in una struttura sociale vivente ad una morta, o robotica, forma autonoma, in cui l'umanità è diventata effettivamente obsoleta: l'umanità è stata pienamente incorporata nella forma autonoma... ma i residui di «naturalità» nella specie umana sono un freno alla velocità di sviluppo. Cosí, nell'era attuale stiamo assistendo alla drammatica accelerazione dei processi che stanno rimuovendo dal pianeta tutte le forme di vita naturale, compresi i residui all'interno degli esseri umani. L'umanità ha, se vogliamo, scatenato un mostro che è sfuggito a ogni controllo, anche inghiottendo i suoi stessi padroni, e che ora sta preparando la scena finale per un'estinzione di massa senza precedenti. L'unico modo per salvare la vita sul pianeta, secondo Camatte, è abbandonare la lotta contro il capitale nello stesso momento in cui abbandoniamo il capitale stesso - vivendo in modo diverso. Nel processo di questo ritiro il capitale si ossificherà e «morirà»... come uno zombie potrebbe «morire» se fosse affamato a morte di cervelli. Per Camatte, l'attuale pandemia e le risposte ad essa sono sintomi delle fasi finali della degenerazione della specie umana. Nonostante i tempi cupi, Camatte spera che i recenti eventi contribuiscano a favorire un risveglio che possa portare a un'eventuale rigenerazione del pianeta. [.] Il concetto centrale di «erranza» di Camatte descrive i viaggi che l'umanità ha intrapreso da quando ha iniziato a separarsi dal mondo naturale e a diventare incerta di ciò che la specie - cioè se stessa, o Homo sapiens - sia in realtà. Una volta separata dalla natura e permeata dal dubbio, la specie ha cercato, con ogni mezzo, di trovare una giustificazione per la sua esistenza e uno scopo. Ha sentito anche «la necessità di creare un mondo protetto», ed è in questo piano di esistenza protetto ma traumatico che si svolge la storia, o l'erranza. È quindi efficace e utile pensare a questo vagabondare come storia, o pensare alla storia come a un vagabondare. (Peter Harrison, Introduzione alla traduzione inglese di «Instaurazione del rischio di estinzione» )

Tutti i testi originali di Camatte sono disponibili nel sito da lui diretto: Revue Invariance



Sulla pandemia

 


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